Papa Francesco, don Tonino Bello, l' Avvento e il Vangelo dell'antipaura

Papa Francesco sulla tomba del vescovo Tonino Bello
Foto: Aci Group
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E’ un ricordo commosso di don Tonino Bello quello del Papa per i partecipanti al pellegrinaggio  delle diocesi Diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, e di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, che ricambiano così la vista di aprile scorso di Francesco

“Chi crede in Gesù non può essere triste, ha detto il Papa ricordando gli scritti di don Tonino  «il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste» e “chi si contrista rimane solo e vede solo problemi; chi invece mette il Signore prima dei problemi ritrova la gioia. Allora smette di piangersi addosso e, anziché contristarsi, incomincia a fare il contrario: consolare”.

Quando si fanno le chiacchiere si rimane tristi, dice il Papa, si hanno alleati e non amici. E la vita fa chiedere: che hai nelle vene sangue o aceto? 

E all’inizio del tempo di Avvento il Papa dice: “ È bello attendere la novità di Dio nella vita: non vivere di attese, che poi magari non si realizzano, ma vivere in attesa, cioè desiderare il Signore che sempre porta novità. È importante saperlo attendere. Non si attende Dio con le mani in mano, ma attivi nell’amore”. Il Papa pensa a san Giuseppe cui il Signore ha sempre cambiato i piani. Ed è brutto, dice il Papa, non attendersi più nulla dalla vita. E non si deve cacciare mai via il Signore dalla nostra vita, sottolinea Francesco. 

E anche se, come notava don Tonino la vita è piena di paure: “l’Avvento risponde con «il Vangelo dell’antipaura». Perché mentre chi ha paura sta a terra, abbattuto, il Signore con la sua parola risolleva”. E perché “non siamo figli della paura, ma figli di Dio; perché la paura si sconfigge vincendo con Gesù il ripiegamento su sé stessi: andando oltre”.

Il Papa poi ha guardato l’insegnamento che viene dal mare "il mare più azzurro che ho visto nella mia vita" Dio, ha detto “non ci vuole controllori del molo o guardiani del faro, ma naviganti fiduciosi e coraggiosi, che seguono le rotte inedite del Signore, gettando le reti della vita sulla sua parola. Una vita “privata”, priva di rischi e piena di paure, che salvaguarda sé stessa, non è cristiana no è una vita feconda, non siamo fatti per sonni tranquilli, ma per sogni audaci”.

E la strada è quella di alzarsi, ha detto Francesco “dai divani della vita: dalla comodità che rende pigri, dalla mondanità che fa ammalare dentro, dall’autocommiserazione che incupisce” e “rialzati in piedi, leviamo lo sguardo al cielo. Avvertiremo anche il bisogno di aprire le mani al prossimo. E la consolazione che sapremo donare sanerà le nostre paure”.

E Francesco conclude con le parole di Don Tonino: “Mio Signore e mio Dio! Anch’io voglio vedere il Signore risorto ed essere fonte di speranza e di gioia per tutti. Mio Signore e mio Dio!”.

In dono al Papa una grande forma di pane tipico della regione. Francesco scherzando ha detto: ci viene un bel panino. 

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