Papa Francesco in dialogo aperto con i vescovi polacchi

Gli arcivescovi Gadecki e Polak nel briefing con padre Federico Lombardi presso il Media Center allestito a Cracovia per la Gmg, 27 luglio 2016
Foto: Alan Holdren / ACI Group
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"Ho sentito il Papa come un padre che parla ai suoi figli”, dice l’arcivescovo Stanislaw Gadecki di Poznan. Gli fa eco l’arcivescovo Wojciech Polak di Gniezno: “Questo incontro mi ha aperto il cuore, la testa e le orecchie”. Papa Francesco ha appena incontrato i vescovi polacchi a porte chiuse, e nella Sala Stampa delle Giornata Mondiale della Gioventù presidente della Conferenza Episcopale Polacca e primate di Polonia rimarcano che il dialogo è stato sereno, bello, aperto.

Sembra una banalità, ma non lo è. L’incontro era molto atteso, specialmente in Polonia. Perché un po’ si pensava che Papa Francesco avrebbe bacchettato i vescovi di Polonia, specialmente per le loro posizioni espresse sia al Sinodo dei vescovi sia dopo commentando l’Amoris Laetitia. E un po’ erano gli stessi vescovi polacchi a temere un Papa aggressivo nei loro confronti, anche sulle politiche migratorie. Una serie di speculazioni dovute al fatto che il Papa incontrava i vescovi a porte chiuse, senza discorsi pronti. Ma - ricorda l'arcivescovo Gadecki - "il Papa ha sempre fatto così con i vescovi, per favorire il dialogo".

E, per quanto riguarda le preoccupazioni, a guardare bene non erano fondate su motivi reali. Sulle migrazioni, la Polonia ha dimostrato accoglienza e cura, e sono un milione e mezzo gli ucraini che sono arrivati in territorio polacco. Sulla questione della comunione ai divorziati risposati e del dibattito al Sinodo, a chiarire le cose ha pensato l’arcivescovo Gadecki.

Il quale ha fatto notare che l’Amoris Laetitia non ha un problema per quanto riguarda la Comunione ai divorziati risposati – un tema che si trova solo in nota, tra l’altro. Soprattutto, l’arcivescovo Gadecki dice che ha capito le ragioni del Papa.

“Il Papa – dice – ha voluto decentralizzare il modo di pensare e discutere perché è anche interessato in questa dimensione pastorale percepita dalle conferenze episcopali dei diversi Paesi. Questo processo non si può fare in due minuti durante una confessione, c’è un percorso più lungo che si fa con questi divorziati, perché per prendere la comunione bisogna essere in piena unità con Cristo”.

Nessun cambiamento epocale insomma. O comunque, niente di cui preoccuparsi.

Come si è svolto l’incontro? Lo spiega sempre l’arcivescovo Gadecki. “Il Papa – racconta - ha parlato all’inizio di atti della misericordia. Ha detto che il primo atto di misericordia è quello di seppellire i morti, e questa è stata l’occasione di ricordare l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, da poco scomparso”.

Il Papa ha poi ricordato il Cardinal Franciszek Macharski, che è ricoverato in ospedale e non può essere visitato. Il Papa comunque vorrebbe andarlo a trovare o perlomeno toccare con la mano la porta della clinica, e padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede sottolinea che “una visita può essere attesa”.

Quindi, la sessione di domande e risposte. “La prima domanda – racconta l’arcivescovo Gadecki - era sulla secolarizzazione in Europa in particolare nell’Europa occidentale. Secondo argomento era misericordia e come possiamo testimoniare la misericordia in concrete situazioni della vita. La terza è se parrocchie e movimenti carismatici sono realtà contradditorie tra loro o no. Infine, si è parlato dei rifugiati”.

Dal canto suo, l’arcivescovo Polak sottolinea che il Papa “non ha voluto solo mostrare le sue riflessioni dal punto di vista teorico, ma ha voluto indicare la necessità di un cambiamento di atteggiamento, di una azione”.

Il tema della secolarizzazione, che “il Papa chiama decristianizzazione”, si è incentrato sull’assenza di Dio. “Il Santo Padre – racconta l’arcivescovo Polak - ha detto che Dio viene tolto dalla prospettiva della vita dell’uomo, ma che allo stesso tempo si continua a desiderare qualcosa. Per questo, il Papa ha sottolineato più volte che lo stile pastorale dovrebbe essere più provvisto alla creazione di questa vicinanza”. Quindi, Francesco ha parlato dei nonni, ha chiesto di vederne la saggezza, e ha attaccato ancora la cultura dello scarto, ha detto che i giovani hanno il compito di contrastarla.

“Il Papa – continua Polak - ci ha ricordato che la misericordia è importante in tutta la storia della Chiesa. Parlando delle parrocchie, è ritornato sull’Evangelii Gaudium e ha sottolineato che la parrocchia non è una struttura obsoleta, ma è il centro della vita cristiana e bisogna cercare di rinnovarla in modo adeguato”.

Infine, il tema delle migrazioni. Il Papa - racconta l'arcivescovo Gadecki - ha parlato dell' "atteggiamento che dovremmo avere nei confronti di questa problematica di accoglienza dei rifugiati". 

 

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