Nagorno Karabach, colpita la cattedrale di Cristo San Salvatore

Colpita una chiesa simbolo della cristianità armena. Si allarga il conflitto, che ha già causato diversi morti

L'interno della Cattedrale di San Salvatore a Shusha, in Nagorno Karabach, fortemente danneggiata dai bombardamenti
Foto: Armenpress
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Il rischio c’era, tanto che il Catholicos Karekin II, patriarca della Chiesa Apostolica Armena, aveva chiesto già il 7 ottobre di non far diventare il conflitto in Nagorno Karabach un conflitto a matrice religiosa. E invece l’8 ottobre, verso ora di pranzo, le forze armate azere colpito la cattedrale di Cristo San Salvatore di Ghazanchetsots, luogo simbolo della cristianità armena sin dal XIX secolo. La cattedrale è stata seriamente danneggiata.

All’undicesimo giorno di conflitto, dunque, sembra che la guerra stia raggiungendo tutto un altro livello. Il Nagorno Karabch, Artsakh in lingua armena, è una regione a maggioranza armena, che però Stalin assegnò all’Azerbaijan. Quando l’Azerbaijan si distaccò dall’Unione Sovietica, gli abitanti promossero un referendum e proclamarono la loro indipendenza, staccandosi da Baku. Da allora, il conflitto è rimasto latente, perché Baku non ha mai riconosciuto la scelta di Stepanakert (questo il nome della capitale del Nagorno Karabach).

Se il conflitto è sempre rimasto latente, in quest’ultimo anno c’è stata una prima escalation a luglio, e poi una seconda a fine settembre, che ha portato a un conflitto “caldo”. Gli azeri accusano le provocazioni armene, mentre gli armeni mettono in luce che sono gli azeri ad aver penetrato per primi su territorio di Erevan.

Fatto sta che l’attacco ad una cattedrale armena sembra anche avere il significato simbolico di mettere sotto attacco la radice armena del Paese. L’Armenia, infatti, è la prima nazione cristiana della storia, e la loro identità è fortemente permeata nel cristianesimo.

La cattedrale ha subito gravi danni, ne sono stati distrutti gli interni e una parte del tetto. Era stata costruita tra il 1868 e il 1887 grazie alle donazioni dei fedeli del Nagonrno Karabach ed è considerato uno dei luoghi più importanti e sacri della cristianità armena, ed è una delle cattedrali armene più grandi del mondo. Se l’attacco alla cattedrale è cosa nuova, non lo sono le costanti profanazioni che ci sono state nel corso degli anni.

Fu danneggiata per la prima volta durante il massacro di Shusha, la città dove si trova la cattedrale. Il massacro è un pogrom anti armeno avvenuto nel marzo del 1920, che causò la morte di almeno 20 mila persone. Quando nel 1988 scoppiò la guerra in Nagorno Karabakh, la cattedrale fu uno dei primi obiettivi a cadere sotto il controllo delle forze armate azere. Quando poi gli armeni ripresero il controllo del territorio nel 1992, trovarono la cattedrale in pessime condizioni, depredata di tutta la sua oggettistica sacra e con le statue rimosse o distrutte. Il 23 agosto 1992, l’aviazione azera attaccò di nuovo la cattedrale e causò dei danneggiamenti.

L’attacco alla cattedrale si inquadra, dunque, nel contesto di aggravamento delle ostilità per via del fattore religiosa. L’allarme era stato lanciato già il 7 ottobre dal Catholicos Karekin II, parlando con Armenpress.

Il Catholicos ha notato che molti Paesi musulmani “hanno teso una mano fraterna e fornito rifugio al popolo armeno sopravvissuto al genocidio”, e la Chiesa apostolica armena continua il suo lavoro di dialogo con il mondo islamico. Lo sta facendo anche durante questo conflitto, perché – spiega il Catholicos - “a partire dai primi giorni della guerra dell'Artsakh, per la mediazione dei Patriarchi della Chiesa Russa, è stata istituita una piattaforma di incontri trilaterali con la partecipazione del leader religioso dei musulmani del Caucaso e del Catholicos di tutti gli armeni. Durante quegli incontri è stato più volte sottolineato che il conflitto del Karabakh non ha radici religiose, inoltre è stata sottolineata la necessità di una pacifica convivenza e di reciproca comprensione tra cristiani e musulmani nella nostra regione”.

Karekin II ha però notato che tentativi di “dare un carattere religioso al conflitto nel Karabach. Karekin nega anche che i monumenti musulmani siano mai stati distrutti in Azerbaijan, che “negli ultimi anni le autorità dell'Artsakh hanno fornito i fondi necessari per la manutenzione e il restauro delle moschee e di altri monumenti musulmani a Sushi, Aghdam e in altre regioni”.

D’altro canto, ha amentato “in Azerbaijan, e in particolare a Nakhichevan, i militari azeri hanno distrutto preziosi monumenti cristiani, decine di migliaia di croci e tombe secolari. Il mondo lo ha imparato da vari filmati. Il popolo armeno ha sempre rispettato i valori religioso-culturali degli altri, in questo caso i valori islamici. Lo possono testimoniare le persone che vivono in altri Paesi, con cui convivono fianco a fianco i nostri connazionali.

Karekin II ha incontrato Papa Francesco lo scorso 27 settembre, prima di ripartire per l’Armenia, e ha parlato a lungo con il Papa della natura del conflitto. La scorsa settimana, sia l’ambasciatore azero presso la Santa Sede che l’ambasciatore armeno presso la Santa Sede sono stati ricevuti dal Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

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