Monsignor Giovanni Battista Montini e Don Carlo Gnocchi, storia di un’amicizia fraterna

Le lettere e le opere nate da una storia comune

Don Gnocchi e Monsignor Montini
Foto: www.chiesadimilano.it
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Un’immagine che rimane impressa nel cuore. Una famosa istantanea in bianco e nero - che fa il giro del web - ritrae due sacerdoti in una lunga talare, quasi di spalle.

I due ministri  di Dio sono rivolti verso un giovane mutilato seduto dietro un banco di scuola. La foto è stata scattata a Roma, nel 1954, al Collegio Santa Maria della Pace, a Roma. I due sacerdoti sono: il futuro Papa Paolo VI, all’epoca della foto Monsignor Giovan Battista Montini e Don Carlo Gnocchi, nomi che rimarranno nella storia della Chiesa degli ultimi sessant’anni.         

La loro è la storia di un’ amicizia dal  sapore di altri, antichi tempi: è carico di emozioni,                 l’epistolario intercorso fra i due. Il rapporto che li lega è profondo: gli incontri tra l’ indimenticabile “papà dei mutilatini” e il futuro Papa Paolo VI sono cadenzati non solo dalle ore passate a dialogare sui libri di storia, di letteratura, di poesia, ma anche - e soprattutto - dalle riflessioni sul come vivere la trincea della vita alla luce del Vangelo.  

Montini  diverrà convinto sostenitore delle opere di Don Carlo. Lo appoggerà e lo incoraggerà in ogni sua iniziativa. Per Don Gnocchi l’amico Montini era un punto di riferimento, un interlocutore perfetto e un fratello con cui confidarsi sull’opera che Dio gli aveva affidato. Nel suo testamento, Don Gnocchi scriverà: “Mi sia concesso esprimere a S.E. Montini l’omaggio della mia profonda gratitudine”.

Partiamo da una delle ultime lettere, forse la più emozionante, scritta da Don Carlo negli ultimi mesi della sua vita terrena quasi a voler salutare il caro amico. La sua salute ormai è peggiorata, da tempo. Dal suo letto scriverà queste righe colme di sofferenza e preoccupazione per i propri figli "adottivi": 

“Salvo la grazia del Signore che potrebbe, senza medici e medicine ridarmi energia di questi dieci anni spesi all’Opera dei mutilatini, non c’è che vostra Eminenza che può veramente aiutarmi a lavorare meno e non rallentare i tempi del programma fissato per i poliomielitici. E ciò : 1) accelerando la sistemazione giuridica del gruppo sacerdotale che già lavora nella “Pro Juventute”;  2) dandomi l’ aiuto di due sacerdoti novelli alla prossima ordinazione. (...) Non  creda Eccellenza che voglia approfittare della mia condizione di malato per far presa sul suo cuore, o che obbedisca alle preoccupazioni sull’ avvenire dell’ istituzione, del resto facilmente perdonabile nella mia condizione di salute, anche se poco evangeliche: solo vostra eminenza ha la medicina per don Gnocchi e gli può restituire serenità e salute. Mi appello quindi con gran cuore a lei pieno di fiducia”.

Montini e don Carlo, amicizia lontana. Siamo nel 1954, quando Montini - da poco nominato Arcivescovo di Milano -  è a Roma per sbrigare alcuni affari della Curia romana. Decide di celebrare la sua prima messa di Natale, come metropolita di Milano, proprio nella sede romana dell’opera di carità di Gnocchi, la Pro Juventute. Nella sua omelia, disse ai ragazzi ospiti della casa: Cristo è venuto sulla terra per togliere la solitudine dell’uomo. Voi bambini mutilati, voi bambini poliomelitici, nella vostra sofferenza sarete molto spesso tentati di sentirvi soli. Sappiate  invece che ci sarà sempre Gesù con voi”. Parole di dolcezza e di speranza, quelle donate da Montini ai figli del suo fedele amico. 

Due anni prima, Monsignor Giovan Battista Montini, Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana, aveva ricevuto copia dello statuto della Pro Juventute. Era il 2 luglio 1952. Montini scriverà queste righe di incoraggiamento alla fondazione dell’Opera: 

“Ancora una volta Ella ha meritato, caro don Gnocchi, della collettività cristiana, stretta oggi più che mai dall’urgente bisogno di fraterna solidarietà, e non dubito che i frutti sperati conforteranno il Fondatore e quanti nel corso dei tempi saranno larghi alla provvida istituzione di aiuti e simpatie”. 

Non mancò mai nel cuore del futuro Paolo VI la vicinanza al suo caro amico Carlo. Lo seguirà e lo accompagnerà in tutta la sua missione. Negli ultimi giorni di vita, lo andrà a trovare più volte, ricoverato nella camera numero 6 della Clinica Columbus di Milano. E fu sempre Montini a portargli la benedizione del Papa. Era il 26 febbraio 1956. Don Gnocchi morirà due giorni dopo, il 28 febbraio. 

 

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