Papa Francesco, è attraente una Chiesa che ama senza giudicare e dona sé stessa.

La messa per i 500 anni della evangelizzazione delle Filippini celebrata a San Pietro

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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“Avete ricevuto la gioia del Vangelo: che Dio ci ha amato a tal punto da dare il suo Figlio per noi. E questa gioia si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti, nei vostri canti e nelle vostre preghiere. Voglio dirvi grazie per la gioia che portate nel mondo intero e nelle comunità cristiane”. Papa Francesco lo ha detto ai cattolici delle Filippine che celebrano i 500 anni dell’arrivo del Vangelo nella loro terra. Nel 1521 nell’isola di Cebu, furono battezzati Raja Humabon, Hara Humumay e 800 filippini, che segnarono l’inizio di una lunga storia di evangelizzazione. Nel 1595, fu istituita la prima Provincia Ecclesiastica.

La messa nella basilica, celebrata come sempre con poche persone all’altare della Cattedra, è stata una occasione per conoscere lo stile liturgico delle Filippine a cominciare dalla processione iniziale aperta da fedeli in costume tradizionale che portavano la croce di Magellano e la immagine del Santo Niňo.

La liturgia è stata animata dal coro filippino, a concelebrare con il Papa il cardinale filippino Luis Antonio Tagle e il cardinale vicario di Roma Angelo De Donatis e alcuni sacerdoti della Comunità Filippina.

Nel commento alle Letture della IV domenica di Quaresima il Papa ha ricordato che Dio “da sempre ci ha guardati con amore e per amore è venuto in mezzo a noi nella carne del Figlio suo. In Lui ci è venuto a cercare nei luoghi in cui ci siamo smarriti; in Lui è venuto a rialzarci dalle nostre cadute; in Lui ha pianto le nostre lacrime e guarito le nostre piaghe; in Lui ha benedetto per sempre la nostra vita. Chiunque crede in Lui, dice il Vangelo, non va perduto. In Gesù, Dio ha pronunciato la parola definitiva sulla nostra vita: tu non sei perduto, sei amato. Sempre amato”.

Ecco perché se “scivoliamo in una religiosità seriosa, triste, chiusa, allora è segno che dobbiamo fermarci e ascoltare di nuovo l’annuncio della buona notizia: Dio ti ama”. 

Dio è preoccupato per noi e “la forza dell’amore è proprio questa: frantuma il guscio dell’egoismo, rompe gli argini delle sicurezze umane troppo calcolate, abbatte i muri e vince le paure, per farsi dono. Chi ama è così: preferisce rischiare nel donarsi piuttosto che atrofizzarsi trattenendosi per sé”.

E del resto “più si ama e più si diventa capaci di donare. Questa è anche la chiave per comprendere la nostra vita. È bello incontrare persone che si amano, che si vogliono bene e condividono la vita; di loro si può dire come di Dio: si amano così tanto da dare la loro vita”.

Il Papa ha ricordato la sua visita in Iraq: “un popolo martoriato ha esultato di gioia; grazie a Dio, alla sua misericordia. A volte cerchiamo la gioia dove non c’è, nelle illusioni che svaniscono, nei sogni di grandezza del nostro io, nell’apparente sicurezza delle cose materiali, nel culto della nostra immagine. Ma l’esperienza della vita ci insegna che la vera gioia è sentirci amati gratuitamente, sentirci accompagnati, avere qualcuno che condivide i nostri sogni e che, quando facciamo naufragio, viene a soccorrerci e a condurci in un porto sicuro”.

Sui cinquecento anni dell’arrivo del Vangelo nelle Filippine il Papa ha detto: “Avete ricevuto la gioia del Vangelo: che Dio ci ha amato a tal punto da dare il suo Figlio per noi. E questa gioia si vede nel vostro popolo, si vede nei vostri occhi, nei vostri volti, nei vostri canti e nelle vostre preghiere. Voglio dirvi grazie per la gioia che portate nel mondo intero e nelle comunità cristiane. Penso a tante esperienze belle nelle famiglie romane – ma è così in tutto il mondo –, dove la vostra presenza discreta e laboriosa ha saputo farsi anche testimonianza di fede”. 

Ed ha aggiunto, voglio “esortarvi a non smettere l’opera di evangelizzazione che non è proselitismo(…)Se Dio ama così tanto da donarci sé stesso, anche la Chiesa ha questa missione: non è inviata a giudicare, ma ad accogliere; non a imporre ma a seminare; non a condannare ma a portare Cristo che è la salvezza”.  Ed ha concluso: “È bella e attraente una Chiesa che ama il mondo senza giudicarlo e che per il mondo dona sé stessa. Che sia così, nelle Filippine e in ogni parte della terra.”

Durante il canto finale alla Madonna, due bambini in abiti tradizionali, accompagnati dalla mamma, offrono dei fiori alla Madonna. 

Nel suo saluto finale il cardinale filippino Tagle ha detto: "Per il misterioso disegno di Dio, il dono della fede che ci è stato dato viene ora condiviso da milioni di migranti filippini cristiani in diverse parti del mondo. Abbiamo lasciato le nostre famiglie, non per abbandonarle, ma per prenderci cura di loro e del loro futuro. Per amore loro, sopportiamo il dolore della separazione.Quando arrivano i momenti di solitudine, noi migranti filippini troviamo la forza in Gesù che viaggia con noi, Gesù che si è fatto un bambino (Santo Nino) e si è fatto conoscere come il Nazareno (Gesù Nazareno), ha portato la Croce per noi".

AGGIORNATO ALLE 11.20

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