Olanda, nonostante il no dei vescovi, l’Università di Nimega è ancora cattolica

Dopo la visita ad limina dei vescovi olandesi, l’Università Radboud di Nijmegen riprende il titolo di cattolica persa per decreto della Conferenza Episcopale Olandese

Il campus della università Radboud di Nimega
Foto: Roger Veringmeier/Wikimedia Commons.
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Dal 2020, un decreto della Conferenza Episcopale Olandese aveva privato la Radboud University di Nimega (Nijmegen) in Olanda del titolo di cattolica, al culmine di una crisi di governance che aveva visto, secondo i vescovi olandesi, l’università distaccarsi sempre di più dai valori cattolici. Ma, dopo la visita ad limina dei vescovi olandesi a Roma, e sebbene il tema dell’università non sia stato ufficialmente toccato, è arrivata la notizia che dal Vaticano è arrivata la decisione di ridare all’università il titolo di cattolico.

È la decisione una sconfessione della decisione dei vescovi olandesi? Forse potrebbe essere interpretata in questo modo. Ma c’è da dire che Papa Francesco ha già mostrato la stessa linea, quando, dopo la modifica degli Statuti, ha permesso all’Università Cattolica del Perù di riprendere il titolo di cattolica e pontificia che aveva perso nel 2012 con un decreto della Santa Sede. Di fatto, la linea di Papa Francesco è quella di andare oltre la linea ideologica, e di mantenere il titolo laddove c’era, senza entrare in questioni identitarie.

Ed è proprio una questione identitaria che aveva portato alla crisi nell’università di Radboud di Nimega, che dal 2014 non riusciva a nominare persone nel board perché quelle proposte erano troppo poco in linea con i principi cattolici. Nimega era la prima università cattolica di Olanda, casa di San Tito Brandsma ma anche del teologo Schilbeeckx, nata con lo scopo di formare una classe dirigente cattolica in un Paese dove era emarginato. La perdita del titolo di cattolica aveva, di fatto, dimezzato il numero di università cattoliche in un Paese che era già profondamente secolarizzato.

Il tema non è stato discusso durante l’ad limina dei vescovi olandesi della scorsa settimana, nemmeno con il Papa. Ma il Cardinale Wilhelm Eijk, arcivescovo di Utrecht, ha detto in conferenza stampa che “Roma considera la Radboud University di competenza del Santo Padre”, e che “sono in corso conversazioni” su come dare forma alla sua cattolicità in futuro.

Queste conversazioni non sono condotte dal Cardinale Eijk, ma dal vescovo Gerard de Korte, di Den Bosch, anche perché la città di Nimega si trova nel territorio della sua diocesi. De Korte ha avuto un incontro personale con il Dicastero per l’Educazione Cattolica, e ha fatto sapere di avere “parlato più volte con il rettore magnifico dell’università per aggiornare i rapporti e per comprendere come rafforzare l’identità cattolica dell’università”.

In discussione, non solo l’università, ma anche la facoltà teologica, che dal 2006 non può rilasciare titoli ecclesiastici riconosciuti da Roma. Il Cardinale Eijk ne è cancelliere.

Si spera che nel 2023 tutto sarà risolto, per i cento anni della prima università cattolica dei Paesi Bassi.

Perché l’università aveva perso il titolo di cattolica?

L’università aveva perso il titolo di “cattolica” con un decreto della Conferenza Episcopale Olandese del 16 novembre 2020. Come succede sempre, le cose erano iniziate molto prima, addirittura nel 2005, quando i vescovi olandesi, per contrastare una caduta nella domanda, pensarono di fondere in una sola facoltà le tre facoltà teologiche cattoliche olandesi.

L’università di Radboud uscì dai negoziati nell’autunno del 2005, lamentando che i vescovi volessero rilocalizzare la Facoltà Teologica ad Utrecht, troppo lontano dal campus. La scelta non piacque ai vescovi, e per questo motivo nel 2006 fu comunicato all’università che la Facoltà Teologica non avrebbe più potuto dare lauree ecclesiastiche. Così, dal 2007, chiunque volesse occupare una posizione ufficiale nella Chiesa Cattolica avrebbe dovuto avere una laurea dalla Facoltà di Teologia Cattolica di Utrecht e Tilburg.

Poi, i rapporti con i vescovi non si sono deteriorati subito, ma un passo alla volta. Il processo, comunque, si pensava dovesse rimanere in corso fino al 2023, e tuttora nell’Annuario Pontificio l’università compare tra le università cattoliche. Semplicemente, ora si pensa di arrivare a conclusioni diverse.

I motivi delle tensioni

Ma cosa ha creato la spaccaura? C’è una Costituzione Apostolica, la Ex Corde Ecclesiae, promulgata da Giovanni Paolo II nel 1990, che definisce i requisiti che deve avere una università per dirsi cattolica. Ma solo nel 2009, quasi venti anni dopo la pubblicazione della costituzione, la Conferenza Episcopale dei Paesi Bassi ha definito in un rapporto cosa significasse essere cattolica per una università dell’Olanda.

In particolare, si stabiliva che la maggioranza del Consiglio di Amministrazione dell’Università fosse composto da cattolici con un ruolo attivo nella società, e che la maggioranza dei professori e staff accademico fosse cattolica.

Nel 2014, la Conferenza Episcopale elabora una nuova policy, che si concretizza quando scade il secondo mandato di Tini Hooyman nel board e tutto è pronto perché sia sostituito da Geert ten Dam, allora presidente dell’Università di Amsterdam. Alla richiesta di ulteriori informazioni da parte del vescovo, si scopre che, nonostante il grande curriculum, non è sposato in chiesa, cosa considerata “una precondizione da parte del vescovo per accettare una tale nomina”.

I membri del board si indignano, ci sono due incontri con il vescovi che però non fanno altro che irrigidire i vescovi nelle loro posizioni. I vescovi rifiutano anche un secondo candidato Dymph van den Boom, perché non si definisce come religioso”, e si tengono una serie di incontri che non fanno altro che mantenere le posizioni lì come sono. Il board arriva allora a nominare van den Boom come consulente, formalmente fuori dal consiglio, ma con tutti i suoi doveri.

Nel 2017, una delegazione dell’università sottomette il caso alla Congregazione per l’Educazione Cattolica. La Congregazione propone una mediazione, stabilisce un Comitato Temporaneo di Buoni Uffici, che propone anche una procedura diversa di nomina secondo la quale i potenziali candidati siano preliminarmente discussi da rappresentanti della Conferenza Episcopale e da rappresentanti dell’università. La proposta fu accettata.

C’è però un ricorso in corso, e la Camera delle Imprese decide che l’università può temporaneamente nominare i suoi membri, di fatto tagliando fuori i vescovi. E subito l’università nomina quattro membri in attesa, tra cui van den Boom e van der Meren. I vescovi risposero subito con la decisione di togliere l’aggettivo cattolica dall’università.

Ora, questo nuovo sviluppo, che si inserisce in una scelta di dialogo che Papa Francesco aveva già fatto in casi simili. Da vedere cosa succederà.

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