Padova non rinuncia alla festa di Sant'Antonio e fa volare il busto con la reliquia

Una festa diversa per evitare il contagio da coronavirus ma sempre vissuta con la passione per il santo

Il volo di Sant' Antonio
Foto: Luigino Teso / Santantonio.org
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Un lungo scampanio  si concorre di chiesa in chiesa, per tutta la città, mentre scende una sera luminosa, in cui  sembra che la notte non debba mai arrivare. Così Padova comincia la festa di Sant’Antonio, la festa più importante, che ha il suo incipit proprio  nella notte tra il 12 e il 13 giugno.

Quest’anno il programma è stato modificato e il senso di gioia, di festa, di lunga veglia e attesa è sfumato, raccolto. Non si sono potute organizzare le processioni tanto partecipate, quella del Transito del corpo del Santo, che rievoca il lento e doloroso cammino che Antonio morente compì in un carro trainato da buoi da Camposampiero a Padova, dove voleva morire, ma che si fermo’ all’ingresso della città, dove oggi sorge il quartiere dell’Arcella. Quel lungo cammino in genere compiuto da tantissima gente, e soprattutto da giovani e famiglie, tra canti, preghiere e condivisione festosa, si è ridotto ad un piccolo giro sul sagrato della chiesa dell’Arcella, con una breve processione accompagnata da persone in costume storico, per rievocare appunto la notte della morte di Anotnio, avvenuta il 13 giugno 1231.

E il flusso dei pellegrini, sempre ininterrotto in questa occasione, oggi è lento, distanziato, piuttosto silenzioso. Eppure in tanti sono voluti venire lo stesso. Sono le sette del mattino, la grande festa, già iniziata nel cuore della notte, entra nel vivo. Sul sagrato della basilica di Sant’Antonio si formano le prime fila di chi entra per partecipare alla messa (se ne celebreranno otto in tutta la giornata) e per chi si siederà sulle sedie predisposte all’esterno. Marianna, con un fazzoletto giallo intorno al collo, sessant’anni, ci racconta di arrivare da Palermo. “Ho avuto paura di non poter venire, quest’anno, fino all’ultimo siamo stati in sospeso, non si sapeva che avrebbero permesso di spostarci da una regione all’altra. Ma ora sono qui e mi sembra un sogno”. Non le pesa la differenza tra le altre feste e questa, tra tante restrizioni e senza quella festosa confusione che regna solitamente in un giorno come questo. “Quel che conta è essere qui, pregare il Santo, stare con lui…”, spiega Marianna.

Il sole è ormai alto, splende e quasi scotta. Le sedie sul sagrato godono di un’ombra che, mano  a mano, si sposta sempre più in là e il calore fa sventolare cappellini e fazzoletti. La gente continua ad arrivare, le sante messe vengono celebrate una dietro l’altra, ma con un intervallo necessario per sanificare l’interno della basilica, ogni volta. E fuori si attende, pregando ed esercitando una ammirevole pazienza. Qualche bambino, come da sempre accade, corre dietro ai piccioni, incurante del via vai dei fedeli.

Intorno i negozi e i bar si aprono, uno alla volta. Ma non tutti tirano su le saracinesche. C’è anche chi non aprirà mai più la propria attività. Anche qui il colpo inferto dal virus e dalle disposizioni per il contenimento della pandemia è stato forte. Un anno fa qui la gente faceva ressa per sedersi ad un tavolino o si accalcava nei negozi di souvenir e di oggetti religiosi. Ora è tutto tranquillo, pochi avventori. “Speriamo arrivino più tardi”, mormorano i camerieri di un caffè, proprio dirimpetto al sagrato della basilica.

Ore 10, celebrazione con il delegato pontificio monsignor Fabio Dal Cin. Ore 11. La messa solenne viene  celebrata dal vescovo di Padova, monsignor Claudio Cipolla. La piazza è gremita, ma sempre in modo disciplinato, la gente cerca di mantenere la distanza, ma com’è naturale, tutti vorrebbero raggiungere la tomba del Santo, o almeno sentirsi vicino fisicamente il più possibile. Monsignor Cipolla, nell’omelia, ricorda che proprio in momento difficili come quello che stiamo vivendo, l’esempio luminoso di fede e di carità incarnato da Antonio si fa più vicino, ci aiuta a trasformare questo periodo doloroso in opportunità di nuova vita. Questa festa, ricorda, ha un “sapore inedito”, ma il messaggio del patrono della città appare ancora più attuale e incisivo, nel segno di una fragilità che può rivelarsi forza. “Ci venga accordato il dono della vera conversione del cuore”, questo è il vero miracolo, sottolinea il vescovo, da chiedere e da ottenere.

Le ore trascorrono, con i fedeli che provano sentimenti diversi: felici comunque di esserci, consapevoli di vivere la festa in condizioni straordinarie, insomma tra gioia e mestizia.

Dopo mezzogiorno, è preparata una “sorpresa” per i pellegrini e la città intera: tutti a testa in su per vedere sorvolare un elicottero che porta in volo il Busto dorato che contiene una reliquia del corpo del Santo. Visto che non si è potuto portarlo fisicamente tra la gente in processione, come avviene normalmente, si è pensato di farlo alzare in volo, appunto, sopra la città, per farlo sentire presente in modo speciale. L’elicottero si alza dall’aeroporto militare Allegri e si dirige a Schiavonia, all’ospedale che è stato al centro della zona rossa di Vo’, dove si è concentrata la prima ondata epidemica. Qui il rettore della basilica, padre Oliviero Svanera, insieme al delegato vescovile per la Vita Consacrata, monsignor Alberto Albertin, impartiscono una benedizione. L’elicottero riparte e sorvola la città, e la gente lo segue con lo sguardo, agitando le braccia in segno di saluto, facendo il segno della croce, qualcuno piangendo.

La giornata volge al termine, ma non prima di riservare un altro momento di grande partecipazione: la messa solenne presieduta da padre Roberto Brandinelli, Superiore Provinciale dei Frati Minori Conventuali, seguita da una breve processione della reliquia del mento del Santo, dentro la basilica e sul sagrato. Ancora tanti fedeli, molta commozione. Luci e nuvole sulla città, che saluta il suo Antonio con le campane, e il cuore si stringe e insieme si allarga, guardando le cupole che sembrano veleggiare nel cielo della sera.

Aggiornamento ore 16.15

Nel pomerggio la stauta di sant' Antonio è stata portata su un carro nelle strade della città e in particolare all'ospadale a lui dedicato a Padova. Una breve cerimonia con la benedizione e una riflessione del vescovo Del Cin delegato pontificio di Loreto insieme alle autorità cittadine, e la benedizione con le relequie con una attenzione particolare ai malati e agli operatori sanitari.

"Il santo di tutti che è stato vicino a tutti" ha detto Del Cin è un invito per tutti a manifestare di poiù questa vicinanza e ritrovare lo stile della prossimità. 

 

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