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L'Ucraina verso la Pasqua ortodossa, la questione della Lavra delle Grotte di Kyiv

Era scaduto il contratto di usufrutto del complesso dei monasteri delle Cave, e il governo non lo ha rinnovato al Patriarcato di Mosca. I monaci non vogliono andare via. La nuova Chiesa Ortodossa Ucraina vi celebrerà i riti pasquali

Lavra delle Grotte | Un fermo immagine della Lavra delle Grotte a  Kyiv | YouTube Lavra delle Grotte | Un fermo immagine della Lavra delle Grotte a Kyiv | YouTube

Ci saranno celebrazioni della Pasqua ortodossa, nella Lavra di Kyiv, ovvero in quel complesso di monasteri che è stato fino a marzo gestito dalla Chiesa Ortodossa Ucraina legata al Patriarcato di Mosca. E le celebrazioni saranno officiate dal metropolita Epiphany, a capo della Chiesa Ortodossa Ucraina, la autocefalia nata dopo la concessione fatta agli ucraini dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e mai accettata da Mosca. Ma i monaci ortodossi che da sempre sono rimasti nella Lavra non vogliono lasciare il complesso.

L’antefatto. I monasteri della Lavra di Kyiv sono, dal tempo in cui la Chiesa poté riuscire dalla catacombe, gestiti dalla Chiesa Ortodossa Ucraina legata al Patriarcato di Mosca. Sono luogo di origine e tradizione della fede cristiana in Ucraina, portano la memoria di molti martiri e sono centro della storia cristiana nata con il Battesimo di Kyiv. Ma la Lavra delle Grotte è formalmente proprietà dello Stato, che aveva concesso la gestione con un contratto scaduto a marzo e che si è deciso di non rinnovare. Da qui, le proteste dei monaci, restii a lasciare un luogo che considerano sacro, un appello di Papa Francesco, e un dibattito molto forte che va al di là della mera questione amministrativa.

Perché nella Lavra i monaci erano russi, e russo era la lingua prevalente, ed era rimasto così nonostante, dopo l’indipendenza dall’Unione Sovietica, l’Ucraina abbia acquisito sempre più coscienza della sua identità nazionale, della sua lingua, della sua storia.

L’aggressione della Russia ha esacerbato i toni, già forti dopo la concessione dell’autocefalia. Di fronte alla propaganda pro-guerra del Patriarcato di Mosca, l’Ucraina ha risposto prima con una proposta di legge (ancora non approvata) che di fatto mette fuorilegge le confessioni religiose con sede all’estero, e ora con la decisione di non rinnovare la concessione della Lavra, luogo che ricorda alla fine un passato coloniale sovietico che non è mai andato via.

Ma il tema è anche spirituale. Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, padre e capo della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, parlando con Radio Maria lo scorso 12 aprile ha notato che "questo scandalo intorno alla Lavra di Kyiv sta portando ad un atteggiamento estremo nei confronti della vita spirituale della Chiesa nel suo complesso... Il Metropolita Epifanyi ha rilasciato una dichiarazione che condanna i balli che si sono tenuti lì mentre altre persone stavano pregando. Anche gli appelli di gruppi completamente atei che cercano di rimuovere la Chiesa dalla vita pubblica, utilizzando come pretesto il comportamento scandaloso del clero, sono pericolosi per la pace e l'armonia pubblica e mettono a rischio qualsiasi vita religiosa ecclesiale”.

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Certo, la situazione ora è diventata complessa, anche perché questioni religiose, politiche, storiche e belliche si incrociano, e ogni gesto rischia di creare una escalation. Epiphany ha annunciato che il 16 aprile, giorno della Pasqua ortodossa, ci sarà una funzione di Pasqua alla Cattedrale della Dormizione della Lavra, ad un’ora che sarà annunciata al momento opportuno, considerando che non c’è tregua, né abolizione del coprifuoco, per il tempo pasquale.

La Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca si è rifiutata intanto di lasciare la Lavra. Una decisione stigmatizzata da Sua Beatitudine Shevchuk: "Quando lo Stato esige il rispetto delle leggi, diviene evidente che coloro che non le hanno mai rispettate possono sentirsi perseguitati. La persona per la quale non è stata scritta una legge, come spesso accade per molti oligarchi, si sente offesa dall'essere costretta ad obbedire a leggi che non erano destinate a riguardarla". 

