Padre Gerard, in Corea del Nord a curare i malati grazie ai Cavalieri di Colombo

Padre Gerard Hammond alla Convention dei Cavalieri di Colombo
Foto: Cavalieri di Colombo
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Si chiama padre Gerard, ha 83 anni, 57 dei quali trascorsi in Corea. A lui i Cavalieri di Colombo hanno conferito la 13 esima edizione del Premio Gaudium et Spes. E’ stato il Cavaliere Supremo Carl Anderson a consegnare il premio nel corso della 135 esima Convenzione annuale dei Cavaliri che si è svolta all’inizio del mese a St. Louis negli Stati Uniti.

Padre Gerard E. Hammond, sacerdote di Maryknoll si è impegnato in una missione eroica,  negli ultimi due decenni, al servizio della gente della della Corea del Nord.

Dalla Corea del Sud dove vive, ha attraversato il confine a nord più di 50 volte dal 1995 per fornire assistenza umanitaria agli adulti e ai bambini che soffrono di tubercolosi resistente ai farmaci.

Padre Gerard porta benedizioni, parole di conforto e la testimonianza cristiana della presenza. È entrato a far parte dei Cavalieri di Colombo nel 1960, anno dell'ordinazione sacerdotale ed è stato un forte sostenitore della recente istituzione dell'Ordine in Corea del Sud.

Ricevendo il premo Padre Hammond ha dato una benedizione in coreano e ha parlato del suo amore per i popoli della Corea del Nord, che non riescono spesso ad incontrare un prete cattolico. Il premio consiste in 100 mila dollari da poter usare a scopi umanitari.

Il Premio Gaudium et Spes è stato assegnato per la prima volta nel 1992 a Madre Teresa di Calcutta, ed è conferito a cattolici che danno testimonianza esemplare dell'amore di Dio nel mondo.

Ogni sei mesi, nel mese di maggio e novembre, il padre Hammond si reca dalla sua casa a Seul, fino alla Corea del Nord, con una squadra medica che cura circa 2.000 pazienti con tubercolosi resistenti ai farmaci.

Dal 1995, fino ad oggi senza interruzioni, questo gruppo è stato in grado di curare circa 250.000 persone, inizialmente pazienti con tubercolosi "normali", poi i casi più difficili su richiesta del Ministero della Salute della Corea del Nord.

E a proposito dei “venti di guerra” il sacerdote ha detto : "La Chiesa ha sempre sostenuto la riconciliazione”, ed ha aggiunto:  "Non voglio entrare in politica", ma  "le sanzioni aiutano veramente? Di solito, le sanzioni feriscono le persone, persone che non sono coinvolte in attività politiche.”

La premiazione è avvenuta durante la Cena degli Stati, un evento che conclude la Convention annuale e riunisce appunto tutti i rappresentanti degli Stati di da cui provengono i Cavalieri.

E’ anche l’occasione per fare il punto delle attività dei Cavalieri di Colombo in tutto il mondo. Nel suo discordo il Cavaliere Supremo Anderson ha fornito un breve riepilogo dei principali successi dei Cavalieri di Colombo nell'ultimo anno.

Proprio in Corea i Cavalieri hanno fondato il loro primo Consiglio 10 anni fa.

Un’altra zona del mondo nella quale sono particolarmente attivi i Cavalieri di Colombo è il Medio Oriente. Ad Aleppo in Siria in particolare opera l'arcivescovo Jean-Clement Jeanbart che ha guidato coraggiosamente la comunità greca cattolica Melkita.

"Tre anni fa non era chiaro se saremmo sopravvissuti, ha detto l'arcivescovo Jeanbart al Nation Catholic Register.  L'arcivescovo non ha mai pensato di lasciare il proprio gregge, nonostante la violenza selvaggia contro le case cristiane, le imprese, le scuole e i luoghi sacri. Al contrario, l'arcivescovo Jeanbart è diventato la voce più eloquente per chiedere ai cattolici e ai governi occidentali di aiutare i cristiani a rimanere in Siria.

