Roma , mercoledì, 4. febbraio, 2026 18:00 (ACI Stampa).
Nel Giugno 1944, Don Giulio Penitenti, già cappellano militare, dopo aver svolto un intenso apostolato ecumenico durante gli anni della Seconda guerra mondiale arriva a Roma, su invito del Card. Eugène Tisserant perché la Congregazione delle Chiese Orientali di cui il Cardinale era Segretario, aveva bisogno di sacerdoti da inviare in missione in Russia. Don Giulio che durante la guerra aveva più volte espresso il suo desiderio di consacrarsi fino al sacrificio di sé per l’Unità dei Cristiani “da oriente a occidente” ed arriva tra le macerie di una Roma in guerra proprio nelle ore in cui entrano gli Americani in città e scrive che alla visione di questo dolore solo il pianto serve a ritrovare sé stessi, si “deplora il passato e si comincia a sperare ancora nell’avvenire e noi ci ritirammo per piangere, per meditare, per vivere. Per ritrovare la pace che il mondo non seppe e non poté dare e per incominciare e restaurare almeno in noi quella umanità che Cristo diede, alla sua Mistica Sposa.”
Don Penitenti pochi giorni dopo inizia a frequentare il Pontificio Collegio Russicum per prepararlo alla missione che tanto desiderava cioè quello di poter consumarsi per l’unità in Russia dove già aveva svolto il suo ministero di cappellano militare, cioè ,come lui scrisse, “nella sua vigna orientale. Ut fiat unum ovile et unus pastor. Oh, l’Oriente, il mio sogno, la mia vita”. E l’alba del 30 settembre, Don Giulio riceve un’intuizione interiore e una visione che rischiara i suoi dubbi e le sue difficoltà di ottenere una risposta a come svolgere più intensamente la sua vocazione ecumenica, la risposta che Penitenti riceve nella preghiera porta il nome di Michael: Militia internationalis Christiana Humilitatis et Amoris et Laboris e a San Michele affida la realizzazione delle sue attività ecumeniche e inizia subito a creare un gruppo di persone interessate all’apostolato unistico.
Nel dicembre, in quella che è ormai la sede della delegazione della Custodia di Terra Santa in via Matteo Boiardo a Roma, nasce l’Associazione Internazionale Cristiana “in veritate Unitas”, allo scopo di “ contribuire all’unità spirituale del mondo e alla difesa della civiltà di Cristo dalle insidie dell’ateismo e del paganesimo”. Questa associazione prenderà poi il nome di “UNITAS- ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE per l’Unità spirituale dei popoli” essa “promuove l’unione spirituale dei popoli mediante la reciproca conoscenza e la reciproca comprensione tra i cattolici da una parte e quanti dall’altra parte riconoscono come Maestro Nostro Signore Gesù Cristo… mediante incontri ,convegni, iniziative, iniziative di assistenza morale e materiale”. Nasce in questo contesto la rivista Unitas, una preziosa pubblicazione internazionale che raccoglieva articoli teologici di alto livello per poter sensibilizzare i lettori all’importanza di lavorare per l’unità dei Cristiani. Ma l’associazione Unitas, per don Giulio non è sufficiente a ottenere questo obiettivo di raggiungere il popolo.
Il cammino di Don Giulio, sempre sostenuto dal Card. Tisserant e da Mons. Montini va avanti, ma il suo principale interesse è quello di proporre un ecumenismo spirituale più che intellettuale verso la popolazione più semplice e non solo un circolo ristretto e questo lo porta a lasciare l’Associazione, da lui fondata con molto sacrificio, al P. Carlo Boyer perché nel suo cuore c’è anche il desiderio di fondare una famiglia religiosa che possa portare l’apostolato unionistico “dalla mente al cuore delle persone”. La realizzazione di una famiglia religiosa si realizzerà nel 1951 con la fondazione della “Casa piccoli operai, Pia Società clericale e laicale" formata da Sacerdoti e Laici che offrono se stessi per l’unità dei Cristiani, e nel 1959 nasce anche il ramo femminile dell’opera: Le oblate della Chiesa Missionarie Ecumeniche.
Molte sono le attività avviate e le riviste da lui fondate con lo scopo però di raggiungere tutte le persone , ed egli si sofferma spesso nei suoi scritti sul come è possibile trarre lezioni di unità di fronte alle conseguenze dei conflitto mondiale perché nei conflitti, afferma don Giulio “ abbiamo visto e constatato che senza di Lui non c’è che morte e distruzione, abbiamo constatato che solo l’armatura della fede è atta a dar la vera vita all’uomo…il nostro compito è raccogliere i frantumi e le sparse membra e cementarli nel sangue di Cristo, per riportare tutto il mondo cristiano nella sua unità…la seconda metà del secolo ventesimo deve risplendere della luce vivificatrice di guerre spirituali, in ardente fusione di animi e di cuori, armati della carità di Cristo e dello zelo apostolico per riportare le masse in blocco delle contrastanti cristianità all’unità perfetta” . Sì, dalle guerre, secondo d. Penitenti si possono veramente trarre le indicazioni su come è necessario camminare nel futuro perché ” le evoluzioni i capovolgimenti, e gli svolgimenti, provocati e sviluppati all’inverosimile dalla seconda guerra mondiale le cui conseguenze testimoniano il fallimento degli organismi e dei sistemi concepiti ed attuati senza Dio e contro Dio portando l’umanità a decomporsi e a sbranarsi in tal maniera da non trovar riscontri neppure nei tempi più foschi della storia, allo stesso tempo segnalano agli uomini di buona volontà grandi possibilità di nobili iniziative”




