Papa Francesco, “In un’epoca di falsificazione, ci vuole sapienza per riconoscere il vero”

Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dedicata alla “narrazione”. La Bibbia come modello di storie vere

Papa Francesco durante una conferenza stampa in aereo
Foto: Massimiliano Valenti / ACI Group
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C’è bisogno di storie vere, in una epoca di falsificazioni sempre più sofisticate. E il modello di queste storie è proprio la Bibbia, Storia di storie che si rinnovano e che ci rinnova, perché “nessuno è una comparsa nella scena nel mondo”, e allora “anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio per la redenzione”. Papa Francesco lo sottolinea nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra oggi.

La giornata cade nella memoria di San Francesco di Sales, vescovo di Ginevra nei tempi della controriforma, che diffondeva la vera fede cattolica con quelli che oggi chiameremmo “fogli di free press”. E il tema di questa giornata è un passaggio del libro dell’Esodo, “Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria”.

Scrive Papa Francesco: “Nella confusione delle voci e dei messaggi che ci circondano, abbiamo bisogno di una narrazione umana, che ci parli di noi e del bello che abita” e che “sappia guardare il mondo e gli eventi con tenerezza”, raccontando il nostro “essere parte di un tessuto vivo e riveli l’intreccio dei fili con i quali siamo collegati gli uni gli altri”.

Il Papa definisce l’uomo come “un essere narrante”, influenzato dalle storie al punto che viene plasmato dai racconti, fatti da eroi che affrontano situazioni difficili e “combattono il male sospinti da una forza che li rende coraggiosi”, e per questo “immergendoci nelle storie, possiamo ritrovare motivazioni eroiche per affrontare le sfide della vita”.

Se l’uomo è un essere narrante perché in divenire, dall’inizio il racconto è “minacciato” dal male che serpeggia, impersonato, per Papa Francesco, dal serpente che tenta Eva nel giardino dell’Eden.

Commenta Papa Francesco: “Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo”.

Succede così che “anziché racconti costruttivi, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fragili fili della convivenza”, e lo si fa “mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità”.

Ma le storie strumentali, ammonisce il Papa, “hanno vita breve”, mentre “una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio del tempo”. E così, “in un’epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata, raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi”.

C’è bisogno – insomma – “di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano”.

Papa Francesco presenta quindi il modello della Sacra Scrittura come “storia di storie”, attraverso la quale “Dio chiama alla vita le cose e, al culmine, crea l’uomo e la donna come suoi liberi interlocutori, generatori di storia insieme a lui”.

Al centro della Bibbia c’è Gesù, la cui storia “porta a compimento l’amore di Dio per l’uomo e la storia d’amore dell’uomo per Dio”, e così l’uomo sarà

“chiamato, di generazione in generazione, a raccontare e fissare nella memoria gli episodi più significativi di questa Storia di storie, quelli capaci di comunicare il senso di ciò che è accaduto”.

Lo si vede nell’Esodo, quando Dio consegna a Mosé la storia perché possa essere fissata, nel brano che è tema della Giornata Mondiale di quest’anno e che spiega – afferma Papa Francesco – “che la conoscenza di Dio si trasmette soprattutto raccontando, di generazione in generazione, come Egli continua a farsi presente”.

Anche i Vangeli sono narrazione, il Verbo è il protagonista del Vangelo di Giovanni, nota Papa Francesco, e “la storia di Cristo non è un patrimonio del passato, è la nostra storia, sempre attuale”, che mostra come Dio ha preso a cuore l’uomo.

Per questo “ogni storia umana ha una dignità insopprimibile” e per questo “l’umanità merita racconti che siano alla sua altezza, a quell’altezza vertiginosa e affascinante alla quale Gesù l’ha elevata”.

Papa Francesco sottolinea l’opera dello Spirito Santo nella vita ciascuno, perché “per opera dello Spirito Santo ogni storia, anche quella più dimenticata, anche quella che sembra scritta sulle righe più storte, può diventare ispirata, può rinascere come capolavoro, diventando un’appendice di Vangelo”. Come - aggiunge Papa Francesco, lasciando trapelare il gusto per le sue letture preferite – “le Confessioni di Agostino. Come il Racconto del Pellegrino di Ignazio. Come la Storia di un’anima di Teresina di Gesù Bambino. Come i Promessi Sposi, come I fratelli Karamazov. Come innumerevoli altre storie, che hanno mirabilmente sceneggiato l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo”.

Le storie che “profumano di Vangelo, che hanno testimoniato l’amore che trasforma la vita” sono di ciascuno, e meritano di “essere raccontate”, mentre noi siamo chiamati ad immettere le Storie nella nostra storia di vita.

Sottolinea Papa Francesco che “quando tessiamo di misericordia le trame dei nostri giorni, allora voltiamo pagina. Non rimaniamo più annodati ai rimpianti e alle tristezze, legati a una memoria malata che ci imprigiona il cuore ma, aprendoci agli altri, ci apriamo alla visione stessa del Narratore”.

Allora vale la pena raccontarsi al Signore, perché solo attraverso il suo sguardo

“ci avviciniamo poi ai protagonisti, ai nostri fratelli e sorelle, attori accanto a noi della storia di oggi”.

Sottolinea Papa Francesco: “Nessuno è una comparsa nella scena del mondo e la storia di ognuno è aperta a un possibile cambiamento. Anche quando raccontiamo il male, possiamo imparare a lasciare lo spazio alla redenzione, possiamo riconoscere in mezzo al male anche il dinamismo del bene e dargli spazio”.

Per Papa Francesco, non si tratta “di inseguire le logiche dello storytelling, né di fare o farsi pubblicità, ma di fare memoria di ciò che siamo agli occhi di Dio, di testimoniare ciò che lo Spirito scrive nei cuori, di rivelare a ciascuno che la sua storia contiene meraviglie stupende”.

E questo obiettivo Papa Francesco lo affida ad una preghiera a Maria al termine del messaggio.

“O Maria, donna e madre, tu hai tessuto nel grembo la Parola divina, tu hai narrato con la tua vita le opere magnifiche di Dio. Ascolta le nostre storie, custodiscile nel tuo cuore e fai tue anche quelle storie che nessuno vuole ascoltare. Insegnaci a riconoscere il filo buono che guida la storia. Guarda il cumulo di nodi in cui si è aggrovigliata la nostra vita, paralizzando la nostra memoria. Dalle tue mani delicate ogni nodo può essere sciolto. Donna dello Spirito, madre della fiducia, ispira anche noi. Aiutaci a costruire storie di pace, storie di futuro. E indicaci la via per percorrerle insieme.

 

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