Papa Francesco: “Il Mediterraneo mette in contatto tre continenti”

Il Papa invia un messaggio all’VIII Conferenza Rome Med Dialogue e sottolinea l'interdipendenza delle crisi globali

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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Il Mediterraneo è stato culla di civiltà, mette in contatto tre continenti, ma oggi, in un momento di globalizzazione dei problemi, “stenta ad essere vissuto come luogo di incontro, di scambio, di convidisione e collaborazione”. Lo scrive Papa Francesco in un messaggio all’VIII Conferenza Rome MED Dialogues, organizzato dal Ministero degli Esteri Italiano.

Papa Francesco sottolinea che il Mediterraneo è “un mare, che, nella sua storia di medium terrarum, ha una vocazione di progresso, sviluppo e cultura”, ma che che “sembra purtroppo avere smarrito nel passato recente e che necessita di recuperare appieno e con convinzione”. Aggiunge che “il Mediterraneo, infatti, ha la grande potenzialità di mettere in contatto tre continenti”, collegamento fecondo di civiltà che conoscevano anche il fatto che il con-fine può anche avere l’idea del fine comune, eppure oggi quella condivisione e collaborazione del passato.

Eppure, Papa Francesco nota che il Mediterraneo è ancora luogo di opportunità, da dove riprendere la cultura dell’incontro, ricostruendo “un senso di fraternità, sviluppando, oltre a rapporti economici più giusti, anche relazioni più umane, comprese quelle con i migranti”.

Papa Francesco loda la conferenza che rilancia “la centralità del Mediterraneo”, ma fa la considerazione che “l’idea di affrontare i singoli temi in modo settoriale, separatamente e a prescindere dagli altri è, in tal senso, un pensiero fuorviante. Esso infatti comporta il rischio di giungere a soluzioni parziali, difettose, che non solo non risolvono i problemi ma li cronicizzano”.

In particolare, il Papa si riferisce “all’incapacità di trovare soluzioni comuni alla mobilità umana nella regione, che continua a comportare una perdita di vite umane inammissibile e quasi sempre evitabile, soprattutto nel Mediterraneo”, e nota che “la migrazione è essenziale per il benessere di quest’area e non può essere fermata”.

Si devono piuttosto esaminare insieme le problematiche per “una visione coordinata e la più ampia possibile, come emerso in modo prepotente già nel corso della crisi pandemica, altra evidente conferma che nessuno si salva da solo”.

Ci si trova di fronte – argomenta Papa Francesco . ad una globalizzazione dei problemi che si ripropone oggi a proposito del drammatico conflitto bellico in corso all’interno dell’Europa, tra Russia e Ucraina, dal quale, oltre ai danni incalcolabili di ogni guerra in termini di vittime, civili e militari, conseguono la crisi energetica, la crisi finanziaria, la crisi umanitaria per tanta gente innocente costretta a lasciare la propria casa e a perdere i beni più cari”.

Il Papa fa anche riferimento alla crisi alimentare che ne scaturisce, dato che “il conflitto ucraino sta infatti producendo enormi ripercussioni nei Paesi nordafricani, che dipendono per l’80% dal grano proveniente dall’Ucraina o dalla Russia”.

Si tratta, insomma, di una crisi che “ci esorta a prendere in considerazione la totalità della situazione reale in un’ottica globale, così come globali ne sono gli effetti. Pertanto, come non è possibile pensare di affrontare la crisi energetica a prescindere da quella politica, non si può al tempo stesso risolvere la crisi alimentare a prescindere dalla persistenza dei conflitti, o la crisi climatica senza prendere in considerazione il problema migratorio, o il soccorso alle economie più fragili o ancora la tutela delle libertà fondamentali”.

Infine, afferma Papa Francesco, non si può “prendere in considerazione la vastità delle sofferenze umane senza tener conto della crisi sociale, in cui, per un profitto economico o politico, il valore della persona umana viene sminuito e i diritti umani vengono calpestati”.

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