Martiri francesi di Iran, cominciata la Causa di Beatificazione

La notizia resa nota sul sito dell’arcidiocesi di Parigi la scorsa settimana. Si tratta di quattro missionari, colti nel mezzo dei disordini del Paese

Ritratto dell'arcivescovo Sontag, martire in Iran nel 1918
Foto: Arcidiocesi di Parigi
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Il più noto è sicuramente il vescovo Jacques Emile Sontag. Ma non è il solo ad aver trovato la morte in Iran in odore di martirio. Insieme a lui, anche i padri François Miraziz, Mathurin L’Hotellier, Nathanaël Dinkha. Tutti vincenziani, morti in Iran nel 1918, e per i quali, lo scorso 6 gennaio, è stata iniziata la causa di beatificazione.

La notizia è comparsa sul sinodo dell’Arcidiocesi di Parigi, dove avviene la postulazione. Un edit dell’arcivescovo Michel Aupetit invita “tutti i fedeli a comunicarci direttamente tutte le informazioni idonee a dare, in qualche modo, un pretesto per dubitare della fama di martirio dei Servi di Dio”, nonché di consegnare qualunque scritto che abbia per autore uno dei Servi di Dio e non sarebbe già stato registrato dalla postulazione della causa.

Sono i primi passi di una causa che potrebbe essere lunga, anche per la necessità di reperire tutto il materiale. Ma chi sono i quattro candidati alla santità?

Il vescovo Jaques Emile Sontag (1869 – 1918), missionario vincenziano, fu ordinato sacerdote a 26 anni, e subito mandato in missione in Persia, alla scuola dei lazzaristi di Ourmiah. Quindi, due anni dopo, divenne superiore della scuola della Missione di Teheran, che aveva al tempo 17 studenti. Sotto la sua direzione gli studenti divennero più di 300, e si dovette costruire una nuova scuola.

Nel 1910, a soli 41 anni, Sontag viene nominato delegato apostolico e arcivescovo di Isfahan. Si trova a gestire l’arcidiocesi in momento difficile. Sontag si distinse per aver portato aiuto ai 50 mila assiro-caldei in fuga dal genocidio in Turchia, ma anche a comunità di musulmani, anche loro vittime di abusi.

Questo impegno porta moltissimi profughi, a migliaia, a chiedere aiuto alla Missione Francese, che Sontag aiuta utilizzando il contributo dei cristiani in Francia e anche vendendo oggetti personali. Non basta se non ad alleviare la sofferenza, mentre diversi villaggi vengono saccheggiati e gli abitanti decimati. Nel luglio 1918, l’arcivescovo Sontag assistette più di 60 mila cristiani in fuga dal Kurdistan, prima del massacro di Ourmiah. E fu di fronte la chiesa di Ourmiah che Sontag fu assassinato il 31 luglio 1918.

Padre Dinkha (1849 – 1918) era un vincenziano di rito caldeo, nato in Iran da famiglia musulmana e battezzato in segreto. Arrivò a piedi dall’Iran alla Francia, dove fu ammesso alla Congregazione Vincenziana. Sacerdote dal 1875 (ordinato a Gerusalemme) è stato in missione a Tripoli, Alessandria d’Egitto, Aleppo, Costantinopoli, Zeijtenlik, Cavalla, Madagascar. Dal 1919, viene destinato ad Ourmiah, ed è lì che subì il martirio, a 69 anni, ucciso da due domestici di Arshad Homayoun, un caro amico di monsignor Sontag. Padre Dinkha da 6 mesi si alternava in turni di guardia con altri cristiani, temendo le minacce dei musulmani. Dopo la morte di padre Sontag, i fedeli furono tutti massacrati.

Padre François Mirazis (1878 – 1918), anche lui originario dell’Iran, vincenziano, sacerdote dal 1902, partì subito per la missione ad Ourmya dove trovò la morte, “martire per mano dei curdi”, come ricordano alcune carte d’archivio.

Infine, potrebbe essere beatificato padre Mathurin L’Hotellier, vincenziano, ucciso a soli 35 anni. Al tempo, era superiore della missione di Salmas. Una suora raccontato: I turchi erano arrivati a Salmas (Khosrova), I Padri L'Hottelier, superiore di Khosrova, P. Miraziz et alcuni fedeli si presentarono ad essi per fare la sottomissione. Qualche giorno dopo i mussulmani presero questi cari amici nostri e li condussero molto lontano per massacrarli con con inaudita ferocia fanatica. Fecero schiave ragazze e donne. Dei cristiani cattolici, nestoriani, armeni, in 60000 presero la via di fuga per Hamadan, al fine di mettersi sotto la protezione degli inglesi verso Bagdad. In questo percorso 20.000 persone e 5 preti hanno trovato la morte tra la più sofferente. Gli sfiniti, i morenti venivano abbandonati, i morti non venivano neppure interrati, tale era alto il pericolo pressante da ogni lato!”

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