Ordine di Malta, un Luogotenente per fare le riforme

Il Consiglio Compito del Sovrano Ordine di Malta, che ha eletto Fra' Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguineto come Luogotenente
Foto: SMOM
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Un luogotenente per riformare l’Ordine. Il Consiglio Compito di Stato, l’organismo elettivo del Sovrano Militare Ordine di Malta, ha nominato Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto come Luogotenente del Gran Maestro.

Fra' Giacomo Dalla Torre succede a Fra' Matthew Festing, 79° Gran Maestro, che ha presentato le sue dimissioni il 28 gennaio 2017. Resterà in carica un anno – come da Costituzione dello SMOM -, e si farà carico della transizione dell’ordine verso una riforma della Costituzione, che è stata promulgata nel 1961 e già riformata una volta nel 1997.

Papa Francesco è stato informato tramite una lettera dell’elezione. Successivamente sono stati informati tutti i Gran Priorati, i Sotto Priorati e le Associazioni Nazionali dell’Ordine nel mondo, insieme ai 106 Stati con i quali il Sovrano Ordine di Malta intrattiene relazioni diplomatiche.

Nato a Roma nel 1944, specializzato in Archeologia Cristiana, ha insegnato greco ed è stato inoltre responsabile della Biblioteca e Archivista per importanti collezioni della Pontificia Università Urbaniana. 

Entrato a far parte del Sovrano Ordine di Malta nel 1985, ha pronunciato i voti solenni nel 1993. Dal 1994 al 1999 è stato Gran Priore di Lombardia e Venezia e dal 1999 al 2004 membro del Sovrano Consiglio. Il Capitolo Generale del 2004 lo ha eletto Gran Commendatore dell'Ordine e alla morte del 78° Gran Maestro Fra’ Andrew Bertie è stato il Luogotenente interinale. Dal 2008 Fra’ Giacomo Dalla Torre ricopre la carica di Gran Priore di Roma.

Spiega un comunicato dell’Ordine di Malta che “uno dei compiti più importanti di Fra' Giacomo Dalla Torre durante l’anno del suo mandato, sarà quello di lavorare al processo di riforma della Costituzione e del Codice dell'Ordine di Malta”, affrontando “eventuali carenze istituzionali”, come “alcune debolezze nei sistemi di controllo e nell’equilibrio della governance”.

Sottolinea lo stesso comunicato che “la riforma si concentrerà sull'esigenza dell'Ordine di rafforzare la sua vita spirituale e di aumentare il numero dei suoi membri professi. Sono già state avviate consultazioni e tutti i membri dell'Ordine sono stati invitati a proporre i loro suggerimenti”.  

Con la riunione del Gran Consiglio dell’Ordine di Malta e la nomina del Luogotenente Maestro, più che chiudersi un capitolo, se ne apre un altro, portando avanti un dibattito interno all'Ordine di Malta che mai era stato così acceso.

Il Papa ha fortemente preso nelle sue mani la situazione. Lo scorso 26 aprile ha voluto incontrare i 15 membri del Gran Consiglio, convocati con una lettera del delegato speciale del Papa, l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato. E proprio nelle mani di monsignor Becciu – che ha più volte incontrato i membri dell’Ordine, andando anche a far loro visita nella sede di via Condotti – il nuovo Luogotenente ha prestato giuramento, secondo le volontà dello stesso Papa Francesco.

Il Papa, infatti, lo stesso 26 aprile aveva inviato una lettera, che campeggia sul sito ufficiale dell’Ordine di Malta, in cui sottolineava che è “la stessa Carta Costituzionale dell’Ordine di Malta a situare il particolare legame con il Successore di Pietro tra i fini dell’Ordine Melitense”, e che è proprio in virtù di questa speciale relazione che il Papa si è messo in ascolto dell’Ordine “attraverso il nuovo delegato”. E proprio di fronte a questo delegato, e non al Patrono dell’Ordine di Malta, il Cardinale Raymond Leo Burke, che il Papa invita il nuovo eletto a prestare giuramento “derogando per quanto necessario agli artt. 14 e 17 del paragrafo 5 della Carta Costituzionale”.

