P. Kiley: "Noi, pastori del lavoro in un mondo secolare"

Padre Clete Kiley, sacerdote dell'arcidiocesi di Chicago impegnato nel sindacato UNITE HERE
Foto: Arcidiocesi di Chicago
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Essere sacerdoti, prima di tutto. E’ questo l’impegno di padre Clete Kiley, dell’arcidiocesi di Chicago, che da cinque anni è il direttore dell’ufficio delle politiche di immigrazione di UNITE HERE. Ovvero, lavora con uno dei sindacati più diffusi degli Stati Uniti, quello dei lavoratori degli alberghi e dei ristoranti. Un sindacato i cui membri sono quasi tutti latino-americani. “Sono cattolici, vengono da Paesi cattolici, ma sono molto secolarizzati. E il nostro primo impegno è quello di star loro vicino, da sacerdoti”, racconta ad ACI Stampa.

Padre Kiley è uno dei partecipanti al Seminario su Sviluppo Sostenibile e Futuro del Lavoro nel Contesto del Giubileo della Misericordia, che si è tenuto a Roma dal 2 al 5 maggio. Caritas Internationalis e Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale del Lavoro, hanno messo insieme uomini di Chiesa, sindacalisti, politici, “agenti di sviluppo” locali per comprendere come meglio essere vicini al mondo del lavoro.

Da cinque anni, padre Kiley lavora con il sindacato. Tutto è nato per caso. “Avevo lavorato come parroco a Chicago, soprattutto con gli immigrati, e poi nella Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, e uno del sindacato mi chiese se potevo dar loro una mano. E io dissi: ‘Non sono un free agent, devo prima chiedere al mio cardinale’. “

Il suo “cardinale” era l’allora arcivescovo di Chicago, il Cardinal Francis George, recentemente scomparso. “Dopo questa conversazione, sono andato a raccontare tutto al Cardinal George. E il Cardinale mi ha risposto: ‘A Chicago abbiamo una lunga storia di sacerdoti coinvolti nel mondo del lavoro. Tu lo vuoi fare?’ E io ho risposto: ‘Mi sembra come una chiamata, ma lei me lo deve confermare’. E il Cardinale ha risposto: ‘Mi sembra una cosa interessante. Ma ricorda che devi essere un prete in una situazione molto secolare’.”

Un impegno che padre Kiley non ha mai dimenticato. “La prima cosa che ho fatto – continua a raccontare – è stata creare un ponte tra la Conferenza Episcopale USA e il mondo del sindacato per promuovere una riforma dell’immigrazione”.

L’impegno di padre Kiley, che per la sua passione è diventato particolarmente noto negli USA, ha incoraggiato anche altri sindacati a chiedere il sostegno di un sacerdote. “Una volta – ricorda padre Kiley - mi hanno detto che prima c’erano molti preti che lavorano per il sindacato, e che ora non c’erano più. Mi sono reso conto che invece c’erano, ma non erano organizzati. Per questo abbiamo sviluppato una sorta di ‘training’ per sacerdoti che si vogliono impegnare nel mondo del lavoro, e abbiamo svolto fino ad ora cinque corsi di formazione sul tema”.

Il risultato è che ora ci sono circa 150 sacerdoti nel loro network di sacerdoti impegnati nel mondo del lavoro. Ma l’impegno principale è appunto quello di essere prima di tutto sacerdoti.

“Si tratta – dice padre Kiley – di pastori delle parrocchie, e quello che chiediamo loro è di stare vicino ai lavoratori, perché basta star loro vicino per comprendere i loro problemi. Metà dei sacerdoti che abbiamo formato sono loro stessi migranti”.

Il mondo del lavoro che frequenta padre Kiley è fatto soprattutto da latinos, cattolici di cultura, scarsamente disposti a perdere la loro identità nazionale per una nuova cittadinanza, spesso disperati che hanno varcato il confine senza documenti. In generale, persone che hanno così bisogno di lavorare che non si curano dei loro diritti.

“Per incoraggiarli, possiamo utilizzare l’immagine del Papa, dire che Papa Francesco sta con loro”, dice padre Kiley.

E poi racconta la storia di una donna a Chicago, di origine peruviana, che ha lanciato il programa di “Pastoral Migratoria” ispirandosi a un passaggio del documento di Aparecida che invita le persone ad essere “agenti del proprio sviluppo”, e ha così incoraggiato i lavoratori a migliorare le loro condizioni. E poi di un sacerdote della diocesi di Camden, che ha aiutato i lavoratori dei casino di Atlantic City a risollevarsi dopo l’uragano che l’anno scorso devastò la zona e portò alla chiusura di molti hotel e casino. “Lui è partito, è stato vicino a loro, ha mostrato la presenza della Chiesa”, dice.

Perché – aggiunge – “si tratta di un mondo secolare, ma noi possiamo dar loro una speranza. Quando perdi una causa di lavoro, e stai lavorando 14 ore al giorno, ti senti disperato. Dove ti rinnovi? Dove puoi trovare consolazione? È lì che noi siamo vicino ai lavoratori”.

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