Messa al Divino Amore, don Castelli: “La fede in Dio libera dalla paura”

Nella Messa della sera al Divino Amore, don Giuseppe Castelli concentra l’omelia sulla prima lettura. E sottolinea l’importanza della fede

Don Giuseppe Castelli durante la celebrazione dell'1 aprile 2020 al Divino Amore
Foto: Tv2000
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La fede “non è la semplice speranza nella buona sorte”, né la fortezza eroica, né il fanatismo, ma è ciò che ci libera dalla paura, perché grazie alla fede in Gesù Cristo siamo uomini liberi , “peccatori sempre perdonati” che non hanno bisogno di difendersi da nessuno. È il cuore dell’omelia di don Giuseppe Castelli, nella Messa serale curata dal Vicariato di Roma presso il Santuario del Divino Amore.

Con il Cardinale Angelo de Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, in ospedale dopo essere stato riscontrato positivo al coronavirus, anche i vescovi ausiliari e tutti quanti sono stati in contatto con lui negli ultimi quindici giorni sono in isolamento. Si è inoltre disposto che il vicariato di Roma resti chiuso fino al 15 aprile, periodo nel quale sarà completamente sanificato. Sono cambiati, dunque, i celebranti, per un appuntamento che durerà fino a Mercoledì Santo. Oggi è la volta di don Giuseppe Castelli, dell’ufficio diocesano per la pastorale scolastica.

La prima lettura è quella di Daniele, in cui lui con altri due giovani sono in una fornace ardente perché si sono rifiutati di adorare una statua d’oro, pagana. In una situazione difficile – spiega don Castelli – i tre giovani “cominciano a pregare”, e “a questi giovani, nel momento della prova, la preghiera apre gli occhi sulla loro condizione”, mostrando loro la vicinanza di Dio.

Dio stesso “si fa vicino con il suo angelo”, l’immagine di un Dio misericordioso “che non ci salva dalle prove della vita, ma nelle prove della vita”, come ha fatto Gesù, il quale ha portato su di sé i nostri peccati.

“La fede - commenta don Castelli – non è la semplice speranza nella buona sorte, né la fortezza eroica di chi ritiene potersi salvare con le proprie forze oppure il fanatismo”.

I tre giovani si sentono “di dipendere da Dio”, e sono affidati a lui, perché “la fede in Dio libera dalla paura, e ci rende uomini liberi, peccatori sempre perdonati, che non hanno bisogno di difendersi da nessuno”. Ed è questa “la felice verità del Vangelo che ci rende liberi”.

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