Papa Francesco, a Cipro e in Grecia per chiedere all'Europa un nuovo stile di accoglienza

Il viaggio del Pontefice per mettere sotto i riflettori le responsabilità politiche delle migrazioni

Papa Francesco a Lesbo
Foto: Vatican Media
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Il viaggio di Papa Francesco a Cipro e in Grecia si sa nasce per poter avere ancora una volta occasione di puntare i riflettori sulla questione delle migrazioni.

E di questo il Papa ha parlato praticamente in ogni incontro ai politici ovviamente a Cipro, dove ha legato la drammatica situazione della divisione dell’isola alla questione dei muri, e ad Atene dove il Papa ha parlato di democrazia in sfacelo, anche per la questione irrisolta dei migranti e al fatto che l’ Europa non sappia affrontare il problema.

E dei migranti ha parlato negli incontri con la Chiesa Ortodossa. Nessun passo in avanti sul cammino dell’ecumenismo di fatto se non la ricerca di temi sociali comuni, ma ancora una volta la questione dei migranti. 

Nelle messe, negli incontri con i religiosi, e ovviamente a Lesbo ed a Cipro negli incontri con i migranti stessi. 

Lo sguardo del Papa è tutto all’integrazione, a quella “macedonia” come ha detto i cattolici di Cipro che indica la universalità della Chiesa, ai volti degli altri, alla necessità di guardare tutti insieme verso Gesù. 

In definitiva il Papa ha colto l’occasione per una fattiva critica politica e per una predicazione diretta e parrocchiale ai fedeli perché siano degli evangelizzatori nelle vita di ogni giorno. 

I riferimenti alla cultura della antica Grecia, alla vicenda di Ulisse, che il Papa ha citato più volte, sono degli indicatori di come per Francesco si possa ritornare alla “radice” della cultura europea che lui vede come cultura “accogliente”. 

La storia insegna però che non è stato sempre così semplice e se oggi il Mediterraneo per il Papa corre il rischio di essere solo un cimitero, nei secoli è stato occasione di commercio e teatro di guerra. 

L’indicazione più forte che arriva da questo viaggio è forse ancora una volta il richiamo a quello “stupore della fede” di cui spesso parla Francesco, che fa andare i cristiani contro corrente e verso l’altro nel quale si vede il volto di Gesù.  

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