Papa Francesco in Romania: "Impariamo da Maria a imbastire il futuro"

Il Papa a Sumuleu Ciuc
Foto: Andrea Gagliarducci ACI Stampa
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La seconda giornata di Papa Francesco in Romania inizia al Santuario Mariano di Şumuleu Ciuc, in Transilvania, dove è giunto da Bucarest per la celebrazione della Messa.

I santuari - ha spiegato il Papa nell’omelia - sono luoghi quasi sacramentali di una Chiesa ospedale da campo, custodiscono la memoria del popolo fedele che in mezzo alle sue tribolazioni non si stanca di cercare la fonte d’acqua viva dove rinfrescare la speranza. Sono luoghi di festa e di celebrazione, di lacrime e di suppliche”.

Nei santuari - ha proseguito - si viene come “pellegrini”. Francesco ricorda il pellegrinaggio annuale che qui si tiene il sabato di Pentecoste, una tradizione che accomuna romeni e ungheresi. Si tratta di “un simbolo di dialogo, unità e fraternità; un appello a recuperare le testimonianze di fede divenuta vita e di vita fattasi speranza. Pellegrinare è sapere che veniamo come popolo alla nostra casa. Un popolo la cui ricchezza sono i suoi mille volti, culture, lingue e tradizioni; il santo Popolo fedele di Dio che con Maria va pellegrino cantando la misericordia del Signore”.

 

Nei santuari - ha detto ancora Francesco - “Maria veglia e intercede, non solo davanti a suo Figlio, ma anche davanti a ciascuno di noi, perché non ci lasciamo rubare la fraternità dalle voci e dalle ferite che alimentano la divisione e la frammentazione. Le complesse e tristi vicende del passato non vanno dimenticate o negate, ma non possono nemmeno costituire un ostacolo per impedire una agognata convivenza fraterna”.

Secondo il Pontefice il senso del pellegrinaggio è dunque quello di “camminare insieme chiedendo al Signore la grazia di trasformare vecchi e attuali rancori e diffidenze in nuove opportunità per la comunione; significa disancorarsi dalle nostre sicurezze e comodità nella ricerca di una nuova terra che il Signore vuole donarci. Pellegrinare è la sfida a scoprire e trasmettere lo spirito del vivere insieme, di non aver timore di mescolarsi, di incontrarci e aiutarci. Significa partecipare a quella marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, carovana sempre solidale per costruire la storia”.

Ancora - ha osservato il Papa - il senso di ogni pellegrinaggio è “guardare a tutto ciò che ci aspetta e non possiamo più rimandare. Significa credere al Signore che viene e che è in mezzo a noi promuovendo e stimolando la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità e di giustizia. È l’impegno a lottare perché quelli che ieri erano rimasti indietro diventino i protagonisti del domani, e i protagonisti di oggi non siano lasciati indietro domani”.

Da Maria dobbiamo imparare “ad imbastire il futuro”. Guardare a Lei che - ha concluso il Papa - “con il suo sì è stata capace di dare il via alla rivoluzione della tenerezza e incoraggia anche noi a dire sì per percorrere i sentieri della riconciliazione. Chi rischia, il Signore non lo delude”.

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