Paolo VI e la sua diocesi bresciana nel giorno della canonizzazione

Una suggestiva immagine di Paolo VI
Foto: pd
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“O san Paolo VI, figlio della nostra terra, discepolo di Cristo nella fede, pastore della Chiesa, santo dinanzi a Dio e agli uomini, invochiamo con gioia la tua protezione. Tu, ora nella piena Luce di Dio, continua ad intercedere per la Chiesa e la sua missione. Ottieni a noi, ancora pellegrini, le grazie necessarie per seguire Gesù Cristo, unico salvatore del mondo.

Sostienici nella fiduciosa e perseverante docilità allo Spirito Santo, perché, confortati dal tuo mirabile esempio di vita consacrata a Cristo e alla Chiesa,resi forti dalla tua potente intercessione, giungiamo al premio dell’eterna santità. Proteggi la Chiesa, sostieni gli uomini e le donne del nostro travagliato tempo, accompagnaci perché l’amore a Cristo si rafforzi nutriti dalla Parola e dall’Eucaristia, che ci fa tuo mistico Corpo, germe di quel Regno che in Dio sarà beatitudine eterna nella Comunione dei santi. Amen”.

La preghiera è stata composta dal vescovo della diocesi di Brescia, Pierantonio Tremolada per la canonizzazione di Papa Paolo VI.

Da Brescia sono partiti molti fedeli e per comprendere meglio il fermento per l’avvenimento abbiamo chiesto a monsignor Tremolada di raccontarci in quale modo la sua diocesi si è preparata per questa canonizzazione: “Da alcuni mesi ci stiamo preparando attraverso la preghiera diocesana ed un pellegrinaggio diocesano a Roma. Ufficialmente siamo 5000. Nella mia intenzione è fare di questa canonizzazione non un punto di arrivo, ma un punto di partenza, perché mio desiderio è una maggior conoscenza in Italia della sua figura. In questi mesi è aumentato il numero dei pellegrini a Concesio, luogo natale; vorremmo aumentare questi pellegrinaggi e faremo in modo che i pellegrini possano conoscerlo meglio; poi vorremmo valorizzare i luoghi, dove Papa Paolo VI ha trascorso la propria vita e si conserva la memoria. Eppoi nel prossimo anno è intenzione creare piccoli santuari, dove ogni venerdì sera si pregherà insieme con me”.

Nel suo pontificato il Papa usò spesso l’espressione ‘fumo di Satana’: perché considerava il popolo cristiano sacro?

“La Parola di Dio afferma che il popolo è sacro. Paolo VI è rimasto fedele a questa verità: la santità del popolo di Dio ha precise caratteristiche. La Chiesa stessa è santa, cattolica ed apostolica. La santità nella Chiesa stava molto a cuore al papa, come è dimostrato nei documenti. La santità nella Chiesa diventa poi testimonianza nella forma della carità e della giustizia. Inoltre Paolo VI ha stimolato la Chiesa a vivere in costante conversione. Ecco i motivi per cui papa Paolo VI insisteva sulla santità della Chiesa”

Fin dai tempi di assistente della Fuci papa Paolo VI ha sempre avuto grande stima dei giovani: a cosa li invitava?

“Paolo VI ha sempre amato i giovani. Nella sua esperienza ha sempre esortato i giovani ad avere a cuore Gesù e a prendersi la responsabilità per il bene del mondo attraverso la ‘simpatia’, perché il mondo va amato e salvato. Perché questo avvenga occorre coltivare una capacità di lettura per comprendere i segni dei tempi della realtà. Su questo insisteva molto e voleva che i giovani si prendessero alcune responsabilità anche nella vita pubblica e si impegnassero nella vita civile e politica, proprio perché il mondo ha bisogno della testimonianza dei credenti. E’ un messaggio attuale per i nostri giovani, perché il ripiegamento dei giovani in una visione individualistica non è da cristiani”.

Lei ha scritto una lettera pastorale, intitolata ‘Il bello del vivere’, in cui invita a vivere la santità: in quale modo raccontarla ai giovani?

“E’ importante far percepire loro che la santità non è l’eroismo di pochi, ma è la forma bella della vita a cui siamo chiamati. Mostrare la bellezza della vita significa dare attuazione alla santità, perché essa è il nome religioso della bellezza. Quando guardiamo al mistero della vita riconosciamo i semi della santità. Nella lettera l’invito è chiaro: date alla vostra vita quella ‘forma’ a voi più consona e la renderà più autentica. Nella misura in cui faranno ciò i giovani saranno più soddisfatti di se stessi e contribuiranno a rendere la società più bella”.     

E nel momento della canonizzazione la diocesi di Brescia cosa succede ?

“In occasione della canonizzazione di papa Paolo VI ho rivolto un invito ai parroci ed ai rettori delle chiese della diocesi. Alle ore 12.00 hanno suonato a distesa le campane delle chiese. Il gesto è un segno di comunione e di partecipazione spirituale a questo straordinario momento del cammino della nostra chiesa bresciana”.

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