L'uomo deve ricordarsi di essere immagine di Dio: Domenica delle Palme

L'Agnello
Foto: Centro Aletti
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Con la domenica delle Palme entriamo nella settimana più importante dell’Anno Liturgico: la “Settimana Santa” nella quale torniamo a vivere insieme a Cristo gli ultimi giorni della sua vita terrena, che culmineranno nella sua passione-morte-resurrezione. 

In questa domenica ricordiamo l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, accolto festosamente dalla folla, e acclamato come “Colui che viene nel nome del Signore”. Inoltre, affinchè non nascano delle false aspettative in merito alla missione di Gesù, la Chiesa ci propone la meditazione della Passione secondo il Vangelo di Matteo, che ha al suo centro la morte in croce di Cristo.

Siamo invitati a guardare la croce non in quanto strumento di supplizio e di morte, ma come rivelazione  della sorprendente gratuità dell’amore. Racconta il vangelo che i passanti si divertono a prendersi gioco di Gesù Crocifisso con queste parole: “Ha salvato gli altri, non può salvare se stesso”. Senza saperlo dicono la più profonda delle verità: Gesù ha vissuto tutta la sua esistenza per gli altri e muore donando la sua vita per liberarci dal peccato.

La croce di Gesù apre uno spiraglio sull’intimo mistero di Dio, che è mistero di amore, di dono di sé, di gratuità: il Padre, il Figlio e lo Spirito sono tre Persone che reciprocamente si amano e reciprocamente si donano. Una reciprocità di amore che non rimane chiusa in se stessa, ma si apre all’esterno della Vita Trinitaria e si fa condivisione e partecipazione nella creazione.

La rivelazione di questo amore donato ci porta a riconoscere che l’intera realtà poggia sulla gratuità e sul dono, non sull’interesse e sul guadagno. C’è da imparare. E’ questo il grande insegnamento che Cristo ci trasmette dalla croce.

L’uomo, dunque, se vuole vivere e ritrovarsi deve ricordarsi di essere immagine di Dio Trinità, e in quanto tale si ritrova si ritrova solo quando diviene capace di amare gratuitamente.

Fatta questa premessa vorrei brevemente ricordare i titoli che sono attribuiti a Cristo nel racconto della Passione secondo san Matteo perché ci aiutano a comprendere la Sua identità e la Sua missione. Per quaranta volte è chiamato “Gesù” che significa “Dio salva”. Poi è chiamato “Figlio di Dio”. Infine è salutato come “Signore”. E in effetti Gesù non cessa, anche nel momento più drammatico della sua vita, di comportarsi con una dignità divina. Egli “sa”, egli “interroga”, egli “domina” perfettamente gli avvenimenti. Inoltre l’evangelista Matteo per sottolineare la “grandezza indicibile” di colui che soffre e muore ricorda un terremoto per sottolineare che l’evento che accade sulla croce ha una portata cosmica. Con la morte e la resurrezione di Cristo non sol l’uomo è salvato ma con lui tutta la creazione.

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