Papa Francesco ai giovani: “Una Chiesa che non dà testimonianza è solo fumo”

Papa Francesco durante l'incontro con i giovani al Circo Massimo, 11 agosto 2018
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Ai giovani che chiedono una risposta, lamentano una mancanza di guida, sottolineano la distanza della Chiesa, Papa Francesco sottolinea che una Chiesa che non dà testimonianza è soltanto fumo”, ma chiede di domandarsi, prima di criticare la Chiesa o i suoi membri perché non danno testimonianza, se loro stessi testimoniano la fede; propone la bellezza del matrimonio e della vita di famiglia, chiede di vivere secondo sogni grandi, che vengono sempre da Dio.

I giovani sono arrivati in migliaia da tutta Italia, in molti in un pellegrinaggio a piedi che “Per Mille Strade” li ha portati fino al Circo Massimo, all’incontro con Papa Francesco. Regalano al Papa un pastorale scolpito nel legno, con un crocifisso che ha nel cuore di Gesù posto il seme che muore e che porta molto frutto, e la richiesta a Papa Francesco di utilizzarlo in almeno una delle celebrazioni che accompagneranno il Sinodo sui giovani.

Il Papa arriva alle 18.30, ma dalla mattina i giovani hanno cominciato ad arrivare, e nel pomeriggio, sotto un sole cocente, partecipano alla festa, con gruppi famosi di rock cristiano come i The Sun e testimonianze. Si comincia con un gruppo di tre domande e risposte.

Letizia e Luca Matteo, 23 e 21 anni, chiedono a Papa Francesco come perseguire i propri sogni, costruendo la propria identità; Martina, 24 anni, chiede il perché della paura a formare relazioni durature, e in che modo discernere, andando oltre la mentalità corrente; Dario, 27 anni, infermiere di cure palliative, parla della sua ricerca di Dio e del suo sentire lontana la Chiesa “chiusa nei suoi rituali”, mentre c’è l’esigenza di testimoni credibili.

Papa Francesco risponde alle domande volta per volta, aggiunge molte parole a braccio. “Tu, Letizia, hai detto una parola molto importante: il sogno. E tutti e due ne avete detta una molto importante: paura”. E - aggiunge il Papa – “il giovane che non sa sognare è anestetizzato, non potrà capire la forza della vita”. Il Papa chiede ai giovani di trasformare “i sogni di oggi nella realtà del futuro” e per questo ci vuole coraggio, un coraggio che si deve esprimere “davanti alla resistenza, alla difficoltà, che fa che i nostri sogni siano spenti”.

Il Papa invita a chiedersi da dove vengono i propri sogni, se sono sogni "grandi o piccoli, miseri, che si accontentano del meno possibile", i “sogni della comodità, i sogni del soltanto il benessere”, i sogni “della tranquillità, che addormentano i giovani, che fanno di un giovane coraggioso un giovane da divano. È triste vedere i giovani da divano”.

Papa Francesco ricorda che “la Bibbia dice che i sogni grandi sono quelli capaci di essere fecondi, di seminare pace e fraternità”, e sono grandi perché pensano a tutti “con il noi”, s“includono, coinvolgono, sono estroversi, condividono, generano nuova vita”.

Ma per poter essere davvero grandi, i sogni “hanno bisogno di una sorgente inesauribile di speranza”. In una parola “hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”, perché “si possono sognare grandi, ma da solo si può cadere nel delirio di onnipotenza, ma con Dio non si deve avere paura: vai avanti! Sogna in grande!”

Papa Francesco afferma che sì, “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, forse perché “mettono in crisi le loro scelte di vita”, ma esorta i giovani a non lasciarsi rubare i loro sogni. Racconta il Papa che “c’era un ragazzo in Italia, ventenne o ventiduenne, che cominciò a sognare in grande. Il papà, grande affarista, provò a convincerlo, ma il ragazzo volle continuare a sognare, e alla fine se ne è andato per sognare e il papà andò contro di lui. Quel giovane si è rifugiato nel vescovato, ha dato le vesti al padre e ha chiesto di farli continuare il cammino. Questo giovane, un italiano del XIII secolo, si chiamava Francesco e ha cambiato la storia dell’Italia”.

Continua il Papa: “Francesco ha rischiato di sognare in grande, non conosceva le frontiere”, dicevano che “era pazzo perché sognava così”, ma “tanto bene fa”.

Per non farsi rubare i sogni, Papa Francesco invita a cercare “maestri buoni e capaci di aiutarvi a comprenderli e renderli concreti nella gradualità e nella serenità”.

