Padre Felice Cappello: gesuita e confessore della misericordia del Padre

Ricorre domani l'anniversario della morte del gesuita che lasciò la scia di una luminosa santità

P. Cappello SJ
Foto: news.gesuiti.it
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Il 25 marzo 1962 spirava presso l'infermeria dell'Università Gregoriana di Roma, padre Felice Maria Cappello (1879-1962).

Gesuita, professore di diritto canonico e per oltre trent'anni confessore presso la chiesa di Sant'Ignazio al Campo Marzio, l'esistenza di questo religioso fu lineare ed ardente. Amò il Cristo e la sua Chiesa.

Nato a Caviola, un piccolo centro del Bellunese, già maturo anche se ragazzo, è simpatico a tutti.

Entrato giovanissimo nel Seminario della diocesi, vi uscirà sacerdote il 20 aprile 1902.

Alunno diligente, il suo curriculum vitae, annovera tre lauree: Teologia, Filosofia ed Utroque iure (diritto canonico e civile).

Appena ordinato è nominato professore del Seminario Gregoriano di Belluno.

Mutato l'intero staff di docenti, per dei  presunti sospetti di modernismo, lascia la sua Regione alla volta di Roma.

Nella Città eterna, don Capello vive il periodo più buio della sua esistenza. Seppur su di lui non c' è alcuna accusa e pur essendo stimato ed amato da molti, non riesce a trovare la propria strada.

Vince due concorsi, ma non viene collocato in graduatoria,

Il sacerdote, in questo periodo, mentre la notte sembra sorgere sulla sua vita, non si abbatte ed offre a Dio la propria pena.

Il suo esempio è attualissimo, soprattutto, se rivolto ai tanti che, quotidianamente, presi dal bisogno dell'esistenza non sanno cosa fare.

Come Sant'Ignazio di Loyola nel Santuario di Manresa, trascorre una notte in preghiera, nel Santuario della Madonna di Lourdes. E' una veglia di amore e di offerta a Dio.

La mattina seguente telegrafa, al padre provinciale della Compagnia di Gesù, chiedendo l'ingresso nell'istituzione ignaziana:è il 30 ottobre 1913.

Ammesso in noviziato, vive ciò che le Costituzioni consigliano in relazione alla vita dei novelli gesuiti. Ed è bello leggere, al punto 516, che :”nessuno dev'essere ammesso in alcuno de modi anzi detti, se non sarà ritenuto idoneo nel Signore Gesù Cristo”. Passo importante e che descrive la spiritualità ed il modo di procedere di padre Cappello, che diviene novizio solo per amore al Cristo.

Chi lo conobbe, come religioso, lo ricorda pio, umile e buonissimo .

Come professore di diritto canonico, presso l'Università Gregoriana, fu impareggiabile, ma ciò che colpisce, nel suo modo di essere, è la semplicità e quel sapersi fare piccolo con tutti. Duttilità ed intelligenza brillano sulle sue labbra, ma di più nel suo cuore.

Confessore ricercatissimo è amato dai molti che seguiva personalmente.

Uomo di moltissima carità dava tutto ciò che possedeva, compreso il tempo, il consiglio e la  partecipazione alle necessità dei fratelli.

Tanti gli episodi di solidarietà e tanta la povertà vissuta dal religioso,  per alleviare l'esistenza delle tante persone, strette nelle angosce del quotidiano.

Dotato di un forte raccoglimento interiore, sembra che prima di spirare, contemplando la parete, davanti al letto, abbia sorriso come se vedesse qualcosa di bello: Maria lo ha guidato, sempre, nelle strade della vita. Le ultime parole pronunciate furono quelle di Maria e di quel Figlio, tanto amato dal sacerdote e che brillano nel monogramma della Compagnia di Gesù.

Il corpo di padre Cappello riposa nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma.

E' in corso il processo di beatificazione e canonizzazione.

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