Papa Francesco: “Il matrimonio è un sacramento. No ad un approccio giuridico”

Papa Francesco durante una udienza al Tribunale della Rota Romana
Foto: L'Osservatore Romano / ACI Group
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Per ribadire l’importanza del Sacramento del matrimonio, Papa Francesco lancia con forza l’idea di un “catecumenato per il matrimonio”, ovvero di un percorso di preparazione che è parte del processo sacramentale, alla stregua della preparazione al Battesimo degli adulti. L’invito arriva nel discorso che il Papa fa all’inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Rota Romana, che si è tenuto in Sala Clementina.

Prelati uditori, ufficiali, avvocati e collaboratori del tribunale della Rota Romana sono ricevuti dal Papa, dopo che questi aveva ricevuto in udienza privata il Decano della Rota, Monsignor Pio Vito Pinto, con il pro-decano, monsignor Maurice Monier. Poi, è il momento dell'incontro con tutto il tribunale, introdotto dalle parole del Decano.

Il discorso del Papa è una riflessione sul tema di fede e matrimonio. La domanda sullo sfondo è: in un contesto di fede così accidentato, quando un matrimonio si può considerare valido? È la domanda delle domande nei processi di nullità matrimoniale, un dibattito che lo stesso Papa Francesco ha rinfocolato più volte. E la risposta che dà il Papa è quella di dare una nuova dignità al Sacramento del matrimonio, con percorsi di fede e formazione e di accompagnamento dopo il matrimonio.

Papa Francesco cita San Giovanni Paolo II che ha messo in luce che “quanto più si allontana dalla prospettiva di fede, tanto più ‘l’uomo s’espone al rischio del fallimento e finisce per trovarsi nella condizione dello “stolto’.” E cita l’ultimo discorso alla Rota Romana di Benedetto XVI, in cui si sottolineava che “solo aprendosi alla verità di Dio [...] è possibile comprendere, e realizzare nella concretezza della vita anche coniugale e familiare, la verità dell’uomo quale suo figlio, rigenerato dal Battesimo [...]. Il rifiuto della proposta divina, in effetti conduce ad uno squilibrio profondo in tutte le relazioni umane [...], inclusa quella matrimoniale”.

E di amore e verità si parlava nella Lumen Fidei, l’enciclica di Papa Francesco ma preparata da Benedetto XVI, che spiegava come “se l’amore non ha rapporto con la verità, è soggetto al mutare dei sentimenti e non supera la prova del tempo”.

Il legame con la verità però è sempre più difficile. “Non possiamo nasconderci – nota Papa Francesco - che una mentalità diffusa tende ad oscurare l’accesso alle verità eterne”. Questa mentalità coinvolge gli atteggiamenti dei cristiani che hanno perciò una fede “svigorita”, e coinvolge anche “il consenso matrimoniale”.

Il Papa mette in luce la diversità delle esperienze di fede di chiede il matrimonio cristiano, dai praticanti a quelli che hanno un più generico sentimento religioso, fino a quelli che sono lontane di fede o carenti di fede.

Quindi, Papa Francesco indica due “rimedi” a queste situazioni. Prima di tutto, la formazione. “Si tratta di aiutare i futuri sposi a cogliere e gustare la grazia, la bellezza e la gioia del vero amore, salvato e redento da Gesù”. La comunità cristiana cui le persone si rivolgono è chiamata ad annunciare il Vangelo a queste persone perché “la loro esperienza di amore possa diventare un sacramento, un segno efficace della salvezza”.

“Oggi più che mai – sottolinea il Papa - questa preparazione si presenta come una vera e propria occasione di evangelizzazione degli adulti e, spesso, dei cosiddetti lontani”.

La preoccupazione principale – dice il Papa – è quello di “rendere più efficaci gli itinerari di preparazione al Sacramento del matrimonio”, avendo persone preparate che si occupino di corsi prematrimoniali. Ed è qui che il Papa propone, sulla base dei suggerimenti di attuare “concretamente quanto già proposto in Familiaris consortio (n. 66), che cioè, come per il battesimo degli adulti il catecumenato è parte del processo sacramentale, così anche la preparazione al matrimonio diventi parte integrante di tutta la procedura sacramentale del matrimonio, come antidoto che impedisca il moltiplicarsi di celebrazioni matrimoniali nulle o inconsistenti”.

Dopo la formazione, c’è il rimedio dell'accompagnamento, perché i novelli sposi devono essere aiutati “a proseguire il cammino nella fede e nella Chiesa anche dopo la celebrazione del matrimonio”.

“È necessario – dice il Papa - individuare con coraggio e creatività, un progetto di formazione per i giovani sposi, con iniziative volte ad una crescente consapevolezza del sacramento ricevuto”.

Le giovani coppie vanno coinvolte nella vita di parrocchia, accompagnate nei primi passi, perché siano consapevoli del "sacramento ricevuto", ed è anche auspicabile “vi siano dei gruppi di riferimento nei quali poter compiere un cammino di formazione permanente: attraverso l’ascolto della Parola, il confronto sulle tematiche che interessano la vita delle famiglie, la preghiera, la condivisione fraterna,” perché "spesso i giovani sposi sono lasciati a se stessi, magari per il semplice fatto che si fanno  vedere meno in parrocchia". 

Il Papa richiama anche i parroci “ad essere sempre più consapevoli del delicato compito che è loro affidato nel gestire il percorso sacramentale matrimoniale dei futuri nubendi, rendendo intelligibile e reale in loro la sinergia tra foedus e fides”. Papa Francesco chiede così “di passare da una visione prettamente giuridica e formale della preparazione dei futuri sposi, a una fondazione sacramentale ab initio, cioè a partire dal cammino verso la pienezza del loro foedus-consenso elevato da Cristo a sacramento”.

Papa Francesco quindi prega lo Spirito Santo perché "assista e sostenga quanti, sacerdoti e laici, si impegnano e si impegneranno in questo campo, affinché non perdano mai lo slancio e il coraggio di adoperarsi per la bellezza delle famiglie cristiane, nonostante le insidie rovinose della cultura dominante dell’effimero e del provvisorio".

“Cari fratelli – conclude il Papa - come ho detto varie volte, occorre grande coraggio a sposarsi nel tempo in cui viviamo. E quanti hanno la forza e la gioia di compiere questo passo importante devono sentire accanto a loro l’affetto e la vicinanza concreta della Chiesa”.

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