Messa Crismale, il Papa: "La vicinanza è la chiave dell’evangelizzatore"

Papa Francesco presiede la Messa del Crisma
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Gesù "avrebbe potuto perfettamente essere uno scriba o un dottore della legge, ma ha voluto essere un evangelizzatore, un predicatore di strada, il Messaggero di buone notizie per il suo popolo". Lo ha detto il Papa nell'omelia della Messa del Crisma, presieduta stamane nella Basilica Vaticana.

Gesù in definitiva - ha sottolineato Francesco - "ha scelto di essere uno che sta vicino al suo popolo. Trent’anni di vita nascosta! Solo dopo comincerà a predicare. E’ la pedagogia dell’incarnazione, dell’inculturazione. La vicinanza è più che il nome di una virtù particolare, è un atteggiamento che coinvolge tutta la persona, il suo modo di stabilire legami, di essere contemporaneamente in sé stessa e attenta all’altro".

Per la gente un sacerdote - ha proseguito il Pontefice - è vicino quando "c’è sempre" e quando "sa trovare una parola per ognuno. Preti vicini, che ci sono, che parlano con tutti… Preti di strada".
Secondo il Papa "la vicinanza è la chiave dell’evangelizzatore perché è un atteggiamento-chiave nel Vangelo. Noi diamo per acquisito che la prossimità è la chiave della misericordia, perché la misericordia non sarebbe tale se non si ingegnasse sempre, come buona samaritana, per eliminare le distanze". Ma la vicinanza è anche "chiave della verità. La verità è anche fedeltà, quella che ti permette di nominare le persone col loro nome proprio, come le nomina il Signore, prima di classificarle o di definire la loro situazione. Qui c'è la brutta cultura dell'aggettivo... Non l'aggettivo fatto sostanza!". Attenzione tuttavia a non creare verità astratte o verità-idolo.

Ai sacerdoti poi Francesco suggerisce di guardare a Maria "Madonna della Vicinanza" che "non solo è vicina per il suo mettersi al servizio con quella premura che è una forma di vicinanza, ma anche col suo modo di dire le cose. Ma, per dirle come Lei, oltre a chiedere la grazia, bisogna saper stare lì dove si cucinano le cose importanti, quelle che contano per ogni cuore, ogni famiglia, ogni cultura. Solo in questa vicinanza si può discernere qual è il vino che manca e qual è quello di migliore qualità che il Signore vuole dare".

Tre sono le vicinanze che il sacerdote non deve mancare. La prima è quella del "dialogo spirituale" che si può "meditare contemplando l’incontro del Signore con la Samaritana. Il Signore le insegna a riconoscere prima di tutto come adorare, in Spirito e verità; poi, con delicatezza, la aiuta a dare un nome al suo peccato; e infine si lascia contagiare dal suo spirito missionario e va con lei a evangelizzare nel suo villaggio". C'è poi la "vicinanza nella Confessione" che è possisbile "meditare contemplando il passo della donna adultera. Lì si vede chiaramente come la vicinanza è decisiva perché le verità di Gesù sempre avvicinano e si dicono a tu per tu". Infine vi è la vicinanza "della predicazione: l'omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità di incontro di un Pastore con il suo popolo. Nell’omelia si vede quanto vicini siamo stati a Dio nella preghiera e quanto vicini siamo alla nostra gente nella sua vita quotidiana".

Solo avvicinandosi al Popolo di Dio - conclude il Papa - il sacerdote sarà guarito da Dio. "Nella vicinanza con Dio, la Parola si farà carne in te e diventerai un prete vicino ad ogni carne. Nella vicinanza con il popolo di Dio, la sua carne dolorosa diventerà parola nel tuo cuore e avrai di che parlare con Dio, diventerai un prete intercessore".

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