Papa Francesco ad Asti: “Oggi il nostro Re dalla croce ci guarda a braccia aperte”

Santa Messa nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo e recita dell’Angelus nella Cattedrale di Asti

Il Papa ad Asti
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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“Dobbiamo pregare per questa Chiesa di Asti, affinchè arrivino vocazioni. Preghiamo il Signore perché benedica questa terra. Da queste terre mio padre è partito per emigrare in Argentina; e in queste terre, rese preziose da buoni prodotti del suolo e soprattutto dalla genuina laboriosità della gente, sono venuto a ritrovare il sapore delle radici. Ma oggi è ancora una volta il Vangelo a riportarci alle radici della fede”. Con queste parole Papa Francesco si presenta ad Asti, precisamente nella Cattedrale, dove per la Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, presiede la Santa Messa e incontra la Comunità Diocesana dalla quale erano partiti i genitori per emigrare in Argentina e incontra i giovani provenienti da tutta la regione in occasione della XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù celebrata oggi nelle Chiese particolari.

Da ieri il Papa è in Piemonte. Qualche giorno nel nord Italia per “tornare alle sue radici”, come lui spesso ama dire, perché “le radici sono importanti”. L’occasione è stata proprio il 90° compleanno di una sua cugina. Dopo il pranzo in famiglia a Portocomaro, alle 15:30, Papa Francesco ha fatto visita a una casa di riposo e ospitalità per anziani poco distante. Quindi, si è recato a Tigliole, frazione San Carlo, per far visita a un’altra cugina.

Nella Solennità di Cristo Re “osservando Gesù, la nostra idea di re viene ribaltata. Proviamo a immaginare visivamente un re: ci verrà in mente un uomo forte seduto su un trono con delle insegne preziose, uno scettro tra le mani e anelli luccicanti tra le dita, mentre proferisce ai sudditi parole solenni. Questa, grosso modo, è l’immagine che abbiamo in testa. Guardando Gesù, vediamo che è tutto il contrario”, dice il Papa nell’omelia nella Cattedrale di Asti.

“Fa di più: non punta il dito contro nessuno, ma apre le braccia a tutti. Così si manifesta il nostro Re: a braccia aperte, a brasa aduerte – continua il Pontefice - Solo entrando nel suo abbraccio noi capiamo: capiamo che Dio si è spinto fino a lì, fino al paradosso della croce, proprio per abbracciare tutto di noi, anche quanto di più distante c’era da Lui: la nostra morte, il nostro dolore, le nostre povertà, le nostre fragilità, le nostre miserie. Ecco il nostro Re, Re dell’universo perché ha valicato i confini più remoti dell’umano, è entrato nei buchi neri dell’odio e dell’abbandono per illuminare ogni vita e abbracciare ogni realtà. Fratelli, sorelle, questo è il Re che festeggiamo!”.

Poi la domanda di Papa Francesco. Dopo aver guardato Gesù crocifisso, cosa possiamo fare? “Il Vangelo oggi ci pone davanti a due strade. Di fronte a Gesù c’è chi fa da spettatore e chi si coinvolge. Alla vista del Crocifisso restano spettatori: non fanno un passo in avanti verso Gesù, ma lo guardano da lontano, curiosi e indifferenti, senza interessarsi davvero, senza chiedersi che cosa poter fare. Se sei re, salva te stesso!”Salva te stesso, esattamente il contrario di quello che sta facendo Gesù, che non pensa a sé, ma a salvare loro. Però il salva te stesso contagia: dai capi ai soldati alla gente, l’onda del male raggiunge quasi tutti. Ed è un’onda dilagante che si trasmette per indifferenza, perché quella gente parla di Gesù ma non si sintonizza neanche un momento con Gesù. È il contagio letale dell’indifferenza. Una brutta malattia l’indifferenza.  Pensiamo che il male contagia. A me piace domandare alla gente, quando tu dai l’elemosina ai poveri lo guardi negli occhi? Ognuno faccia oggi la risposta. L’onda del male si propaga sempre così: comincia dal prendere le distanze, dal guardare senza far nulla, dal non curarsi, poi si pensa solo a ciò che interessa e ci si abitua a girarsi dall’altra parte”.

“Ma c’è anche l’onda benefica del bene. Tra tanti spettatori, uno si coinvolge, il buon ladrone – commenta il Papa - Così un malfattore diventa il primo santo: si fa vicino a Gesù per un istante e il Signore lo tiene con sé per sempre. Ora, il Vangelo parla del buon ladrone per noi, per invitarci a vincere il male smettendo di rimanere spettatori. Da dove cominciare? Dalla confidenza, dal chiamare Dio per nome, proprio come ha fatto il buon ladrone, che alla fine della vita ritrova la fiducia coraggiosa dei bambini, che si fidano, chiedono, insistono. E nella confidenza ammette i suoi sbagli, piange ma non su sé stesso, bensì davanti al Signore. E noi, abbiamo questa fiducia, portiamo a Gesù quello che abbiamo dentro o ci mascheriamo davanti a Dio, magari con un po’ di sacralità e di incenso?”.

Francesco conclude l’omelia dalla Cattedrale di Asti e pone a tutti un quesito. “Fratelli, sorelle, oggi il nostro Re dalla croce ci guarda a brasa aduerte. Sta a noi scegliere se essere spettatori o coinvolti. Vediamo le crisi di oggi, il calo della fede, la mancanza di partecipazione... Che cosa facciamo? Ci limitiamo a fare teorie, a criticare, o ci rimbocchiamo le maniche, prendiamo in mano la vita, passiamo dai “se” delle scuse ai “sì” della preghiera e del servizio? Tutti pensiamo di sapere che cosa non va nella società, nel mondo, anche nella Chiesa, ma poi facciamo qualcosa? Ci sporchiamo le mani come il nostro Dio inchiodato al legno o stiamo con le mani in tasca a guardare?”, finisce così il Pontefice.

 

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