Non è più un falso la lettera di Colombo conservata nella Biblioteca Vaticana

L'arcivescovo Brugués e l'ambasciatore Callista Gingrich, nella Sala della Biblioteca Apostolica Vaticana dove è avvenuta la cerimonia di riconsegna della lettera di Colombo, 14 giugno 2018
Foto: Vatican Media / ACI Group
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C’era, nella Biblioteca Vaticana, una copia originale di una lettera di Cristoforo Colombo, inviata sulla via del ritorno del primo viaggio nel Nuovo Mondo e arrivata in Vaticano nel 1921. Ma questa lettera si è rivelata essere un falso, mentre l’originale è stato ritrovato negli Stati Uniti, passato di mano in mano e venduto l’ultima volta ad una famiglia di Atlanta. Questa famiglia, ha deciso di consegnare l’originale al Vaticano.Ed è per questo che, in una cerimonia molto solenne, Callista Gingrich, ambasciatore USA presso la Santa Sede, ha restituito oggi la lettera.

Con l’ambasciatore, c’erano rappresentanti del Dipartimento USA per la Sicurezza Interna e quello delle Indagini per la Sicurezza Interna. A ricevere la lettera, l’arcivescovo Jean-Louis Brugués, Archivista e Bibliotecario Vaticano, il vescovo Cesare Pasini, prefetto della Biblioteca.

“Devo ammettere – ha sottolineato l’arcivescovo Brugués – che siamo stati colti di sopresa quando siamo stati contattati dalle autorità nel 2012 riguardo questo libro. Apparteneva alla collezione di Giovanni Francesco De Rossi, un bibliofilo che aveva lasciato la sua collezione di preziosi manoscritti e antichi libri a stampa alla Biblioteca Vaticana dopo la sua morte avvenuta nel 1854”.

Ma quella collezione – ha aggiunto il Bibliotecario vaticano – è arrivata solo nel 1921, dopo varie vicissitudini, e dopo essere trasportata in Austria per 40 anni e poi rimandata. E per questo, nessuno aveva avuto dubbi che la Epistula de insulis nuper inventis”, la lettera di Colombo sulle isole appena scoperte, non fosse originale.

La lettera, come detto, è la copia di una lettera originale di Cristoforo Colombo. Tornando dal primo viaggio nel Nuovo Mondo, Cristoforo Colombo aveva redatto una lettera per los reyes catolicos, per raccontare la sua scoperta, e anche per chiedere fondi per ulteriori viaggi. La lettera era redatta in spagnolo, ma poi fu tradotto in latino e distribuite in Europa. C’è anche una copia della lettera in italiano.

Una di queste copie è arrivata in Vaticano nel 1921, come parte della “Collezione De Rossi”. Nel 2011, il Dipartimento di Indagini della sicurezza USA ha ricevuto la telefonata da un esperto di libri rari e manoscritti. Quest’ultimo, sosteneva che la lettera custodita negli archivi vaticani poteva essere un falso, anche perché I segni della rilegatura non combaciavano con l’originale.

Sono così iniziate le indagini, che hanno portato a trovare la copia originale nelle mani di Robert Parsons, che la aveva comprata da un venditore di libri rari nel 2004. Parsons, ovviamente, non sapeva che la lettera fosse stata rubata.

Nel dicembre 2013, David Parsons spedì la lettera allo stesso esperto per l’autenticazione. E l’esperto la trovò autentica, notando che l’alteza della carata era la stessa della sospetta “copia De Rossi” in Vaticano, e così combaciavano i buchi della rilegatura originale – sebbene fosse in una legatura più recente. Il falso della copia De Rossi era davvero precisa.

Un dettaglio ha però provato la falsificazione: i fogli erano numerati a matita nell’angolo in alto a destra, mentre nella copia originale le numerazioni erano cancellate, rendendo plausibile che quando la lettera falsa è stata inserita nel volume Ross. 674 della collezione De Rossi, le numerazioni a matita siano state aggiunte successivamente.

Nel giugno 2016, un altro esperto di libri rari ha detto che la copia originale era stata venduta da Massimo De Caro, un noto ladro italiano di libri, attualmente in carcere con una condanna a 7 anni per aver rubato circa 4 mila libri antichi da biblioteche pubbliche e private in Italia.

Quindi, il signor Parsons è deceduto, ma la vedova ha potuto vedere le prove che mostravano come la lettera fosse stata rubata e contraffatta, e ha deciso di permettere la restituzione della lettera al Vaticano mettendo da parte tutti i diritti.

A partire da lì, gli investigatori USA hanno potuto recuperare e restituire tre lettere di Colombo come parte delle loro indagini su libri e manoscritti rubati – una di queste lettere apparteneva alla Libreria Riccardiana a Firenza, un’altra alla Biblioteca Nazionale di Catalogna, in Spagna.

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