Pace e medicine per tutti: gli appelli della Santa Sede negli organismi internazionali

La Sede delle Nazioni Unite a Ginevra
Foto: AG
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La pace che passa attraverso delle risorse comuni, come l’acqua. Ma anche l’accesso alle medicine per tutti, difeso con forza in sede di trattato internazionale. E il lavoro fatto per la tutela delle minoranze. Gli osservatori della Santa Sede presso le Nazioni Unite di New York e Ginevra, nonché quello presso l’OSCE a Vienna, hanno messo questi temi sul tavolo nelle sessioni che si sono tenute dall’7 al 22 novembre.

L’ultimo intervento, in ordine di tempo, è stato pronunciato dall’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permantene della Santa Sede presso la sede ONU di New York. Lì, il 22 novembre, il Consiglio di Sicurezza parlava di “Mantenere la pace internazionale e la sicurezza: acqua, pace e sicurezza”. Un tema spinoso.

Perché la ricerca dell’ “Oro blu”, ovvero dell’acqua, è diventato una delle principali cause di conflitto. Perché ci sono anche le cosiddette migrazioni climatiche, che nascono dal modo in cui il clima agisce sul territorio e non permette gli approvvigionamenti. E perché il tema del cambio climatico, e dell’acqua come risorsa per tutti, è stato affrontato a più riprese dalla Santa Sede, e non solo nella Laudato Si.

Così, l’arcivescovo Auza nota che c’è sempre più richiesta di acqua per l’agricoltura e l’industria, e di questo tutti dovrebbero essere consapevoli. E ha messo in luce che l’accesso all’acqua potabile è “un diritto umano basico e universale”, e che i poveri devono avere l’assicurazione di potervi accedere. Ci sono sfide per la pace che sono proprio correlate al bisogno di acqua, ma la Santa Sede vi vede un’opportunità per una maggiore collaborazione, con soluzioni che non siano solo economiche, tecniche o politiche, ma anche etiche.

Il principio è quello della dignità umana, da preservare ad ogni costo perché l’essere umano è creatura di Dio. E questo principio è alla base di tutti gli interventi diplomatici della Santa Sede. Si potrebbe dire che è la “raison d’etre” della sua diplomazia.

Si nota anche dagli interventi di monsignor Urbanczyk, Osservatore Permanente presso l’OSCE di Vienna, che ha rappresentato la Santa Sede alla terza sessione supplementare sulla dimensione umana su “Minoranze Nazionali, costruzine di ponti e integrazione”, che si è tenuta lo scorso 11 novembre. In particolare, la Santa Sede chiede maggiore inclusione nelle minoranze nei processi politici e sociali delle nazioni, con una attenzione speciale alle donne parte di una minoranza, perché le donne “possono dare un importante contributo sia alla loro minoranza, sia all’intera società”.

In generale, la Santa Sede chiede un maggiore sforzo educativo, perché è “attraverso sistemi educativi ben sviluppati che l’integrazione delle minoranze nazionali può non solo essere portata avanti, ma anche sostenuta”. A questo, si aggiunge il ponte tra minoranze dato dalla “dimensione spirituale”, perché la dimensione religiosa delle minoranze “è particolarmente importante”, ne marca “la storia e l’identità” e le forma come comunità.

Da Vienna a Ginevra, dove il 7 e il 9 novembre si è discusso di armi biologiche e di TRIP, ovvero il diritti commerciali della proprietà intellettuali. L’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU di Ginevra, si è soffermato al lungo sul tema dei TRIPs, in particolare per quanto riguarda l’accesso ai medicinali.

La Santa Sede nota che l’accesso universale ai medicinali è sostenuto dagli obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e questo è dunque “un momento unico della storia”, perché il raggiungimento dell’obiettivo viene vincolato alla lotta a malattie come AIDS, tubercolosi, malaria, malattie neglette, epatiti.

Certo, c’è bisogno di solidarietà e partnership, in molti casi le medicine sono costose, in altri casi non c’è nemmeno la ricerca adatta, tanto sono rare le malattie. La Santa Sede però fa perno sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per garantire accesso alle medicine per tutti, e in particolare per le nazioni meno sviluppate o ancora in via di sviluppo.

“Le medicine – afferma ancora l’arcivescovo Jurkovic – devono essere accessibili a prezzi che sia la comunità che gli individui possano sostenere. Dobbiamo porre in essere politiche che riflettono la dignità umana e l’approccio dei diritti umani, e dobbiamo confrontarci e rimuovere barriere, affrontare e questioni e accessibilità, e temperare una sproporzionata ed esagerata richiesta di profitto”.

Le parole d’ordine sono “solidarietà, sussidiarietà e bene comune”, e ritornano nell’intervento dell’Osservatore a Ginevra del 7 novembre, quando il tema sul tavolo è quello della Convenzione sulle Armi Biologiche. Un trattato salutato con favore come “il primo trattato multilaterale per abolire una intera categoria di armi di distruzione di massa”, e che ha creato una “norma internazionale che deve essere continuamente rafforzata”, specialmente oggi che continuamente ci sono scoperte tecnologiche continue e che quindi le minacce tradizionali e non tradizionali alla sicurezza “crescono e si combinano tra loro”.

“Le recenti diffusioni naturali di malattie sono un esempio della relazione tra il disarmo e lo sviluppo: sottolineano le limitazioni della risposta nazionale e interazionale” e in più creano maggiori ai problemi ai confini, specialmente ai confini delle nazioni più povere.

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