"Quest'anno, centinaia di cristiani sono tornati ad Aleppo dal Libano e abbiamo aiutato circa 20 famiglie a ritornare da lontano: Europa, Canada, Venezuela", ha detto l'arcivescovo Jeanbart. Un altro indicatore del rilancio della comunità è un aumento della registrazione per il nuovo anno scolastico. Prima della guerra, circa 175.000 cattolici vivevano in Aleppo, che era una volta  il centro industriale del paese.

Oggi ne rimangono meno di 75.000. "Abbiamo ripristinato più di 580 case", ha affermato, con l'aiuto di sostenitori in Europa e negli Stati Uniti. Gli aiuti in corso provengono da molti quartieri cattolici tra cui i Cavalieri di Colombo.

L'arcidiocesi dell'arcivescovo Jeanbart aiuta tutti i cristiani in difficoltà, e non solo i cattolici siriani”.

Il grazie ai Cavalieri è arrivato anche dal Libano, dal Patriarca Ignazio Youssef III Younan che ha raccontato come il fanatismo islamico abbia creato "una situazione orrenda" in Iraq e in Siria, che influenza la stabilità dei paesi vicini come il Libano.

"Stiamo soffrendo. E’ in gioco la nostra sopravvivenza”. In Libano vivono circa 2 milioni di profughi provenienti dalle guerre in Iraq e Siria. E il Libano è un paese di appena 4 milioni. I cristiani hanno generalmente paura dei campi delle Nazioni Unite, e preferiscono le organizzazioni private e della Chiesa.

Il Patriarca ancora una volta ha parlato della indifferenza dei governi e della grande attività invece delle organizzazioni cattoliche come i Cavalieri di Colombo, che "hanno visitato i rifugiati siriani e iracheni per alleviare le loro condizioni terribili. Come il buon samaritano, essi emulano Gesù, condividendo nella loro sofferenza, consolandoli, incoraggiandoli e ricordandoli che il Signore non li abbandonerà mai ".  

In effetti dal 2014, l'organizzazione dei Cavalieri ha raccolto più di 13 milioni di dollari per i rifugiati cristiani, fornendo cibo, vestiti, medicina e rifugio a migliaia di sfollati.

Inoltre l'anno scorso i Cavalieri hanno fornito le prove di atrocità contro i cristiani del Medio Oriente in un importante rapporto: "Genocidio contro i cristiani in Medio Oriente".

Per il futuro il Cavaliere Supremo Anderson ha annunciato che l'organizzazione raccoglierà 2 milioni di dollari per ripristinare la città di Karamdes, distrutta dall’ Isis nel 2014, da dove sono fuggiti 3.500 residenti, soprattutto cristiani.

E ci sarà il 26 novembre una importante iniziativa di preghiera promossa dai Cavalieri che parteciperanno alla Conferenza dei Vescovi Cattolici statunitensi per una giornata di preghiera seguita da una settimana di informazione.

Da non dimenticare anche il lavoro umanitario a Cuba. L'ordine è nell’isola dal 1909 e nel 2010 il cardinale cubano Jaime Ortega è stato premiato con il premio Gaudium et Spes.

In quell’anno si aprì il Seminario Nazionale di San Carlos e San Ambrosio, la prima costruzione nuova cattolica consentita in oltre cinquant'anni, dal momento che Fidel Castro prese il potere nel 1959. I Cavalieri hanno contributo con l’ 80 per cento dei fondi.

Voci di tante Chiese sono arrivate tramite i cardinali come Dziwisz, che ha ringraziato per il sostegno della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia lo scorso anno.

Apprezzamento per il lavoro dei Cavalieri anche dal cardinale Di Nardo presidente dell'USCCB, soprattutto per l’impegno nella costruzione di una cultura della vita e di raggiungere i bisognosi e quelli ai margini della società .

Papa Francesco ha fatto giungere il suo saluto alla Convention dei Cavalieri con messaggio a firma del cardinale Parolin. Il tema della Convention di quest’ anno “Convinti dell'amore e del potere di Dio” - indica la fonte segreta di tutta la vita e della missione cristiane: la nostra convinzione che l'amore salvifico di Dio, rivelato nella morte e nella risurrezione di suo Figlio e versato nei nostri cuori dalla Santa Spirito, ci spinge a condividere la Buona Novella della salvezza con ogni uomo e donna. È proprio questa "convinzione" che sottende tutto il nostro entusiasmo per l'evangelizzazione”.

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