Obolo di San Pietro, lo scorso anno un disavanzo di dieci milioni

55 milioni per le attività della Santa Sede, quasi dieci milioni per progetti di carità. Bilancio in rosso per l'Obolo di San Pietro

il sito web dell'Obolo di San Pietro
Foto: obolodisanpietro.va
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È un disavanzo di circa dieci milioni di euro, quello portato nel bilancio dell’Obolo di San Pietro nel corso dello scorso anno. Non benissimo, ma bene, considerando che le previsioni della raccolta erano state definite (forse con prudenza calcolata) più al ribasso da padre Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria per l’Economia, quando furono rilasciati i cosiddetti “bilanci di missione” della Curia romana.

Secondo i numeri, diffusi il 16 giugno, l’Obolo ha destinato nel 2021 55,5 milioni di euro a supportare le attività promosse dalla Santa Sede nel portare avanti la missione apostolica del Santo Padre e 9,8 milioni sono stati invece destinai a progetti di assistenza diretta ai bisognosi.

In totale, fa una spesa di 65,3 milioni di euro, solo parzialmente coperte dalla raccolta, che si è assestata sui 46,9 milioni.

Come detto, le previsioni non erano rosee. Padre Guerero aveva parlato di un calo nel 2021 di “non meno del 15 per cento”, sottolineando di non prevedere più di 37 milioni di euro per la raccolta del 2021.

Di certo, tra crisi economica, attacchi mediatici alla Chiesa, crisi interne, la raccolta non è stata rosea negli ultimi anni. Un vero e proprio bilancio viene presentato solo a partire dallo scorso anno, ma sappiamo, sempre da padre Guerrero, che tra il 2015 e il 2019 c’è stata una diminuzione del 23 per cento della raccolta, e nel primo anno di pandemia, quando tra l’altro fu impossibile raccogliere le offerte in chiesa perché le restrizioni contro la pandemia impedivano anche la partecipazione dei fedeli, la contrazione era stata del 23 per cento.

In questi anni, la Santa Sede ha coperto delle spese con 35 milioni di euro. Come visto, la prima destinazione dei fondi dell’Obolo riguarda proprio le attività della Santa Sede. Non deve sorprendere, perché questa era la destinazione iniziale della raccolta, che ha origini antichissime e che prende nuovo vigore nel XIX secolo, dopo la caduta degli Stati pontifici, proprio per dare sostegno al Santo Padre.

I 55 milioni dati dall’Obolo a questo scopo hanno finanziato il 237,7 milioni di spese dei dicasteri lo scorso anno

Secondo il bilancio, l’Obolo ha così dato direttamente fondi a 157 diversi progetti in 67 diverse nazioni, per un totale di 9,8 milioni che vanno inclusi nei 35 milioni menzionati. Il 41,8 per cento dei progetti è stato finanziato in Africa, il 23,5 per cento in America, il 25,5 per cento in Asia, il l’8,2 per cento in Europa e l’1 per cento in Oceania. L’Obolo di San Pietro ha un sito (www.obolodisanpietro.va) sul quale si possono trovare tutte le informazioni sui progetti sostenuti.

Le Nazioni che più contribuiscono all’Obolo sono: Germania, Stati Uniti, Italia, Fran­cia, Spagna, Filippine, Ameri­ca Latina e Polonia.

Durante il processo vaticano per la gestione dei fondi per la Segreteria di Stato, una delle accuse che la Segreteria di Stato avesse usato fondi dell’Obolo per investimenti.

In realtà, il conto Obolo della Segreteria di Stato è semplicemente il conto che una volta veniva usato per la raccolta dell’Obolo, e che prevedeva una lista di conti diversi, accesi per ogni progetto. Quanto tutto venne razionalizzato, e la gestione dell’Obolo venne passata all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, la Segreteria di Stato mantenne il conto, ma vi fece confluire altre risorse.

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