Papa Francesco: “I poveri sono soggetti attivi della Chiesa”

Nella prefazione di un libro sui movimenti popolari curato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina, Papa Francesco ribadisce la sua passione per i “poeti sociali”

Papa Francesco durante l'incontro con i Movimenti Popolari in Bolivia, 9 luglio 2015
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Nella prefazione ad un libro curato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina, Papa Francesco reitera la sua fiducia nei movimenti popolari, li descrive come poeti sociali, ricorda che i poveri sono i destinatari preferiti dell’azione della Chiesa e rimarca che il lavoro è un diritto inalienabile delle persone.

La prefazione fa da cornice al volume “La irrupcion de los movimentos populares. Rerum Novarum del nuestro tiempo”, coordinato da Guzman Carriquiry, segretario e vicepresidente della commissione, con contributi del Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, di padre Michael Czerny, sottosegretario della sezione Migranti e Rifugiati, Gianni La Bella e i sociologi Rodrigo Gera e Thomas Leoncini, nonché articoli del fondatore dell’Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari Juan Grabois, di monsignor Gustavo Carrara, della giornalista dell’Osservatore Romano Silvina Perez.

Per Papa Francesco, i movimenti popolari sono “un seme nel mondo contemporaneo, il chicco di grano che porterà molto frutto”, perché il futuro dell’umanità non sta “nelle mani dei grandi dirigenti, delle grandi potenze e delle elite”, ma sta piuttosto nelle mani dei popoli, di questi “poeti sociali” che vengono delle periferie che portano “il loro bagaglio di lotte diseguali e sogni di resistenza”, mostrando a Dio, alla Chiesa e ai popoli “una realtà molte volte ignorata, che grazie al protagonismo e alla tenacità della loro testimonianza è venuta alla luce”.

Si tratta di poveri che “non si sono rassegnati a soffrire sulla loro carne” l’ingiustizia e che sono arrivati “come Gesù, docile e umile di cuore” a “ribellarsi pacificamente, mani nude”.

Papa Francesco sottolinea che “i poveri non sono solamente i destinatari preferiti della azione della Chiesa, ma sono anche soggetti attivi”, e per questo il Papa ha voluto esprimere loro “solidarietà”, decidendo di “accompagnarli nel loro cammino autonomo”, considerando che questa rete è “una espressione storica tangibile del modello poliedrico, dove alla base si incontra un diverso paradigma sociale, quello della cultura dell’incontro”, una cultura che “deve vedersela con l’altro e il diverso”.

Quali gli aspetti importanti del fenomeno dei movimenti popolari? Si tratta – dice Papa Francesco – prima di tutto di “una grande alternativa sociale”, un “segno di contraddizione” e una “speranza che tutto possa cambiare”, testimoniata dal loro non conformarsi al mondo “centrato sulla tirannia del denaro”.

Insomma, sono “scartati del pianeta” che “fungono da sentinelle, scrutando con speranza un futuro migliore”, considerando che si sta vivendo “non una epoca di cambiamenti, ma un cambio di epoca”, come testimoniato dalla “crisi transnazionale della democrazia liberale”.

Papa Francesco mette in luce che “la paura è il mezzo di manipolazione delle civiltà, l’agente creatore di xenofobia e razzismo”, e i movimenti popolari “possono rappresentare una fonte di energia morale per rivitalizzare le nostre democrazie, a volte claudicanti”, una “riserva di passione civile e di interesse gratuito per l’altro che sia capace di rigenerare un rinnovato sentimento di partecipazione nella costruzione di nuovi aggregatori sociali che affrontano la sollecitudine”.

Per Papa Francesco, l’antidoto al populismo e alla politica spettacolarizzata è data proprio “dal protagonismo dei cittadini organizzati”, cosicché i movimenti popolari, con la forza del noi, siano l’antidoto alla cultura dell’io”.

Papa Francesco lo ritiene necessario di fronte alla “crescita delle disuguaglianze”, globalizzate, trasversali e non solamente economiche, ma frutto “di una economia a volte separata dall’etica, che privilegia il guadagno e stimola la competenze, provocando una concentrazione di potere e di ricchezza che esclude e che pone alla porta come “povero Lazzaro a “mille milioni di uomini e donne”.

Si tratta di un “inferno” cui bisogna porre fine, e lo possono fare – dice Papa Francesco – i movimenti popolari, con la loro “resilienza che “è una resistenza attiva e popolare a questo sistema idolatrico, che esclude e che degrada”.

Papa Francesco sottolinea poi le tre T che sono il motto dei movimenti, tierra, techo y trabako (terra, tetto e lavoro) e si sofferma in particolare sul lavoro, “diritto sacro” secondo la dottrina sociale della Chiesa”, che deve far fronte ai grandi cambiamenti del mondo del lavoro.

Per il Papa, non c’è futuro per il mondo post-industriale, e c’è bisogno di “creare una nuova via di uscita alla soffocante alternativa tra le tesi neoliberiste e neostatali”. Alternativa che viene dai movimenti popolari, perché questi mostrano “che è possibile contrastare la cultura dello scarto.

Così, mentre in generale c’è uno stato di paralisi e disorientamento, “la partecipazione politica dei movimenti popolari può vincere la politica dei falsi profeti, che sfruttano paura e disperazione e che predicano un benestare egoista e una sicurezza illusoria”.

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