Papa Francesco chiede ai consacrati di essere artigiani di pace

Nel testo consegnato il Papa affronta anche il tema della gestione dell'autorità

Papa Francesco e i membri dell' Unione Superiori Generali
Foto: Vatican Media
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E' la pace il tema della  98a Assemblea dell’Unione Superiori Generali e il Papa nel discorso solo consegnato, parla di pace che è quella di Gesù che " è prima di tutto dono suo, frutto della carità, non è mai una conquista dell’uomo; e, a partire da questo dono, è l’insieme armonico delle relazioni con Dio, con sé stessi, con gli altri e con il creato. Pace è anche l’esperienza della misericordia, del perdono e della benevolenza di Dio, che ci rende capaci a nostra volta di esercitare misericordia, perdono, respingendo ogni forma di violenza e di oppressione".

Nel testo che il Papa ha consegnato, in attesa di sapere che cosa ha detto davvero e che ancora non è stato reso noto, si legge che “Fare la pace” è, "un lavoro artigianale, da fare con passione, pazienza, esperienza, tenacia, perché è un processo che dura nel tempo". E "la vita consacrata può diventare una profezia di questo dono, se i consacrati imparano ad esserne artigiani, incominciando dalle proprie comunità, costruendo ponti e non muri dentro la comunità e fuori di essa. Quando ognuno contribuisce facendo con carità il proprio dovere, nella comunità c’è la pace. Il mondo ha bisogno di noi consacrati anche come artigiani di pace!"

Il Papa parla anche della sinodalità, "questo processo nel quale siamo chiamati ad entrare tutti in quanto membri del popolo santo di Dio" con la esperienza propria della vita consacrata che è sinodale per sua natura.  Anche se, dice il Papa "non basta avere strutture sinodali: è necessario “rivisitarle”, domandandoci prima di tutto: come vengono preparate e utilizzate queste strutture? "

E' necessaria una revisione del servizio dell'autorità perché non degeneri, dice il Papa "in forme autoritarie, a volte dispotiche, con abusi di coscienza o spirituali che sono terreno propizio anche per abusi sessuali, perché non si rispetta più la persona e i suoi diritti. E inoltre vi è il rischio che l’autorità venga esercitata come privilegio, per chi la detiene o per chi la sostiene, quindi anche come una forma di complicità tra le parti, affinché ognuno faccia quello che vuole, favorendo così paradossalmente una specie di anarchia, che tanto danno comporta per la comunità".

Infine il Papa parla dei "percorsi di valutazione di idoneità e attitudine, perché possa avvenire nel modo migliore un rinnovamento generazionale alla guida degli istituti. Senza improvvisazioni. Infatti, la comprensione dei problemi attuali, spesso inediti e complessi, comporta un’adeguata formazione, altrimenti non si sa bene dove andare e si “naviga a vista”. Inoltre, una riorganizzazione o riconfigurazione dell’istituto va fatta sempre nella salvaguardia della comunione, per non ridurre tutto ad accorpamenti di circoscrizioni, che poi possono risultare non facilmente gestibili o motivo di contrasti. Al riguardo, è importante che i superiori stiano attenti a evitare che qualche persona non sia ben occupata, perché questo, oltre a danneggiare i soggetti, genera tensioni nella comunità". 

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