Il futuro dell’Ordine è proprio nelle mani di questo nuovo superiore, chiamato a “mettere in atto le iniziative più opportune per studiare e proporre le riforme necessarie, che eventualmente saranno valutate da un Capitolo Generale straordinario”.

Proprio nelle parole della lettera del Papa si può leggere la volontà del Pontefice di operare un cambiamento del Sovrano Militare Ordine di Malta. Verso dove vadano le riforme, è tutto da comprendere, anche se si indica una maggiore vita spirituale come uno dei principali obiettivi. Tra le possibili novità, tuttavia, c'è anche la caduta delle limitazioni all’elezione del Gran Maestro, dal suo essere cavaliere professo (ovvero con i tre voti di castità e obbedienza) al fatto che questi debba avere quattro quarti di nobiltà. Per ora, solo 55 membri su 13 mila dell’Ordine hanno questi requisiti.

L’Ordine di Malta è composto di tre ceti. Il primo è costituito dai cavalieri di giustizia, detti anche professi, e i cappellani conventuali professi che devono emettere la professione dei voti di povertà castità e obbedienza, e che sono religiosi a tutti gli effetti. Il secondo ceto è quello di obbedienza. Gli appartenenti al secondo ceto si obbligano ad una vita di perfezione cristiana, secondo il proprio Stato, nello spirito dell’ordine e nell’ambito delle sue opere. Infine, il “terzo ceto” costituito da membri laici che non emettono voti religiosa, né promessa.

Solo il primo dei ceti - cui deve fare parte il Gran Maestro - è soggetto alle norme di Diritto Canonico, e risponde alla Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata e delle società di Vita Apostolica.

Ed è proprio in nome di questa obbedienza che il Gran Maestro decaduta, Fra’ Matthew Festing, ha accettato la richiesta di Papa Francesco di lasciare l’incarico – di per sé a vita – nell’incontro personale che aveva avuto lo scorso 24 gennaio. A Fra’ Festing era stato anche chiesto di non partecipare all’elezione del suo successore, attraverso un’altra missiva firmata dal delegato papale, ma questi avrebbe alla fine deciso di partecipare, anche perché l’assenza di uno dei Cavalieri professi avrebbe potuto rendere invalida l’elezione.

La nomina del Luogotenente rappresenta l’ultimo capitolo di una saga giocata davvero in punta di diritto, che ha visto contrapporsi due filosofie all’interno dell’Ordine di Malta, e in cui probabilmente le questioni che sono state addotte come casus belli (la distribuzione di contraccettivi in tre programmi dell’Ordine di Malta, tra l’altro immediatamente chiuse appena ci si è resi conto del problema, o le diatribe finanziarie di un fondo svizzero con conseguente donazione all’Ordine di Malta) sono appunto casus belli.

Ricapitolare un po’ la storia è utile, anche se – come sempre – comprendere quale sia la ricostruzione esatta è tutta da definire.

Prima di tutto, uno sguardo al governo dell’Ordine di Malta: il Sovrano Consiglio è eletto dal Capitolo Generale ed ha un termine di cinque anni. È composto dal Gran Commendatore, che è il superiore religioso dei membri religiosi del’Ordine; il Gran Cancelliere, che funge da una sorta di ministro degli Esteri e degli Interni; il Grande Ospitaliere, che è il ministro per le Questioni Umanitarie e la Cooperazione Internazionale; e il Ricevitore del Comun Tesoro, che è una sorta di ministro delle Finanze.

A questi si aggiungono sei consiglieri. Il Gran Consiglio ha potere esecutivo, il Capitolo Generale ha potere legislativo, il potere legislativo è nelle mani della Corte dell’Ordine.

