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Natale, Papa Francesco: "Rinascano fiducia, carità e speranza"

Un invito a riscoprire l’autentico senso del Natale. E’ questo l’invito lanciato dal Papa nell’omelia pronunciata nella Basilica Vaticana in occasione della Messa della Notte di Natale

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Un invito a riscoprire l’autentico senso del Natale. E’ questo l’invito lanciato dal Papa nell’omelia pronunciata nella Basilica Vaticana in occasione della Messa della Notte di Natale.

Per far ciò ci aiuta – spiega Francesco – “il Vangelo della nascita di Gesù” che  “sembra scritto proprio per questo: per prenderci per mano e riportarci lì dove Dio vuole”. Bisogna allontanarsi dalla mondanità e soffermarsi sulla “mangiatoia: per ritrovare il senso del Natale bisogna guardare lì. Perché è il segno, non casuale, con cui Cristo entra nella scena del mondo. È il manifesto con cui si presenta, il modo in cui Dio nasce nella storia per far rinascere la storia”. E la mangiatoia ci suggerisce “vicinanza, povertà e concretezza”.

“La mangiatoia – prosegue il Pontefice - serve a portare il cibo vicino alla bocca e a consumarlo più in fretta. Essa può così simboleggiare la voracità nel consumare. Perché, mentre gli animali nella stalla consumano cibo, gli uomini nel mondo, affamati di potere e di denaro, consumano pure i loro vicini, i loro fratelli. Quante guerre! E in quanti luoghi, ancora oggi, la dignità e la libertà vengono calpestate! E sempre le principali vittime della voracità umana sono i fragili, i deboli. Anche in questo Natale un’umanità insaziabile di soldi, potere e piacere non fa posto, come fu per Gesù ai più piccoli, a tanti nascituri, poveri, dimenticati. Penso soprattutto ai bambini divorati da guerre, povertà e ingiustizia. Ma Gesù viene proprio lì, bambino nella mangiatoia dello scarto e del rifiuto. In Lui, bambino di Betlemme, c’è ogni bambino. E c’è l’invito a guardare la vita, la politica e la storia con gli occhi dei bambini”.

Dio si pone “nella mangiatoia del rifiuto e della scomodità perché lì c’è il problema dell’umanità, l’indifferenza generata dalla fretta vorace di possedere e consumare. Cristo nasce lì e in quella mangiatoia lo scopriamo vicino. Viene a toccarci il cuore e a dirci che l’unica forza che muta il corso della storia è l’amore. Dio stanotte si fa vicino a te perché gli importa di te. La mangiatoia di Natale, primo messaggio di un Dio infante, ci dice che Lui è con noi, ci ama, ci cerca. Non c’è male, non c’è peccato da cui Gesù non voglia e non possa salvarti. Natale vuol dire che Dio è vicino: rinasca la fiducia”.

Il secondo aspetto che il Papa propone è la povertà. “Gesù nasce lì e la mangiatoia ci ricorda che non ha avuto altro intorno, se non chi gli ha voluto bene: Maria, Giuseppe e dei pastori; tutta gente povera, accomunata da affetto e stupore, non da ricchezze e grandi possibilità. La povera mangiatoia fa dunque emergere le vere ricchezze della vita: non il denaro e il potere, ma le relazioni e le persone. E la prima persona, la prima ricchezza, è Gesù”.

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“Noi – ammonisce Papa Francesco - siamo chiamati a essere una Chiesa che adora Gesù povero e serve Gesù nei poveri. Non è facile lasciare il caldo tepore della mondanità per abbracciare la bellezza spoglia della grotta di Betlemme, ma ricordiamo che non è veramente Natale senza i poveri. Senza di loro si festeggia il Natale, ma non quello di Gesù. A Natale Dio è povero: rinasca la carità”.

Infine, la concretezza. La mangiatoia – sottolinea il Papa – “ci ricorda che Dio si è fatto davvero carne. Gesù, che nasce povero, vivrà povero e morirà povero, non ha fatto tanti discorsi sulla povertà, ma l’ha vissuta fino in fondo per noi. Dalla mangiatoia alla croce, il suo amore per noi è stato tangibile, concreto. Non ci ha amato a parole, non ci ha amato per scherzo! E dunque, non si accontenta di apparenze. Non vuole solo buoni propositi, Lui che si è fatto carne. Lui che è nato nella mangiatoia, cerca una fede concreta, fatta di adorazione e carità, non di chiacchiere ed esteriorità. Ci chiede verità, di andare alla nuda realtà delle cose, di deporre ai piedi della mangiatoia scuse, giustificazioni e ipocrisie. Vuole che ci rivestiamo di amore. Dio non vuole apparenza, ma concretezza. Non lasciamo passare questo Natale senza fare qualcosa di buono”.

In conclusione un appello: “A Natale Dio è concreto: nel suo nome facciamo rinascere un po’ di speranza in chi l’ha smarrita”.