Nell’educare alla pace, la religione non è il problema, ma la soluzione

La copertina del volume "Educare alla pace in un mondo multireligioso"
Foto: PCDI
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È necessario educare alla pace, per andare alla vera essenza della religione ed evitare le manipolazioni: lo sottolinea un documento congiunto del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e del Consiglio Mondiale per le Chiese, intitolato “Educare alla pace in un mondo interreligioso”.

Il documento è stato presentato a Ginevra lo scorso 21 maggio ed è parte di uno dei tanti impegni portati avanti tra Chiesa Cattolica e Consiglio Mondiale delle Chiese, dove Papa Francesco è stato in visita lo scorso 21 giugno.

Si legge nel documento: “In diverse regioni del mondo, la religioni viene manipolata e strumentalizzata per giustificare il conflitto, l’aggressione e la deliberata uccisione di esseri umani”. Ma – prosegue il testo – “l’essenza della vera religione è promuovere la pace. Quindi, la religione non fa parte del problema, ma della soluzione”.

Il documento comincia con il sottolineare “l’urgenza e l’universalità della chiamata dei seguaci di tutte le religioni e tradizioni spirituali ad essere operatori di pace”, mentre si nota che “ci sono diversi fattori che contribuiscono alla violenza oggi: malgoverno, corruzione, crescita del settarismo, laicismo militante, nazionalismo basato sull’esclusione e movimenti populisti, dominio regionale, disuguaglianze economiche a livello mondiale”.

Per questo, l’educazione alla pace è “un imperativo” in un contesto “caratterizzato dalla perdita di vite umane, dalla distruzione di case, proprietà e infrastrutture, dalle crisi dell’immigrazione e dei rifugiati”.

Il documento sottolinea che è necessario “prestare attenzione sia al passato che al futuro” e che vanno sanate “le memorie del passato attraverso il perdono”, sottolineando l’importanza delle commissioni verità e riconciliazione.

L’educazione è cruciale per la costruzione della pace – spiega il documento – e l’educazione alla pace “deve includere tutte le fasce d’età e tutti i settori della società”, mentre i sistemi educativi sono chiamati ad “offrire opportunità per incoraggiare la pluralità della società e consentire un incontro efficace tra gruppi e comunità differenti”.

Nell’educazione – si legge nel documento – “non c’è posto per la violenza”, e dunque né le punizioni corporali né altre punizioni che siano dannose per la salute e lo sviluppo o “abusi fisici, sessuali o emozionali sui minori promuovono un clima in cui la violenza è vista come accettabile e normale”.

Il documento chiede anche che l’educazione diventi un processo inclusivo che “affermi in particolare il ruolo delle donne e dei bambini”, ma anche “il ruolo del dialogo della vita negli incontri interreligiosi, in quanto offre maggiori possibilità di apprendimento reciproco e inclusivo”.

Si sottolinea anche che “l’abuso di potere è spesso all’origine di conflitti, disuguaglianza e discriminazione”, e dunque l’educazione alla pace dovrebbe includere un impegno rispetto alla questione del potere”.

È richiesta attenzione a non presentare in maniera imprecisa religioni o comunità di minoranza e se questo succede, di affrontare il problema. È essenziale “che i libri di testo che vengono usati per insegnare la fede e la storia delle comunità religiose minoritarie siano scritti, o almeno revisionati, da rappresentanti delle comunità interessate”, così come è essenziale che tutti siano ben formati nei principi della loro religione.

Il documento chiede di fare “un uso positivo dei social media e degli altri mezzi di comunicazione come strumenti di educazione alla pace”, di favorire “una riflessione critica su schemi controversi” aiutando a “ripensare gli schemi e le pratiche interpretative” e utilizzare le opportunità offerte dal culto pubblico “per portare avanti la causa della costruzione della pace”, anche se questo “può essere anche un potenziale fattore di conflitto”.

L’ultimo paragrafo sottolinea, infine, che la pace è “legata allo sviluppo sostenibile e all’integrità della creazione”, e che “il contesto attuale, caratterizzato dalla disuguaglianza e dalla globalizzazione dell’indifferenza, rappresenta una grave minaccia per la pace”.

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