Papa Francesco di ritorno dall'Iraq: "Per ora non andrò in Argentina, ma sarò in Ungheria"

Conferenza stampa sul volo papale, Francesco parla del viaggio in Iraq, di Medio Oriente, migranti, donne e pandemia

Papa Francesco
Foto: Colm Flynn EWTN
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Di ritorno dall’Iraq Papa Francesco ha incontrato, come di consueto, i giornalisti a bordo del volo papale, intrattenendosi in una lunga ed articolata conferenza stampa che ha trattato del viaggio apostolico appena concluso e anche di altri argomenti di attualità.

“Perché non vado in Argentina? Sono stato settanta anni in Argentina, è sufficiente. Ma – ha precisato il Papa -  c’è una cosa che non si dice. É stato programmato un viaggio in Argentina nel novembre 2017. E si cominciava a lavorare. Si faceva Cile, Argentina e Uruguay. Questo è stato alla fine del Novembre. Ma poi in quel tempo in Cile c’era la campagna elettorale. Lo voglio dire perché non si facciano delle fantasie di patriofobia. Quando ci saranno le opportunità si farà, con Uruguay ed il Sud del Brasile. Vi confesso che in questo viaggio mi sono stancato molto di più che negli altri. Gli 84 anni non vengono soli. Adesso devo andare in Ungheria, alla Messa finale del congresso Eucaristico”.

Sul viaggio appena concluso in Iraq Papa Francesco ha definito il suo incontro con l’Ayatollah Al Sistani “un messaggio universale. Lui è stato molto rispettoso, io mi sono sentito onorato. Si è alzato a salutarmi per due volte. Un uomo umile è saggio. A me ha fatto bene al anima questo incontro. É una luce. Io non mi immaginavo le rovine di Mosul e di Qaraqosh. Non mi immaginavo. Davvero, si, avevo visto le cose, ho letto un libro, ma questo è toccante. Ma poi, quello che più ho toccato, è la testimonianza di una mamma, a Qaraqosh: nei primi bombardamenti del Daesh, ha perso il figlio. E lei ha detto una parola : perdono. Sappiamo insultare alla grande. Sappiamo condannare alla grande. Io per primo… Lo sappiamo bene. Ma perdonare, perdonare i nemici. Questo è il Vangelo puro. Questo mi ha colpito a Qaraqosh”.

Il Papa ha poi ricordato che “l’emigrazione è un diritto umano. Io vorrei ringraziare i Paesi generosi. I Paesi che ricevano gli emigranti come il Libano. Il Libano (dove il Papa ha promesso di recarsi in futuro) è stato generoso con gli emigranti. E anche la Giordania”.

Il Pontefice non dimentica “l’amata e martoriata Siria, la porto nel cuore la Siria, ma pensare ad un viaggio, non mi è venuto in mente in questo momento”.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, Francesco al momento esclude la convocazione di un sinodo regionale.

Non è mancato poi il riferimento alla pandemia e alle conseguenti misure sanitarie. Io mi sento diverso quando sono lontano dalla gente nelle udienze,  io vorrei ricominciare l’udienza generale al più presto. Speriamo che ci siano le condizioni. In questo, io seguo le norme delle autorità. Loro sono i responsabili di dare le norme, ci piaccia o non ci piaccia. Adesso ho cominciato in Piazza l’Angelus, con distanza si può fare. C’è una proposta di piccole udienze generale, ma non ho deciso. Ma dopo questi mesi di prigione, davvero mi sentivo un po’ imprigionato, questo è per me rivivere. Rivivere, perché è toccare la Chiesa, toccare il santo Popolo di Dio, toccare tutti i popoli”.

Infine un riferimento alle donne, nella giornata dell’8 marzo. ”Sono coloro – ha detto Papa Francesco - che portano avanti la storia. Questa non è una esagerazione: le donne portano avanti la storia. E non è un complimento oggi nel giorno delle donne”.

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