Papa Francesco ai movimenti: "Preparare il futuro a partire dal presente"

Papa Francesco illustra in udienza il decreto che vieta la presidenza a vita dei movimenti ecclesiali

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez CNA
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“Noi dobbiamo capire che l’evangelizzazione è un mandato che viene dal Battesimo; il Battesimo che ci fa insieme sacerdoti, nel sacerdozio di Cristo: il popolo sacerdotale. E non dobbiamo aspettare che venga il sacerdote, il prete a evangelizzare, il missionario... questo lo fanno molto bene, ma chi ha il Battesimo ha il compito di evangelizzare. Voi avete risvegliato questo con i vostri movimenti, e questo è molto buono.”. Lo ha detto il Papa, stamane, ricevendo in Vaticano i partecipanti all’Incontro con i moderatori delle associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

“Voi siete – ha aggiunto Francesco - un chiaro segno della vitalità della Chiesa: rappresentate una forza missionaria e una presenza di profezia che ci fa ben sperare per il futuro. Anche voi, assieme ai Pastori e a tutti gli altri fedeli laici, avete la responsabilità di costruire il futuro del santo popolo fedele di Dio. Ma ricordate sempre che costruire il futuro non significa uscire dall’oggi che viviamo! Al contrario, il futuro va preparato qui e ora, imparando ad ascoltare e discernere il tempo presente con onestà e coraggio e con la disponibilità a un costante incontro con il Signore, a una costante conversione personale. Altrimenti si corre il rischio di vivere in un mondo parallelo”.

Secondo il Papa “pensare di essere la novità nella Chiesa, e perciò non bisognosi di cambiamenti, può diventare una falsa sicurezza. Anche le novità fanno presto a invecchiare! Per questo anche il carisma a cui apparteniamo, dobbiamo approfondirlo sempre meglio, riflettere insieme per incarnarlo nelle nuove situazioni che viviamo. Per fare questo, si richiede da noi grande docilità e grande umiltà, per riconoscere i nostri limiti e accettare di cambiare modi di fare e di pensare superati, o metodi di apostolato che non sono più efficaci, o forme di organizzazione della vita interna che si sono rivelate inadeguate o addirittura dannose”.

Ricordando il decreto pubblicato lo scorso 11 giugno che “ci spinge ad accettare qualche cambiamento e a preparare il futuro a partire dal presente”, Papa Francesco ha sottolineato che “l’esercizio del governo all’interno delle associazioni e dei movimenti è un tema che sta particolarmente a cuore, soprattutto considerando i casi di abuso di varia natura che si sono verificati anche in queste realtà e che trovano la loro radice sempre nell’abuso di potere. Non di rado la Santa Sede, in questi anni, è dovuta intervenire, avviando non facili processi di risanamento. E penso non solo a queste situazioni tanto brutte, che fanno rumore; ma anche alle malattie che vengono dall’indebolimento del carisma fondazionale, che diventa tiepido e perde la capacità di attrazione. Gli incarichi di governo che vi sono affidati nelle aggregazioni laicali a cui appartenete, altro non sono se non una chiamata a servire”.

Bisogna ricordarsi della dimensione del servizio – è il monito del Papa – scansando la “voglia di potere” che “annulla ogni forma di sussidiarietà. Questo atteggiamento è brutto e finisce per svuotare di forza il corpo ecclesiale. È un modo cattivo di disciplinare”.

“Anche nel contesto della vita consacrata – ha proseguito Francesco - ci sono istituti religiosi che, tenendo sempre le stesse persone negli incarichi di governo, non hanno preparato il futuro; hanno consentito che si insinuassero abusi e attraversano ora grandi difficoltà.  C’è poi un altro ostacolo al vero servizio cristiano: la slealtà. Lo incontriamo quando qualcuno vuol servire il Signore ma serve anche altre cose che non sono il Signore. È un po’ come fare il doppio gioco. Il vero servizio è gratuito e incondizionato, non conosce né calcoli né pretese”.

Nessuno – ha concluso il Papa - è padrone dei doni ricevuti per il bene della Chiesa, siamo amministratori , nessuno deve soffocarli, ma lasciarli crescere, con me o con quello che viene dopo di me”.

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