Finanze vaticane, nel bilancio di missione 2022 anche l’affare del palazzo di Londra

Pubblicato il cosiddetto “bilancio di missione 2022”, che però secondo il prefetto della Segreteria per l’Economia è ancora più da considerare un budget. Ecco le cifre. Con una nota sul palazzo di Londra

Una veduta dello Stato di Città del Vaticano
Foto: Wikimedia Commons
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Il bilancio 2022 della Santa Sede è un bilancio che viene chiamato di “missione”, che deve essere considerato più un budget o un bilancio preventivo, e che viene presentato come un ulteriore passo dell’impegno della Santa Sede, e del lavoro della Segreteria per l’Economia, verso la piena trasparenza finanziaria. Ma quello della Santa Sede è anche un bilancio che lascia delle questioni aperte, anche quando vuole dare risposte. E una delle questioni aperte riguarda la gestione dell’investimento della Segreteria di Stato in un palazzo di lusso a Londra, un affare che è finito sotto le lenti di un procedimento giudiziario vaticano ancora in corso, e che però è stato portato a termine in maniera fruttuosa.

Almeno secondo quanto spiega padre Juan Antonio Guerrero Alves, prefetto della Segreteria dell’Economia, in una intervista istituzionale concessa a Vatican News, perché come di consueto il bilancio è stato pubblicato senza conferenza stampa, e dunque senza la possibilità per i giornalisti di porre domande.

Londra, dunque. Spiega padre Guerrero che “sono stati assunti un broker a Londra e uno studio legale, entrambi con una gara ristretta, così come una persona di fiducia a Londra per accompagnare il processo e rappresentare i nostri interessi”, che hanno lavorato con un team della Santa Sede e aiuti professionali esterne. Quindi, “sono state ricevute sedici offerte, quattro sono state selezionate, dopo una seconda tornata di offerte, è stata scelta la migliore. Il contratto di vendita è stato firmato, abbiamo ricevuto il 10% del deposito e tutto sarà concluso nel giugno 2022”.

Conclude padre Guerrero: “La perdita della presunta truffa, di cui si è parlato molto e che ora è sottoposta al giudizio dei tribunali vaticani, era già stata presa in considerazione nel bilancio. L'edificio è stato venduto al di sopra della valutazione che avevamo in bilancio e della valutazione fatta dagli istituti specializzati”.

Parole che fanno comprendere come, nonostante le perdite dovute ai passaggi alla gestione, l’investimento a Londra fosse un affare, e dunque la Segreteria di Stato aveva tutte le ragioni di cercare di salvare l’investimento. Tanto più che questo investimento ha poi portato ad un guadagno. Sono parole che di certo dovranno avere un peso nel processo in corso, e che non vanno sottovalutate.

Ed è la notizia più importante di un “bilancio di missione” che lo stesso Guerrero definisce “un budget, più che del bilancio di fine anno, che presenteremo a metà 2022”. Le cifre, va detto, includono un perimetro più ampio di enti: non include più solo la Curia Romana, ma anche l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, tutte le quattro Basiliche Papali di Roma e i santuari di Loreto, Pompei e Padova. Lo scorso anno erano inclusi 60 enti, ora sono 90.

Considerando tutto questo, ci sono state entrate di 769,6 milioni di euro e uscite per 803,4 milioni di euro. Il deficit è di circa 33,4 milioni di euro, meno dei 42 milioni di deficit previsti lo scorso anno.

Secondo un comunicato della Segreteria per l’Economia, si attende per il 2022 un “progressivo recupero delle attività economiche”, ma non quello delle donazioni e dei contributi, e così anche il bilancio dell’Obolo di San Pietro si prevede che resti “sui 47,3 milioni di euro, come per il 2021”.

Sempre lo stesso comunicato sottolinea che, se ci si riferisce alle iniziali 60 realtà, la spesa è scesa di 4 milioni rispetto lo scorso anno (289 milioni di euro), ma con il nuovo perimetro invece si considera un aumento di spesa di 10 milioni di euro.

Come vengono impiegati i soldi? Il 21 per cento sono impiegati per aiutare le Chiese locali in difficoltà e in contesti specifici di evangelizzazione, il 16 per cento a comunicare il messaggio della Santa Sede (e dunque il dicastero della Comunicazione prende una parte consistente di queste spese), il 16 per cento a preservare la presenza della Chiesa nel mondo, un altro 16 per cento a supportare il culto e l’evangelizzazione e il 9 per cento a promuovere la carità.

L’ingresso di 30 nuove realtà nel perimetro di bilancio è stato disposto dal Consiglio per l’Economia, che ha anche introdotto la chiusura trimestrale dei conti. Questa sarà presente già nel Consuntivo 2021, che sarà pubblicato tra qualche mese.

Nell’intervista data a Vatican News, padre Guerrero sottolinea, tra i successi, quello del controllo. Si riferisce al nuovo codice per gli appalti vaticano, o anche all’introduzione dell’ufficio anti-corruzione, così come alla commissione sulle materie riservate, tutti organismi tra l’altro definiti già nel momento in cui la Santa Sede aveva firmato la convenzione ONU di Merida.

Guerrero invita, comunque, a non confondere “la burocrazia con la procedura e la disciplina”, ma chiede anche agli enti e i dicasteri che contrattano devono “riconoscere che devono fare dei passi e cambiare molte pratiche consolidate da tempo”, ottemperando alle varie nuove formalità delineate dal codice per gli appalti, perché “il tempo di fare operazioni economiche individualmente e senza rendere conto è finito”.

Guerrero ha anche affermato che sono state preventivati 13 milioni di euro in più di entrate ordinarie rispetto all’anno scorso, nonostante sia il terzo anno di pandemia, cosa che crea incertezza.

E l’incertezza riguarda soprattutto l’Obolo di San Pietro. “Grosso modo – sottolinea il prefetto della Segreteria per l’Economia – posso dire che nel 2021 c’è stato di nuovo un calo rispetto all’anno precedente, che oserei quantificare in non meno del 15 per cento. Se nel 2020 l’incasso totale dell’Obolo era di 44 milioni di euro, nel 2021 non credo che sarà di 37 milioni di euro. La diminuzione del 2021 si aggiunge alla diminuzione del 23 per cento tra il 2015 e il 2019 e la diminuzione del 18 per ceno nel 2020, primo anno di pandemia”.

Per quanto riguarda il patrimonio immobiliare, solo il 20 per cento rimane per un rendimento economico, e Guerrero annuncia il piano di “aumentare questa superficie con la riduzione dell’uso istituzionale”, ma anche di “centralizzare gli investimenti finanziari”. Per questo, all’APSA sono state trasferite le competenze sui fondi una volta gestiti dalla Segreteria di Stato, anche se ancora non si sa come e se saranno centralizzati i fondi del Governatorato e della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

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