Nepal: il blocco economico indiano impedisce gli aiuti ai terremotati

La distruzione del terremoto
Foto: ACS
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"Mi si stringe il cuore nel vedere tanti nepalesi costretti a vivere ancora nelle tende, nonostante quanto era stato loro promesso". Così scrive monsignor Paul Simick, vicario apostolico del Nepal, in un accorato messaggio inviato ad Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Il presule riferisce della crisi interna in atto nel suo paese e delle crescenti tensioni tra il governo nepalese e quello indiano. Tensioni sfociate in un blocco economico imposto da Nuova Delhi che compromette gravemente l’assistenza umanitaria alle vittime del devastante terremoto dello scorso aprile, in cui sono morte più di 9mila persone.

La crisi è sorta nel settembre scorso con la promulgazione della nuova Costituzione nepalese. La Carta - che divide il Nepal in sette Stati regionali e propone una visione laica e secolarista – ha incontrato la ferma opposizione dei madhesi, una delle principali minoranze etniche del paese che vive nella regione al confine con l’India. Secondo il nuovo assetto sancito dalla Costituzione, le terre d’origine dei madhesi verrebbero suddivise e affidate all’amministrazione di gruppi etnici rivali, con conseguente diminuzione della loro rappresentanza politica. La protesta è appoggiata dal governo indiano che da oltre tre mesi ha chiuso la propria frontiera con il Nepal, ufficialmente a causa degli scontri nell’area. "La situazione peggiora ogni giorno – denuncia monsignor Simick – e danneggia l’assistenza alle vittime del terremoto. È praticamente impossibile raggiungere alcuni campi profughi dove servono beni alimentari e di prima necessità. E poi con l’arrivo dell’inverno, migliaia di persone hanno bisogno di coperte e vestiti pesanti".

La chiusura del confine indiano è causa di molte altre difficoltà. Il Nepal dipende interamente dall’India per la fornitura di medicinali e di carburante. "A Kathmandu la popolazione attende ore in fila per ricevere quel poco carburante razionato dalla Nepal Oil Corporation e anche il gas per cucinare inizia a scarseggiare". La mancanza di carburante ha influito drasticamente sui trasporti e costretto molte scuole a sospendere ogni attività. "Gli istituti della valle di Kathmandu stanno chiudendo perché tutti gli scuolabus sono senza benzina – scrive il presule – Una vera tragedia, specie se si considera che oltre 16mila scuole erano già state distrutte dal terremoto".

Accanto all’assistenza umanitaria, la Chiesa cattolica nepalese fornisce anche sostegno psicologico alla popolazione. "Appena qualche ora fa vi è stata un’altra scossa sismica – afferma monsignor Simick – i nepalesi sono traumatizzati. Ma ciò che più mi colpisce è che nonostante le gravi difficoltà economiche e sociali, i nepalesi non abbiano organizzato alcuna protesta contro i loro leader politici o contro il governo indiano. È come se accettassero passivamente il loro triste destino".

 

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