“Non abusare della religione per giustificare violenza”

Una riunione del KAICIID
Foto: www.kaiciid.org
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Parla a nome di cristianesimo, buddismo, induismo, islam e ebraismo. E chiede di “non abusare della religione per giustificare la violenza”. Il KAICIID, ovvero il Centro Internazionale per il dialogo interreligioso e culturale intitolato a re Abdullah Bin Abdulaziz, ha rilasciato una dichiarazione a seguito degli attentati di Istanbul, Dacca, Baghdad e Medina.

La dichiarazione del centro – che ha sede a Vienna - ha il suo peso perché anche la Santa Sede vi partecipa, seppure come osservatore. La presenza e il contributo della Santa Sede è importante per un progetto gestito comunque con finanziamenti provenienti dall’Arabia Saudita, uno dei pochissimi Paesi al mondo che non ha rapporti diplomatici con la Santa Sede. Il dialogo tra le religioni è dunque un tema diplomatico forte, e da sempre il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, guidato dal Cardinal Jean Louis Tauran, sta lavorando in questo senso.

Non sorprende che fu proprio con una dichiarazione del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso che la Santa Sede stigmatizzò l’ondata di violenze perpetrate dal sedicente Stato Islamico nel 2014, e poi – sempre attraverso la stessa formula della dichiarazione – reiterò che il dialogo con l’Islam doveva ancora essere portato avanti, chiarendo che la violenza non costituiva mai una giustificazione religiosa.

Su questa linea si muove il comunicato del KAICIID. I rappresentanti di cinque confessioni religiose si dicono “scioccati dalla violenza perpetrata da coloro che abusano della religione per giustificare l’ingiustificabile: la violenza contro gli altri e contro i luoghi di culto”, e chiedon “a tutte le persone di buona volontà di restare unite nel respingere ogni forma di pregiudizio nei confronti delle persone di culture e credo religiosi diversi”.

Ci vuole il dialogo “per raggiungere la riconciliazione” sottolineano ancora i responsabili del KAICIID.

Gli attentanti ricordati dal Kaiciid si sono verificati nei giorni scorsi: il 28 giugno, tre kamikaze si sono fatti saltare in aria all’aeroporto di Istanbul, in Turchia, provocando più di 40 morti ed oltre 200 feriti; l’1 luglio, un commando di terroristi ha fatto irruzione in un ristorante di Dacca, in Bangladesh, uccidendo venti persone. Il 3 luglio, in Iraq, tre esplosioni, rivendicate dal  sedicente Stato Islamico, hanno colpito il quartiere commerciale di Karrada, a Baghdad, provocando 250 morti. Il 4 luglio a Medina, in Arabia Saudita, un attacco suicida nei pressi del recinto sacro della Moschea del Profeta Maometto, ha provocato quattro morti. 

 

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