Allo stesso tempo, Papa Francesco invita i giovani ad essere a loro volta “maestri buoni, maestri di speranza e di fiducia verso le nuove generazioni che vi incalzano”, perché “un giovane che è capace di sognare diventa maestro, con la testimonianza, perché è una testimonianze che scuote e fa vedere ideali che la vita corrente copre”. E poi il Papa dice ai ragazzi che possono chiedere “dove posso comprare le pastiglie che fanno sognare”, risponde “non quelle pastiglie, perché quelle ti bruciano i neuroni, ti rovinano la vita”, che i sogni non si comprano, perché “sono un dono che Dio semina nei vostri cuori”, sono dati gratuitamente perché “anche noi li offriamo gratuitamente”.

Il Papa invita quindi i giovani ad essere “pellegrini sulla strada dei sogni”, di rischiare perché “sarete voi a fare realtà dei vostri sogni”, perché la vita “non è una lotteria, la vita si fa, e tutti noi abbiamo la capacità di farlo”.

Il Papa invita infine a mantenere uno sguardo positivo, perché – come diceva San Giovanni XXIII – “non ho mai conosciuto un pessimista che abbia concluso qualcosa di buono”. E la paura – dice Papa Francesco - “ti fa pessimista! Niente pessimismo! Rischio, sognare e avanti!”

A Martina che chiede “punti di riferimento, appassionati e solidali”, figure autorevoli che però non ci sono perché hanno perso il senso della società, anche preti,

Papa Francesco sottolinea che “scegliere, poter decidere di sé, sembra essere l’espressione più alta della libertà”, ma che oggi respiriamo “un’idea di libertà senza vincoli, senza impegni, e sempre con qualche via di fuga”, scelte che hanno sempre “un però”, che vale anche “per la scelta dell’amore”, è un “però che ci ferma, non ci lascia andare, non ci lascia sognare, ci toglie la libertà”, e “a volte diventa più grande della scelta e la soffoca”. E così “la libertà si sgretola e non mantiene le sue promesse di vita e felicità”, portandoci a concludere che “la libertà è un inganno e la felicità non esiste”.

Eppure la libertà di ciascuno – afferma Papa Francesco è “un dono grande, che non ammette mezze misure”, un dono che va accolto, non va rifiutato attraverso mille dubbi. Anche l’amore va accolto subito, perché “viene quando vuole”, e i giovani, nota il Papa, sanno bene “quando c’è il vero amore o il semplice entusiasmo truccato da amore”, e per questo “abbiamo il coraggio di parlare dell’amore: l’amore non è una professione, l’amore è la vita, e se l’amore viene oggi, perché devo aspettare tre, quattro, cinque anni per farlo crescere e per farlo stabile”.

Papa Francesco chiede dunque ai genitori di “aiutare i giovani a maturare quando c’è l’amore, che l’amore maturi e non venga spostato più avanti”, magari con l’idea che sposarsi non permetterà di sviluppare la carriera. “Nella vita, va sempre prima l’amore, ma l’amore vero – sottolinea Papa Francesco – e lì dovete imparare a discernere quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo solo”.

“Il nemico più grande dell’amore è la doppia vita”, perché “se tu cominci ad amare la doppia vita, l’amore si perde, l’amore se ne va”, e la doppia vita è quella di chi decide di vivere come sposati senza sposarsi, perché “nel vero amore il più grande compito dell’uomo e della donna nel vero amore” (e il Papa sottintende che è quello di procreare, ndr), e questo è importante. “L’amore deve essere sincero, aperto – afferma il Papa – e nell’amore bisogna mettere tutta la carne nella grigliata, come diciamo in Argentina”.

Papa Francesco dice che è colpito dalla Bibbia quando si dice che Dio “ha creato maschio e femmina, tutti e due, a sua immagine e somiglianza”, e “questo è l’amore: quando tu vedi un matrimonio, una coppia, un uomo e una donna che vanno avanti nella vita e nell’amore, lì c’è l’immagine e somiglianza di Dio”. E poi – aggiunge Papa Francesco – continua nel Nuovo Testimone che “l’uomo lascerà suo padre e sua madre per diventare una sola carne”.

Papa Francesco indica nel compito dell’uomo fare più donna sua moglie e il suo fidanzato, e il compito della donna nel fare più uomo suo marito o il suo fidanzato. “Questa è l’unità, questo vuol dire una sola carne, perché uno fa crescere l’altro, questo è l’ideale dell’amore e del matrimonio”, sottolinea Papa Francesco. E aggiunge: “Pensate che un ideale che si sente così maturo si deve spostare per altri interessi? No, non si deve! Si deve rischiare nell’amore vero, non nell’entusiasmo amoroso truccato da amore! Avete capito?”

