Mons. Guimaraes: "Aiutiamo i militari a dare una testimonianza cristiana"

L'ordinario militare del Brasile l'arcivesco Fernando Guimaraes, CSSR
Foto: http://www.cnbbco.com
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In questi giorni a Roma si celebra il Giubileo dei Militari. Ordinari militari e cappellani di tutto il mondo sono giunti nella Città Eterna per celebrare il loro Giubileo della misericordia. Domani la messa solenne nella Basilica Vaticana presieduta dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato. Acistampa ha incontrato l’Arcivescovo Fernando Guimaraes, CSSR, Ordinario Militare del Brasile con il quale ha fatto il punto sull’esperienza giubilare e sull’impegno dei cappellani militari all’interno delle Forze Armate. 

Io credo che il Giubileo dei militari sia una occasione straordinaria per fare incontrare gli ordinari militari e i cappellani capi di tanti Paesi dove c’è il servizio di assistenza religiosa alle Forze Armate ed Ausiliarie perché ogni Paese è diverso a seconda delle leggi statali e a seconda degli accordi tra il singolo Stato e la Santa Sede per cui non si tratta di una realtà unitaria, univoca. Ogni Ordinariato militare ha la sua fisionomia propria, i suoi modi diversi di coinvolgere i cappellani nel servizio di assistenza religiosa ai militari per cui una giornata intera durante la quale gli Ordinari di tutto il mondo possono scambiare le loro esperienze e condividere le loro speranze e mettere insieme le loro difficoltà è una occasione unica per rafforzare questo servizio di assistenza religiosa.

Qual è la sfida di un cappellano militare nel mondo di oggi?

La sfida, innanzi tutto, è quella di portare l’annuncio della Parola di Dio ad una vita professionale così specifica come quella militare. Da una parte i valori della vita militare sono i valori del Vangelo anche quando spesso non ne portano il nome e quindi l’elemento di dialogo fondamentale tra i militari e i pastori sono proprio i valori militari: onestà, dedizione fino al costo della vita se necessario per difendere la nazione, applicazione al servizio quotidiano… Quindi la prima sfida è tradurre questi valori militari in una chiave cristiana in modo che possiamo portare i militari a vivere la loro fede in modo profondo, coerente, nel modo che lo stesso svolgimento della loro missione nei confronti del proprio Paese possa essere vissuto come testimonianza cristiana.

Le Forze Armate del Brasile offrono il loro contributo anche al di fuori dei confini nazionali…

Sì, attualmente partecipiamo al corpo di pace delle Nazioni Uniti ad Haiti dove abbiamo circa 1700 militari e fra tre settimane andrò lì in visita pastorale. Abbiamo poi un gruppo della Marina che fa parte del corpo di pace ONU in Libano e abbiamo anche un piccolo gruppo della Marina e dell’Aeronautica in Antartide in un centro di ricerca scientifica. In tutti e tre questi teatri sono presenti i cappellani. 

Come state vivendo come Ordinariato Militare il Giubileo indetto dal Papa?

Seguendo le indicazioni del Pontefice noi abbiamo esteso l’esperienza della Porta Santa, così a Brasilia - che è la Capitale Federale e sede dell’Ordinariato - oltre le tre Porte Sante dell’Arcidiocesi abbiamo anche noi tre Porte Sante: nella Cattedrale militare, in un santuario mariano che è sotto giurisdizione militare e in una parrocchia militare. Nelle città dove ci sono più cappellanie, ne abbiamo scelta una in modo che tutte le altre facciano il loro pellegrinaggio a quella Porta Santa. E poi per le caserme e le unità militare che non hanno cappellanie abbiamo creato una Porta Santa “virtuale” che può essere la stessa porta della caserma in modo che i cappellani locali possano con i loro militari fare il pellegrinaggio spirituale facendo l’esperienza della misericordia di Dio e di diventare loro stessi segni di misericordia verso gli altri. La reazione del nostro gregge militare è molto positiva: la gente avverte il bisogno di fare l’esperienza della misericordia. 

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