Paolo VI e quelli appunti minuti: il racconto del Cardinale Bertone

Una immagine di Paolo VI
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Le omelie e i discorsi di Paolo VI erano scritti a mano con la sua grafia minuta, frutto di uno studio incessante che non si fermava mai. E che Paolo VI leggesse veramente i libri che si faceva procurare è stato provato in maniera inoppugnabile dal Cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato emerito. Che si procurò il manoscritto per vedere se davvero il Papa aveva letto i libri su una catechesi che aveva chiesto a un confratello salesiano di procurargli. C’erano.

Questo, e molti altri aneddoti su Paolo VI sono contenuti nel volume “I miei Papi” del Cardinale Tarcisio Bertone (Elledici). Per lui, Paolo VI è il Papa della maturità, quando comincia ad essere un teologo conosciuto, che fa a volte da consulente di monsignor Macchi, segretario del Papa, per “situazioni di minore importanza”, ma che riesce anche ad intrufolarsi nel Palazzo Apostolico al ritorno del Papa da Gerusalemme, e lo vede da dietro una tenda recarsi ad affacciarsi in piazza, secondo quello stile collegiale che in pochi riconoscono a Papa Montini, e che pure fu così presente negli anni di Pontificato.

Era un Papa che amava i salesiani, ricorda il Cardinale Bertone. Ma soprattutto, era un Papa che “amava”. E, sebbene il Cardinale ne tratteggi il profilo come quello del “Papa della pace”, colpito dalle attività, dai viaggi, e in particolare dall’enciclica Populorum Progressio, è proprio l’amore che caratterizza sia il Pontificato di Montini, sia gli anni da Cardinale arcivescovo di Milano.

È in quell’occasione che Bertone ha modo di conoscere un arcivescovo di Milano pronto ad annunciare la parola di Dio in ogni dove, a parlare di amore con i giovani, e a creare quell’entusiasmo evangelizzatore che era uno dei più grandi frutti del Concilio Vaticano II che si celebrava in quegli anni, e che Paolo VI portò a termine.

E, con l’entusiasmo del giovane teologo, il Cardinale Bertone ne racconta i grandi gesti, come il dono della tiara pontificia ai poveri, o “il suo inginocchiarsi nella cappella Sistina dinanzi al Metropolita Ortodosso Melitone, il suo offrirsi al posto degli ostaggi, la preghiera ai funerali di Aldo Moro, fecero molta impressione”.

DI Papa Paolo VI, al Cardinale Bertone resta soprattutto un ricordo personale, che è quello dei testi straordinari che scriveva il Papa e di cui lui e i suoi confratelli si abbeveravano. Testi scritti appunto in una grafia minuta, e a mano, dal Papa stesso.

“Anche i discorsi delle Udienze del mercoledì – ricorda il Cardinale Bertone - li scriveva a penna e poi li metteva sotto la porta della camera di Monsignor Bossi il quali li dattilografava. Il mattino venivano fatte le varie copie per l’Udienza: per la lettura del Papa, per l’Osservatore Romano, per la Sala Stampa Vaticana, ecc”.

Il Cardinale Bertone ricorda che “il Papa, per preparare i suoi discorsi, leggeva molti libri e attingeva a molti autori”, incaricando di acquistarli don Angelo Gallenca, un sacerdote fidato che era saleisano.

“Don Gallenca – ricorda ancora il Cardinale Bertone - ha conservato con sé centinaia di biglietti autografi del Papa dove gli diceva: ‘Caro don Angelo, puoi acquistarmi questo libro presso la Libreria Ancora, oppure presso la Libreria Paolina di Via della Conciliazione?’. E don Gallenca andava ad acquistargli questi libri”.

Tra i libri che aveva chiesto di acquistare, anche “Valore e attualità del Sacramento del matrimonio”, dell’Ateneo Salesiano. E così, il giovane Bertone ebbe la curiosità di sapere se il Papa avesse incluso la citazione del volume già nel manoscritto, e che questo non fosse stato aggiunto solo successivamente. “Ho chiesto – dice – a monsignore Giovanni Benelli, Sostituto della Segreteria di Stato, se fosse possibile avere una fotocopia del manoscritto del Papa. Monsignor Benelli mi mandò la fotocopia del manoscritto del Papa di un discorso sulla penitenza come sacramento di crescita spirituale, di crescita della personalità, non solo come sacramento della remissione dei peccati. Effettivamente, il Papa aveva letto e citato esattamente l’Autore e il libro. Questo dice che Papa Montini continuava a crescere nella conoscenza della teologia e della pastorale. Valorizzava tutti”.

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