C'è anche il problema della regolamentazione dei rapporti tra i monaci che gestivano la Lavra e lo Stato, mai avvenuta in 30 anni. Epiphany ha fatto sapere che “non sosteniamo la cacciata dai monaci dalla Lavra di Kyiv-Pechersk”, ma piuttosto sosteniamo “la prevenzione dello spirito del Russkiy Mir” ovvero del “mondo russo”. Si tratta di una ideologia che include nel “mondo russo” tutti i compatrioti, considerati non solo i russi, ma anche gli slavi di lingua russa. È una teologia pericolosa, potenzialmente genocida secondo Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, capo e padre della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, il quale ha chiesto di esaminare e studiare questa teologia.

Insomma, Epiphany vuole piuttosto che “la Lavra sia ucraina, che preghiere per la nostra ucraina siano cantate lì, in ucraino”, e sottolinea l’inevitabilità di quella che chiama “ucrainizzazione della Lavra”. E Shevchuk ha osservato che la situazione è una sfida per tutte le religioni in Ucraina, perché  “quando una Chiesa diventa pericolosa per la sicurezza dello Stato, le persone perdono i loro orientamenti morali e spirituali. È responsabilità dello Stato punire i collaboratori e i traditori coinvolti, ma comprendiamo anche che la perdita di credibilità di una Chiesa può portare a una potente ondata di secolarizzazione”.

Come succede sempre, ci sono insomma molte questioni che vanno ad intersecarsi. È certo che la Lavra non fosse proprietà della Chiesa, ma anzi fosse una “Riserva Nazionale e Storica”, e che la Chiesa Ortodossa Ucraina era sulla proprietà con una concessione a costo zero senza scadenza dello Stato, che poteva terminare quella concessione in ogni momento. 

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Quali sono, dunque, le motivazioni dello Stato ucraino per aver terminato l’accordo? Prima di tutto, il Servizio di Sicurezza Ucraino sta indagando sulla Chiesa Ortodossa Ucraina per verificare se ci sono collaborazionisti russi, una situazione dichiarata possibile anche dalla stessa Chiesa.

Ci si deve poi chiedere se il collaborazionismo fosse un motivo valido per chiudere il contratto con la Lavra, e se ci sono discussioni in corso perché i monaci ortodossi legati a Mosca possano tronare alla Lavra con un nuovo contratto.

La Chiesa Ortodossa Ucraina, dal canto suo, si sente obiettivo di discriminazione dall’inizio della guerra. Il metropolita Onufry di Kyiv, capo della Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca, ha persino radunato il sinodo per chiedere al governo di non procedere con lo sfratto, ma il presidente Zelensky non ha voluto riceverlo. Quindi, il ministro della cultura Tkačenko, pur assicurando che non sarebbe stata “usata alcuna violenza”, aveva confermato l’ordine di sgombero. Il metropolita Pavel Lebed è superiore della Lavra dal 1994, ha sempre avuto un legame speciale con il Patriarcato di Mosca, ed è tra i più attivi nel voler resistere all’ordine.

Per la Lavra si sono mobilitati tutti i capi dell’Ortodossia russa e non solo, a partire dal patriarca di Mosca Kirill, e anche molti gerarchi di altre Chiese ortodosse sparse per il mondo. In Ucraina si verifica una grande concentrazione di metropoliti, arcivescovi, archimandriti e igumeni, sia della giurisdizione moscovita sia di quella autocefala e greco-cattolica, tutti intenzionati ad affermare il proprio diritto a rappresentare i fedeli che si accalcano davanti alle porte del monastero, della chiesa principale e delle varie cappelle.

La Lavra di Kyi si sviluppò a metà dell’XI secolo, grazie a Jaroslav “il saggio”, primo figlio del principe Vladimir, che chiese a Nestor l’annalista, uno dei primi monaci, il compito di scrivere “La cronaca dei tempi correnti” per celebrare la conversione della Rus’ al cristianesimo, e poi scelse il monaco Ilarion come primo metropolita della Rus’, senza attendere l’invio di un prelato da Costantinopoli.

Insomma, la Lavra delle Grotte ha una storia lunga e profonda, e una questione identitaria che non può essere messa da parte. La celebrazione della Pasqua ortodossa mostrerà ancora lo stato delle tensioni.