Papa Francesco: “C’è una umanità nascosta che sperimenta la gioia di donare”

In una lettera che fa da prefazione al libro “Prima gli ultimi”

Papa Francesco durante l'incontro con i migranti a Bologna, 1 ottobre 2017
Foto: Marco Mancini / ACI Group
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“Un oceano di bene che fa fatica a trovare spazio sui media”. Papa Francesco descrive così le storie raccontate in “Prima gli ultimi”, libro di Rino Canzoneri che raccoglie storie di accoglienza e dedicato a coloro che “non si sono girati dall’altra parte” di fronte al dramma dei rifugiati e dei migranti.

Papa Francesco contrappone il lavoro sull’accoglienza al tempo “in cui viviamo, caratterizzato dalla polarizzazione, dalle semplificazioni mediatiche”, nonché “da titoli dei giornali gridati che possono creare una sbagliata rappresentazione della realtà, dagli slogan a effetto e da tante cattive notizie..

Per Papa Francesco “il giornalista umile e libero cerca di raccontare il bene, anche se più spesso è il male a fare notizia”, perché conforta scoprire “quanto bene esista tra di noi, quante persone si sacrifichino, quante persone si impegnino ogni giorno nel servizio agli altri, quante tendano la mano invece di far finta di non vedere”.

Si tratta di una realtà “che è ancora la più diffusa” ed è fatta di quanti non si arrendono all’indifferenza e non fuggono davanti all’ingiustizia, ma costruiscono “con pazienza, nel silenzio”.

Ripercorrendo le storie del libro, Papa Francesco sottolinea che è la realtà di chi “ha aperto il proprio cuore e la propria casa per accogliere bambini rimasti orfani perché la loro mamma e il loro papà sono morti inghiottiti da quel cimitero che è diventato il nostro mare Mediterraneo”, o di chi ha voluto offrire ai migranti “l’opportunità di studiare per costruirsi un futuro diverso”, e quella dei volontari che aiutano i migranti.

C’è, continua Papa Francesco, un oceano “sommerso, ma immenso, di bene che merita di essere conosciuto e che dà forza alla nostra speranza”, ed è un oceano di bene “che fa fatica a trovare spazio sui media”.

Papa Francesco ricorda poi il suo primo viaggio, a Lampedusa, sottolinea ancora una volta che “in questo mondo della globalizzazione rischiamo di cadere nella globalizzazione dell’indifferenza”, perché “ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro”, che “non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro”.

Ma – aggiunge Papa Francesco – “i semi di speranza non mancano” e c’è “un’umanità nascosta che quotidianamente sperimenta la gioia di donare, di mettersi a servizio, di aprire il proprio cuore e la propria casa”, e che “difende la vita in ogni occasione, che non si arrende alla globalizzazione dell’indifferenza, che si lascia colpire e commuovere, che prova compassione per tanti fratelli e sorelle nel bisogno”.

Papa Francesco conclude sottolineando che “è bello e confortante sapere che tante persone mettono in pratica le parole di Gesù che leggiamo nel capitolo 25 del Vangelo di Matteo” (“ho avuto fame e mi avete dato da mangiare”), parole che il Papa definisce “il protocollo su cui saremo giudicati”.

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