La nomina di un gruppo di lavoro per raccogliere informazioni sulla decisione del Gran Maestro di sostituire Albrecht Boeselager, Cancelliere dell’Ordine di Malta, fu decisa dal Papa a inizio gennaio. La sostituzione era avvenuta a dicembre, quando nuovo Cancelliere dell’Ordine di Malta è stato nominato John Edward Critien lo scorso 14 dicembre. Era stato un comunicato dello stesso ordine di Malta a sottolineare che Boeslager era stato sostituito dopo aver rifiutato di rinunciare all’incarico su diretta richiesta del Gran Maestro, venendo meno ai doveri di obbedienza.

L’Ordine di Malta ha sempre rivendicato la scelta di sostituire il Gran Cancelliere come una scelta di governo interno, rigettando quindi ogni possibile ingerenza sulla Sovranità dell’Ordine. In particolare, l’Ordine ha prima spiegato che la decisione del Santo Padre di nominare un gruppo è “frutto di un equivoco” con un comunicato diffuso lo scorso 24 dicembre , e poi – quando il lavoro del gruppo è proseguito con la raccolta di informazioni – con un comunicato diffuso l’11 gennaio, in concomitanza con l’incontro con gli ambasciatori accreditati presso l’Ordine che da sempre rappresenta l’inizio dell’anno per l’Ordine, così come lo è per la Santa Sede con l’incontro del Papa con il Corpo Diplomatico.

Carta Costituzionale dell’Ordine di Malta alla mano, il comunicato ribadiva che “la natura religiosa non esclude l’esercizio delle prerogative sovrane spettanti all’Ordine in quanto soggetto di diritto internazionale riconosciuto dagli Stati” e che “l’Ordine ha una rappresentanza diplomatica presso la Santa Sede, secondo le norme del diritto internazionale”

Da parte sua, Boselager aveva contestato i modi in cui la sua sostituzione era avvenuta, appellandosi in vari modi presso istituzioni giuridiche della Santa Sede, fino ad arrivare al Papa, sottolineando tra l’altro sia la presenza del Patrono dell’Ordine di Malta al momento della richiesta di dimissioni (una presenza che creava un vulnus giuridico) sia il fatto che non ravvedeva la volontà del Pontefice di procedere alla sostituzione.

Ed è qui che si era creata una frattura insanabile all’interno dell’Ordine di Malta, con una serie di lettere, accuse contro-accuse procedurali che avevano portato il Papa a costituire un gruppo, una commissione mista sollecitata in realtà da quanti hanno deciso di sostenere il Gran Cancelliere.

Di certo, la costituzione di un gruppo per raccogliere informazioni sulle vicende aveva creato l’idea che la Santa Sede contestasse tutto il lavoro umanitario svolto dall’Ordine di Malta. Per questo, un comunicato diffuso attraverso la Sala Stampa della Santa Sede lo scorso 17 gennaio lodava le iniziative dell’Ordine di Malta nel mondo, ribadendo “il suo appoggio ed incoraggiamento all’encomiabile lavoro che membri e volontari realizzano in varie parti del mondo, in compimento delle finalità dell’Ordine: la “tuitio fidei” (la difesa della fede) e l’ “Obsequium pauperum” (il servizio ai poveri, ai malati e alle persone più vulnerabili).”

Una attività che è continuata, nonostante tutto. Basta scorrere il sito dell’Ordine di Malta per vedere gli eventi pasquali organizzati in Ucraina o la cronaca di un recente incontro con l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni con focus sulla Libia.

Quanto cambierà dell’Ordine di Malta, ancora non si sa. Si costituirà sempre di più come una sorta di Ong cattolica, gestita in maniera manageriale, perdendo la sua identità fatta di nobiltà d’animo, prima che araldica, e ancorata agli antichi principi della cavalleria? O manterrà la sua identità, con una maggiore enfasi della sua sovranità che permette da 800 anni di essere vicina ai poveri del mondo?

La discussione è aperta. Ma di certo, l’Ordine di Malta ne uscirà rinnovato. Non è il primo momento della storia in cui vive alcune turbolenze interne. Ma la sua missione è sempre rimasta intatta. 

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