Messa Crismale, Papa Francesco: "La Croce non si negozia, ci libera dal Maligno"

Il Pontefice presiede in San Pietro la Messa del Crisma in occasione del Giovedì Santo

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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Papa Francesco presiede stamane la Messa crismale del Giovedì Santo: insieme al Pontefice concelebrano alcuni Cardinali e Vescovi, i Superiori della Segreteria di Stato e i Membri del Consiglio presbiteriale della Diocesi di Roma.

Commentando il Vangelo del giorno, il Papa ci ricorda che “ il Signore, come sempre, non dialoga con lo spirito maligno, risponde soltanto con la Scrittura. La parola di Gesù ha il potere di far uscire alla luce ciò che uno porta nel cuore, che di solito è un miscuglio, come il grano e la zizzania. E questo provoca combattimento spirituale. Vedendo i gesti di misericordia sovrabbondante del Signore e ascoltando le sue beatitudini e i guai a voi! del Vangelo, ci si trova obbligati a discernere e a scegliere”.

L’ora dell’annuncio gioioso e l’ora della persecuzione e della Croce vanno insieme. L’annuncio del Vangelo – aggiunge Francesco - è sempre legato all’abbraccio di una Croce concreta. La luce mite della Parola genera chiarezza nei cuori ben disposti e confusione e rifiuto in quelli che non lo sono. Questo lo vediamo costantemente nel Vangelo. Il seme buono seminato nel campo porta frutto, ma risveglia anche l’invidia del nemico che ossessivamente si mette a seminare zizzania durante la notte”.

“L’annuncio della Buona Notizia – prosegue Papa Francesco - è legato misteriosamente alla persecuzione e alla Croce. Non meraviglia constatare che la Croce è presente nella vita del Signore all’inizio del suo ministero e perfino prima della sua nascita. È presente già nel primo turbamento di Maria davanti all’annuncio dell’Angelo; è presente nell’insonnia di Giuseppe al sentirsi obbligato ad abbandonare la sua promessa sposa; è presente nella persecuzione di Erode e nei disagi che patisce la Santa Famiglia, uguali a quelle di tante famiglie che devono andare in esilio dalla propria patria. Questa realtà ci apre al mistero della Croce vissuta da prima. Ci fa comprendere che la Croce non è un fatto a posteriori, occasionale, prodotto da una congiuntura nella vita del Signore. È vero che tutti i crocifissori della storia fanno apparire la Croce come se fosse un danno collaterale, ma non è così: la Croce non dipende dalle circostanze. Gesù ha abbracciato la Croce intera. Perché nella Croce non c’è ambiguità! La Croce non si negozia”.

Secondo il Papa “è anche vero che c’è qualcosa di ciò che accade nella Croce che non è inerente alla nostra fragilità, bensì è il morso del serpente, il quale, vedendo il crocifisso inerme, lo morde e tenta di avvelenare e screditare tutta la sua opera. Morso che cerca di scandalizzare, di immobilizzare e rendere sterile e insignificante ogni servizio e sacrificio d’amore per gli altri. È il veleno del maligno che continua a insistere: salva te stesso. E in questo morso, crudele e doloroso, che pretende di essere mortale, appare alla fine il trionfo di Dio”.

Da qui il Papa propone un insegnamento: “c’è Croce nell’annuncio del Vangelo, è vero, ma è una Croce che salva. Pacificata con il Sangue di Gesù, è una Croce con la forza della vittoria di Cristo che sconfigge il male, che ci libera dal Maligno. Abbracciarla con Gesù e come Lui, già da prima di andare a predicare, ci permette di discernere e respingere il veleno dello scandalo con cui il demonio cercherà di avvelenarci quando inaspettatamente sopraggiungerà una croce nella nostra vita”.

“Dal modo in cui abbracciamo la Croce annunciando il Vangelo – conclude il Pontefice – si manifestano due cose: che le sofferenze procurateci dal Vangelo non sono nostre, ma le sofferenze di Cristo in noi e che non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore e noi siamo servitori a causa di Gesù”.

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