Papa Francesco, ad Iquique per celebrare “la terra dei sogni” e dell’ospitalità

Papa Francesco celebra Messa a Iquique, nell'ultima tappa del suo viaggio in Cile, 18 gennaio 2018
Foto: Giselle Vargas / ACI Group
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Si chiama Iquique, e in lingua Aymara significa “Terra di sogni”. Ma la città che si affaccia sul Pacifico, luogo di accesso verso il Perù e anche verso la Bolivia, è il posto dove tante culture si incrociano. Per questo, l’ultima Messa di Papa Francesco in Cile è dedicata proprio all’integrazione dei popoli. Perché la terra dei sogni “continui ad essere anche terra dell’ospitalità”.

Fondata nel XVI, parte del vicereame del Perù prima di diventare territorio cileno, nella zona di Iquique ci sono grandi miniere, tra cui quelle di salnitro. E proprio a questa situazione di sfruttamento è legato uno degli episodi dolorosi della storia della città: il massacro ad opera dell’esercito dei lavoratori delle miniere di salnitro in sciopero per le condizioni di lavoro inumane, avvenuto nel 1907 

Ma Iquique è una città che sa ricostruirsi, come ha fatto dopo il terremoto del 1868, e come ha fatto dopo quelli del 2005 e del 2014. Una città che ha una area commerciale immensa, un casinò, diversi edifici storici. Una città di confine.

La Messa è celebrata in onore di Nuestra Senora del Carmen, Madre y Reina del Cile. Per l’occasione, c’è la statua della Virgen de Tirana sull’altare, trasportata lì dal suo santuario dove è oggetto di grande devozione popolare. La statua è esposta insieme alle immagini di San José, che rappresenta il primo migrante, e di San Lorenzo de Tarapaca.

Il brano evangelico è quello delle nozze di Cana. Papa Francesco plaude alla festosità del popolo cileno, alla festa religiosa che diventa festa dell’intero villaggio, che si prolunga, che entra nelle case. “Questa terra, abbracciata dal deserto più arido del mondo, sa vestirsi a festa”, afferma il Papa.

Papa Francesco ricorda che la “terra dei sogni” ha “saputo ospitare gente di diversi popoli e culture che hanno dovuto lasciare i loro cari e partire”, con la speranza di “ottenere una vita migliore”, ma anche con “bagagli carichi di incertezza per quello che verrà”.

Il Papa sottolinea che “Iquique è una zona di immigrati che ci ricorda la grandezza di uomini e donne”, e di famiglie intere che “non si danno per vinte di fronte alle avversità, in cerca di vita”. Famiglie che “sono icone della Santa Famiglia, che dovette attraversare deserti per continuare a vivere”.

Per questo, Papa Francesco fa l’invito che la terra dei sogni continui ad essere anche terrà di ospitalità “festosa”, perché “non c’è gioia cristiana quando si chiudono le porte”, né quando si fanno sentire gli altri di troppo.

Il Papa chiede dunque di mettersi in ascolto, per riconoscere “coloro che hanno una vita ‘annacquata’, e che hanno perso, o ne sono stati derubati – le ragion per celebrare”.

È un invito alla denuncia, a dire come Maria a Cana che “non hanno più vino” , perché “il grido del popolo di Dio, il grido del povero, che ha forma di preghiera e allarga il cuore”, ci insegna a stare attenti a “tutte le situazioni di ingiustizia”, alle “nuove forme di sfruttamento”, così come alla “precarizzazione del lavoro che distrugge vite e famiglie”, a quelli che “approfittano dell’irregolarità di molti migranti”, alla mancanza di terra, tetto e lavoro – le tre parole che il Papa ripete sempre quando incontra i movimenti popolari.

Quello del Papa è anche un invito all’impegno civile. Sempre guardando alle nozze di Cana, il Papa esorta ad essere come i servi che hanno dato una mano, e chiede che “la nostra solidarietà e il nostro impegno per la giustizia facciano parte del ballo e del canto che possiamo intonare a nostro Signore”.

E ancora, il Papa concentra il suo sguardo sui migranti, chiede di approfittare per “imparare a lasciarci impregnare dai valori, dalla sapienza e dalla fede che i migranti portano con sé”, senza chiuderci a quelle ‘anfore’ “piene di sapienza e di storia che portano quanti continuano ad arrivare a queste terre”.

“Non priviamoci di tutto il bene che possono offrire”, chiosa Papa Francesco. Ed esorta a lasciare che “ Gesù possa completare il miracolo, trasformando le nostre comunità e i nostri cuori in segno vivo della sua presenza, che è gioiosa e festosa perché abbiamo sperimentato che Dio è con noi, perché abbiamo imparato ad ospitarlo in mezzo a noi”.

Al termine della Messa, prima di partire per il Perù, il Papa ringrazia il Cile, la presidente Bachelet dell’invito, i volontari, e ricorda che il suo pellegrinaggio prosegue in Perù, “popolo amico e fratello di questa Patria Grande di cui siamo invitati a prenderci cura. Una Patria che trova la sua bellezza nel volto multiforme dei suoi popoli”. E infine, un saluto ai pellegrini venuti da Perù, Bolivia e  "in particolare a quelli che vengono dall'Argentina, la mia patria. E grazie agli argentini che mi hanno accompagnato a Temuco, a Santiago e qui". 

Dopo la Messa, il Papa andrà al santuario di Nuestra Senora de Lourdes, in cui è costruita una riproduzione della Grotta di Massabielle dove la Madonna apparve a Bernadette. Il Santuario è affidato agli Oblati di Maria Immacolata. Lì il Papa sarà accolto dal rettore, padre Garcia Lussier, da 2 sacerdoti della casa. Prima del pranzo, il Papa deporrà un omaggio floreale nella chiesa, e lì incontrerà 10 malati e due familiari delle vittime della repressione degli anni Settanta, che consegnano una lettera al Papa.

(articolo aggiornato alle 16.51 con il saluto del Papa al termine della Messa)

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