Papa Francesco in Marocco: "Terrorismo e fanatismo offendono Dio e la religione"

Papa Francesco e Re Mohammed VI
Foto: Vatican Media
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Il primo impegno di Papa Francesco in Marocco è alla spianata della Tour Hassan, per l’incontro con il popolo del Marocco, le Autorità, i rappresentanti della Società Civile e i membri del Corpo Diplomatico.

Dopo l’indirizzo di saluto del Re Mohammed VI, Papa Francesco inizia il suo discorso dicendosi felice e grato per essere in Marocco.

Gratitudine - ha spiegato - che si trasforma in importante opportunità per promuovere il dialogo interreligioso e la conoscenza reciproca mentre facciamo memoria dello storico incontro tra San Francesco d’Assisi e il Sultano al-Malik al-Kamil. Quell’evento profetico dimostra che il coraggio dell’incontro e della mano tesa sono una via di pace e di armonia per l’umanità, là dove l’estremismo e l’odio sono fattori di divisione e di distruzione. Inoltre, auspico che la stima, il rispetto e la collaborazione tra di noi contribuiscano ad approfondire i nostri legami di amicizia sincera, per consentire alle nostre comunità di preparare un futuro migliore alle nuove generazioni”.

Dobbiamo lavorare insieme - ha detto il Papa - “per dare un nuovo impulso alla costruzione di un mondo più solidale, più impegnato nello sforzo onesto, coraggioso e indispensabile di un dialogo rispettoso delle ricchezze e delle specificità di ogni popolo e di ogni persona. Questa è una sfida che tutti siamo chiamati a raccogliere, soprattutto in questo tempo in cui si rischia di fare delle differenze e del misconoscimento reciproco dei motivi di rivalità e disgregazione”.

Il Papa ha ribadito l’importanza della cultura dell’incontro per una società aperta, plurale e solidale. E’ una “via che siamo chiamati a seguire senza mai stancarci, per aiutarci a superare insieme le tensioni e le incomprensioni, le maschere e gli stereotipi che portano sempre alla paura e alla contrapposizione; e così aprire la strada a uno spirito di collaborazione proficua e rispettosa. È infatti indispensabile opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, avendo come riferimenti inestimabili del nostro agire i valori che ci sono comuni”.

Francesco sprona poi alla formazione di guide religiose che lavorino “contro tutte le forme di estremismo, che portano spesso alla violenza e al terrorismo e che, in ogni caso, costituiscono un’offesa alla religione e a Dio stesso. Sappiamo infatti quanto sia necessaria una preparazione appropriata delle future guide religiose, se vogliamo ravvivare il vero senso religioso nei cuori delle nuove generazioni”.

Pur nelle differenze - sottolinea ancora il Pontefice - “la fede in Dio ci porta a riconoscere l’eminente dignità di ogni essere umano, come pure i suoi diritti inalienabili. Noi crediamo che Dio ha creato gli esseri umani uguali in diritti, doveri e dignità e che li ha chiamati a vivere come fratelli e a diffondere i valori del bene, della carità e della pace. Ecco perché la libertà di coscienza e la libertà religiosa – che non si limita alla sola libertà di culto ma deve consentire a ciascuno di vivere secondo la propria convinzione religiosa – sono inseparabilmente legate alla dignità umana. In questo spirito, abbiamo sempre bisogno di passare dalla semplice tolleranza al rispetto e alla stima per gli altri. Perché si tratta di scoprire e accogliere l’altro nella peculiarità della sua fede e di arricchirsi a vicenda con la differenza, in una relazione segnata dalla benevolenza e dalla ricerca di ciò che possiamo fare insieme”.

Ribadendo quanto sia fondamentale il senso di fratellanza, Papa Francesco ricorda come si debba “condannare qualsiasi uso strumentale di una religione per discriminare o aggredire le altre, sottolineando la necessità di andare oltre il concetto di minoranza religiosa in favore di quello di cittadinanza e del riconoscimento del valore della persona, che deve rivestire un carattere centrale in ogni ordinamento giuridico”.

A nome dei cristiani residenti in Marocco il Papa ripete poi la volontà “di costruire ponti per manifestare e servire la fraternità umana. Sono tutti percorsi che fermeranno la strumentalizzazione delle religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo o al fanatismo cieco e porranno fine all’uso del nome di Dio per giustificare atti di omicidio, esilio, terrorismo e oppressione”.

Dopo aver ribadito l’importanza di custodire la casa comune dove tutti viviamo, Francesco torna a parlare della “grave crisi migratoria che oggi stiamo affrontando”: “è per tutti un appello urgente a cercare i mezzi concreti per sradicare le cause che costringono tante persone a lasciare il loro Paese, la loro famiglia, e a ritrovarsi spesso emarginate, rifiutate”. Occorrono azioni concrete affinché si passi “ad un cambiamento di disposizione verso i migranti, che li affermi come persone, non come numeri, che ne riconosca nei fatti e nelle decisioni politiche i diritti e la dignità. Voi sapete quanto ho a cuore la sorte, spesso terribile, di queste persone, che in gran parte non lascerebbero i loro Paesi se non fossero costrette. Si tratta di un fenomeno che non troverà mai una soluzione nella costruzione di barriere, nella diffusione della paura dell'altro o nella negazione di assistenza a quanti aspirano a un legittimo miglioramento per sé stessi e per le loro famiglie”.

I cristiani in Marocco, infine, conclude il Papa “vogliono fare la loro parte nell’edificazione di una nazione solidale e prospera, avendo a cuore il bene comune del popolo. Permettetemi di incoraggiare i cattolici e i cristiani ad essere qui, in Marocco, servitori, promotori e difensori della fraternità umana”.

Lasciata la spianata, Papa Francesco si reca in visita al Mausoleo di Mohammed V, primo Re del Marocco, dove si trovano la sua tomba e quella del fratello Hassan II, il re che ricevette Giovanni Paolo II nel 1985. Dopo questa tappa Francesco sarà ricevuto al Palazzo Reale da Mohammed VI per la visita di cortesia e lo scambio dei doni.

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