Advertisement

Nuova “intervista” del Papa. “Trump? Non do giudizi politici”

Papa Francesco | Papa Francesco durante una conferenza stampa in aereo | Alan Holdren / CNA Papa Francesco | Papa Francesco durante una conferenza stampa in aereo | Alan Holdren / CNA

Con un lungo resoconto sulle pagine di Repubblica, accompagnato da una introduzione di stampo prettamente politico, Eugenio Scalfari riferisce di un nuovo incontro avuto con Papa Francesco lunedì 7 novembre – il primo incontro in un anno, sebbene intervallato da frequenti telefonate del Papa, dice il fondatore del quotidiano. I temi del colloquio riguardano il nuovo presidente americano Donald Trump – al tempo dell’intervista ancora non eletto presidente – e le preoccupazioni di Papa Francesco per i migranti.

Come nello stile di Scalfari, l’intervista è strutturata come una narrazione, anche perché – per sua stessa ammissione in tempi non sospetti – il giornalista non prende appunti né registra le conversazioni, ma le ricostruisce a memoria.

Secondo Scalfari, ad una specifica domanda su Donald Trump, Papa Francesco ha sottolineato: “Io non do giudizi sulle persone e sugli uomini politici, voglio solo capire quali sono le sofferenze che il loro modo di procedere causa ai poveri e agli esclusi”.

Il Papa ha poi sottolineato che la sua preoccupazione principale è “quella dei profughi e degli immigrati”, che “sono in piccola parte cristiani, ma questo non cambia la situazione”. Papa Francesco ha parlato della loro sofferenza e del loro disagio, ha detto che ci sono molte cause per questo, e che la Chiesa si impegna in prima linea, ma “purtroppo molte volte sono soltanto provvedimenti avversati dalle popolazioni che temono di vedersi sottrarre il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigrati e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei Paesi ricchi i quali temono l' accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri”.

Papa Francesco ha sottolineato di nuovo il concetto di “abbattere muri e costruire ponti” per “diminuire le diseguaglianze e accrescono la libertà e i diritti”, perché sono proprio queste diseguaglianze a incoraggiare “il movimento dei popoli da un Paese ad un altro”, che dopo due, tre quattro generazioni portano “quei popoli si integrano e la loro diversità tende a scomparire del tutto”.

Advertisement

Il Papa ha sottolineato di nuovo la lotta contro le diseguaglianze. Sul tema di una società dominata dall’eguaglianza, magari di stile marxista, il Papa risponde ancora una volta che “semmai, sono i comunisti che la pensano come i cristiani”, perché “Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere. Non i demagoghi, non i barabba, ma il popolo, i poveri, che abbiano fede nel Dio trascendente oppure no, sono loro che dobbiamo aiutare per ottenere l' eguaglianza e la libertà”.

Papa Francesco sottolinea ancora una volta il suo desiderio che il popolo dei poveri entri nella politica vera, ma non attraverso “guerra ed armi” anche se “il sangue può essere sparso, ma saranno eventualmente i cristiani ad essere martirizzati come sta avvenendo in quasi tutto il mondo ad opera dei fondamentalisti e terroristi dell' Isis i carnefici. Quelli sono orribili e i cristiani ne sono le vittime”.

 I cristiani - ha proseguito il Papa - sono sempre stati martiri, e riguardo le "guerre sostenuta dalla Chiesa contro le altre religioni" e "dentro la nostra religione", sottolinea che queste avvenivano "le varie religioni e la nostra, come e a volte più delle altre, anteponevano il potere temporale alla fede e alla misericordia”.

A Scalfari che parla di un possibile conflitto che nasce dall’ingresso in politica, il Papa contrappone una politica dell’amore, perché spesso “l’amore convince e quindi vince anche quanti siamo ora”. Torna sul concetto di ecumenismo del sangue, sostenuto dal fatto che tutte le confessioni cristiane raccolgono due miliardi e mezzo di credenti non grazie alle guerre, ma grazie ai “martiri. E molti”. Un martirio che nasce dall’esempio di Cristo.

Papa Francesco nega infine  di avere avversari nella Chiesa, perché “la fede ci unifica tutti. Naturalmente ciascuno di noi individui vede le stesse cose in modo diverso; il quadro oggettivamente è il medesimo ma soggettivamente è diverso. Ce lo siamo detto più volte, lei ed io”