Come scegliere allora? Seguendo le parole di Gesù, si deve comprendere “dove è il mio tesoro”, quello per cui vale la pena vendere tutto per una sola cosa, come la perla preziosa del Vangelo, e per questo l’amore è fedele. “Pensate all’amore sincero, all’amore fecondo”, dice Papa Francesco. E poi racconta: “Ho visto dei bambini, venendo qua, in braccio ai genitori! E quello è il frutto dell’amore! Rischiate sull’amore!”.

Infine, il grande tema del senso della vita, del perché un Dio grande e buono “permette le ingiustizie nel mondo”, e lamentandosi di una Chiesa che non dà esempi, fatta di “inutili fasti e frequenti scandali”.

Papa Francesco risponde che Dario, con la sua domanda “ha messo il dito della piaga e ha ripetuto più di una volta la parola perché”, ma non “tutti i perché hanno risposta. Non tutti. Perché soffrono i bambini? Chi mi può spiegare questo? Non abbiamo la risposta. Soltanto troveremmo qualcosa guardando Cristo crocifisso e sua madre. Lì troveremo la strada per sentire nel cuore qualcosa di risposta.

Il Papa parte del cambiamento della traduzione del Padre Nostro, da “non indurci in tentazione” a “non abbandonarci alla tentazione, trattienici da fare il male”, perché Dio non può indurre in tentazione.

“A volte le parole – dice il Papa per due volte, per sottolineare il concetto – anche se parlano di Dio, tradiscono il suo messaggio d’amore. A volte siamo noi a tradire il Vangelo”.

Papa Francesco ricorda che la domanda “parlava di tradire il Vangelo”, e sottolinea che c’è “un giudizio forte” nel dire che la Chiesa “portatrice della parola Dio sembra chiusa nei suoi rituali”, un giudizio “su di noi, su consacrati, sulle consacrate”. “Ci ha detto – dice il Papa – che noi siamo sempre più chiusi nei nostri rituali. Sentiamo questo non rispetto. Non sempre è così. Delle volte è vero”.

Continua il Papa, ripercorrendo la domanda, che i giovani hanno bisogno di una “testimonianza”. “Lui ci chiede a tutti, pastori e fedeli, di accompagnare, ascoltare, dare testimonianza”, sottolinea Papa Francesco. E aggiunge: “Se noi cristiani non impariamo ad ascoltare le sofferenze, ad ascoltare i problemi, di stare zitti e lasciare parlare, e ascoltare, non saremo mai capaci di dare una risposta positiva. E tante volte le risposte positive non si possono dare con le parole, si devono dare rischiando se stessi con la testimonianza. Dove non c’è testimonianza, non c’è lo Spirito Santo. Questo è serio!”

Papa Francesco ricorda che “dei primi cristiani si diceva: ‘Guardate come si amano’, perché la gente vedeva la testimonianza. Sapevano ascoltare, vivevano come dice il Vangelo. Essere cristiano non è uno status nella vita, uno status qualificato. ‘Ti ringrazio Signore perché sono cristiano e non sono come gli altri che non credono in te’. Questa è la preghiera del fariseo, dell’ipocrita. Così pregano gli ipocriti! ‘Povera gente, non capisce nulla, non sono andati al collegio cattolico, non capiscono tutto’: è cristiano questo? No, questo è peccato.

Papa Francesco sottolinea di scegliere la testimonianza, e ricorda il pranzo con i giovani a Cracovia, e la domanda che gli fece un ragazzo al pranzo con i giovani. Lui voleva sapere cosa dire a un compagno agnostico, e lui rispose di “cominciare a vivere come cristiano, e sarà lui a domandarti perché vivi così”.

Papa Francesco continua a seguire il testo della lettera, legge il passaggio sui fasti, e sottolinea che lì c’è “lo scandalo di una Chiesa formale, di una Chiesa chiusa”, mentre la Chiesa deve uscire, andare verso i poveri, andare “verso gli altri, al di là delle frontiere che mi danno sicurezza”, e Gesù “ci insegna questo cammino di uscita dalle nostre sicurezze”.

Questo è lo scandalo, dice il Papa, e ricorda che nell’Apocalisse c’è un passo in cui Gesù dice di bussare alla porta, e io penso che “Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché non lo lasciamo uscire, lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, del nostro modo di vivere clericale. È il clericalismo che non è solo dei chierici, ma tocca tutti noi. Il clericalismo è una perversione della Chiesa”.

Papa Francesco chiede a Dario, a tutti, di riflettere però: se la Chiesa non dà testimonianza, ci si deve chiedere se ognuno di noi dà testimonianza, se “ognuno di noi può criticare quel prete, quel cristiano, se non è capace di uscire da sé stesso per dare testimonianza?”

Il messaggio di Gesù, la Chiesa, senza testimonianza è soltanto fumo!”, conclude con forza il Papa. 

 

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