Nunzio Sulprizio, Napoli e i giovani

Il postulatore don Antonio Paone racconta Nunzio, il giovane santo adottato da Napoli

Don Antonio Paone con l'urna di Nunzio Sulprizio
Foto: FB
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Il nostro tempo ha bisogno di santi giovani perché la purezza del cuore è ciò di cui abbiamo più bisogno. In un mondo che - troppe volte - sembra davvero sottosopra, dove guerra e disagio si fanno sempre più presenti, figure giovani di santità - come quella di San Nunzio Sulprizio - gettano luce e speranza per il domani.

San Nunzio è un giovane che si potrebbe incontrare, ancora oggi, attraversando i vari vicoli di Napoli; così come nelle strade delle periferie del mondo. Una figura che nella semplicità dell’amore trova la propria attualità: un giovane che ha fatto della sua vita testimonianza viva del Cristo Risorto. 

Nunzio Sulprizio nasce a Pescosansonesco, in provincia di Pescara, il 13 aprile 1817. Fin dalla prima infanzia rimane orfano; viene affidato, prima, alla nonna materna, Anna Rosaria Del Rosso, per poi vivere con lo zio che lo prende con sé nella sua officina di fabbro ferraio. Sarà questa un’esperienza di profonda sofferenza per il piccolo Nunzio. Il lavoro disumano a cui viene sottoposto lo prova nel fisico; colpito nel 1831 da una grave malattia ossea, viene ricoverato in ospedale prima a L’Aquila e poi a Napoli. Qui il colonnello Felice Wochinger si prende cura di lui e lo tratta come un figlio. Nonostante i dolori terribili dovuti alla malattia, Nunzio affronta il tutto, affidandosi alle cure materne della Vergine Maria. Morirà il 5 maggio 1836, a soli diciannove anni. 

Per conoscere meglio il “santo dei giovani”, beatificato da San Paolo VI nel 1963, e canonizzato da Papa Francesco nel 2018, AciStampa ha ascoltato don Antonio Paone, postulatore della causa di canonizzazione di San Nunzio Sulpricio, parroco della chiesa di San Domenico Soriano, a Napoli, dove riposa il corpo del santo. 

Don Antonio Paone, chi è San Nunzio?

Fodamentalmente è un giovane innamorato di Gesù e della Madonna. Nel suo cuore vivono soprattutto: una devozione al Santo Rosario e una confidenza amichevole con l'Eucaristia; e, proprio grazie a questi due amori, Nunzio riesce a trovare la forza per vivere, per non incattivirsi anche se vive sopprusi e sofferenza. Così il giovane Nunzio, colmo della Grazia di Dio, vivendo appieno il comandamento dell’amore, riesce ad  andare incontro a quanti soffrono. Ciò che colpisce di più di questo santo è la sua gioia del cuore, la capacità di amare nonostante le difficoltà che ha incontrato nella vita. 

C’è un punto della vita del santo su cui è importante soffermarsi e che ci offre l’occasione di gettare un ponte sul nostro tempo presente: lo sfruttamento minorile che ancora oggi impervia in molte parti del mondo. 

Sì è proprio così. Purtroppo ancora oggi assistiamo alle sofferenze di molti bambini che vengono sfruttati dal lavoro, che diventano “oggetti” così come è stato per lo stesso San Nunzio. Una frase mi ha sempre colpito approfondendo la vita del santo: è quella dello zio che, dopo la malattia di Nunzio, gli dice “Sei la mia maledizione perché ora non posso ricavare nulla da te!”. E’ una considerazione disumana. E, purtroppo, ancora oggi ci sono bambini che, come Nunzio, vengono sfruttati o mal pagati: diventano solo macchine per produrre! 

Se pensiamo a San Nunzio, Don Antonio Paone, non possiamo non pensare a Napoli, la città che lo ha accolto. Un legame che oggi si palesa fortemente nella forte devozione di molti partenopei che giungono nella chiesa di San Domenico Soriano a chiedere la sua intercessione. Può raccontarci qualcosa in merito?

Napoli ama profondamente questo santo giovane. E ne ho prova ogni giorno. Basterebbe pensare che proprio ieri ho accolto una famiglia che chiedeva preghiera per la sua bambina autistica. A lui, ricorrono in molti, sentendo un trasporto vero e semplice: San Nunzio rimane il santo dei giovani e i giovani sentono la sua protezione. E’ un dialogo che continua. In fondo, vorrei ricordare che il piccolo Nunzio più volte andava a trovare i bambini malati all’ospedale detto degli Incurabili: a loro portava il suo cibo; ma il suo era anche un cibo spirituale perché infondeva speranza e gioia. E avviene così ancora oggi. 

E, non a caso, per la causa di canonizzazione, proprio i giovani sono stati fondamentali per il  riconoscimento - da parte della Congregazione - della  sua santità. Cosa ci può dire sui miracoli operati per intercessione di San Nunzio? 

Nel 1963, secondo le norme dell’epoca, per la beatificazione di Nunzio fu necessario attestare due miracoli. Il primo fu la guarigione di un giovane del paese natale del santo, Pescosansonesco. Il giovane era ammalato di otite purulenta che stava provocando seri danni al cervello. Grazie all’intercessione di Nunzio, il male scomparve. Il secondo riguardava invece una diciannovenne napoletana che, nel 1942, fu guarita da un tumore nella fossa iliaca destra, una parte dell’addome. Come terzo miracolo per ottenere la canonizzazione è stato preso in esame il caso di un giovane di Taranto che aveva avuto un incidente motociclistico: era entrato in coma e ormai non c’era più speranza. I suoi familiari chiesero l’intercessione del santo: posero una reliquia di Nunzio sul capo del giovane; poche ore dopo, il risveglio!  Il miracolo era stato compiuto! Il legame tra il santo e i giovani è stato - in fondo - da sempre, forte: basterebbe pensare che il primo miracolo risale ai tempi dei Borbone a Napoli. Una dama di compagnia della regina cadde da cavallo e la sua frattura fu ricomposta grazie all’intercessione di Nunzio:  fu medicata con le bende con cui il giovane curava le sue ferite. Il Re Ferdinando in persona, per aprire la causa, versò ben 1000 ducati: una somma immensa per l’epoca!

I giovani del mondo contemporaneo sono turbati: il covid; la guerra; il lavoro che manca; tanti disagi di diversa natura.  Un giovane di oggi - possiamo ben dirlo - avrebbe poche speranze per il futuro. E, allora, cosa gli direbbe San Nunzio Sulprizio? 

Che la sofferenza, la morte, il dolore, la Croce, non hanno l’ultima parola sulla vita perché c’è sempre speranza! 

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