Papa Francesco ai carmelitani scalzi, la vita contemplativa è risposta alla sete dell'uomo

La udienza ai ai Partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Carmelitani Scalzi

Papa Francesco e i Carmelitani Scalzi
Foto: Vatican Media
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“In questo tempo, nel quale la pandemia ci ha messo tutti di fronte a tante domande e che ha visto il crollo di tante sicurezze, siete chiamati, in quanto figli di Santa Teresa, a prendere cura della vostra fedeltà agli elementi perenni del vostro carisma”.

Lo ha detto Papa Francesco ai Partecipanti al Capitolo Generale dell’Ordine dei Frati Carmelitani Scalzi che ha ricevuto questa mattina in Udienza nella sala Clementina del Palazzo Apostolico.

Ascoltare, discernere, essere testimoni sono i tre punti di riflessione del Capitolo sul quale si è soffermato il Papa nel suo discorso. 

La crisi della pandemia, ha detto il Papa “se ha qualcosa di buono , e certamente lo ha ,è proprio di riportarci all’essenziale, a non vivere distratti da false sicurezze”. Una occasione anche per “esaminare lo stato di salute del vostro Ordine e alimentare il fuoco delle vostre origini”. 

A proposito della vita consacrata il Papa ha ricordato che “è parte integrante della Chiesa, della sua indole escatologica, della sua genuinità evangelica” e quindi non si spegnerà nonostante le difficoltà. 

La vita carmelitana poi è contemplativa: “ È questo il dono che lo Spirito ha fatto alla Chiesa con Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce” ed “è una risposta alla sete dell’uomo contemporaneo, che nel profondo è sete di Dio, sete di eterno”.  Poi Francesco sottolinea che “la vita carmelitana è al riparo da psicologismi, spiritualismi, o da falsi aggiornamenti che nascondono uno spirito di mondanità. Voi conoscete bene la tentazione di psicologismi, di spiritualismi e degli aggiornamenti mondani: lo spirito di mondanità. E su questo vi chiedo, per favore: state attenti alla mondanità spirituale, che è il peggior male che possa accadere alla Chiesa”.

Poi riprende una citazione di De Lubac che parla di “Papi concubinari” e bacchetta l’ Osservatore Romano che ha corretto con “ Padri concubinari” nel testo del discorso rivolto ai Clarettiani giovedì scorso. “Quando io ho letto questo nelle ultime pagine di meditazione sulla Chiesa del padre de Lubac – leggete le ultime quattro pagine – non potevo crederlo: ma come mai, ancora ero a Buenos Aires, come mai succede questo? Cosa è questa mondanità spirituale? È molto sottile, è molto sottile: entra e noi non ci accorgiamo di questo. Il testo cita un padre spirituale benedettino: de Lubac assume quel testo e dice: “È il peggiore dei mali che può accadere alla Chiesa, anzi, peggiore di quello al tempo dei Papi concubinari”. Questo l’ho detto anche ai claretiani l’altro giorno: si vede che l’Osservatore Romano si è spaventato di questo testo, che non è mio, è di de Lubac, e ha messo peggio “dei padri concubinari”: aveva paura della verità, spero che l’Osservatore corregga bene”.

Il Papa aveva citato lo stesso passaggio a marzo parlando al Pontificio Collegio Messicano. 

Francesco poi parla di fedeltà evangelica, di amicizia con Dio e di vita fraterna per “coltivare le relazioni nello Spirito, in una sana tensione tra lo stare soli e lo stare con gli altri, controcorrente rispetto all’individualismo e alla massificazione del mondo”. 

Il Papa ha concluso chiedendo ai carmelitani di non “imitare la missione di altri carismi, ma essere fedeli al vostro, per dare al mondo ciò che il Signore ha donato a  voi per il bene di tutti, cioè l’acqua viva della contemplazione. Essa infatti non è evasione dalla realtà, chiusura in un’oasi protetta, ma apertura del cuore e della vita alla forza che veramente trasforma il mondo, cioè l’amore di Dio”.

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