Papa Francesco: la Chiesa “ospedale da campo” e “ospedale dell’acqua" in Amazzonia

Una lettera del Papa accoglie l’arrivo nello stato brasiliano del Parà di una nave ospedale intitolata a lui. Servirà 700 mila indigeni sul Rio delle Amazzoni

La nave ospedale Papa Francesco, dal 18 agosto 2019 in servizio nello Stato di Parà, in Brasile, sul Rio delle Amazzoni
Foto: Vatican News
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La nave ospedale “Papa Francesco” è “una risposta al mandato del Signore, che continua a mandare i suoi discepoli per proclamare il Regno di Dio e guarire i malati”. Lo sottolinea una lettera pontificia, inviata per accogliere l’arrivo della nave ospedale intitolata a Papa Francesco al porto di Belem.

La nave Papa Francesco è un vero e proprio ospedale galleggiante, con strutture per diagnosi, cura, ricovero e prevenzione in medicina, oftalmologia, odontologia, chirurgia, laboratorio di analisi, infermeria, sala di vaccinazione ed macchinari per esami di radiografia, ecografia, mammografia ed elettrocardiogrammi. Va a servire le popolazioni indigene fluviali, circa 700 mila persone che vivono lungo 1000 chilometri di Rio delle Amazzoni nello stato del Parà e che possono essere raggiunte solo in barca.

L’idea della nave è del vescovo Bernardo Bahlmann, di Obidos, la diocesi in cui è attraccata la nave. Il vescovo Bahlmann ci ha lavorato insieme ai religiosi della Fraternità San Francesco di Assisi della Provvidenza di Dio, che gestiscono un ospedale a Rio de Janeiro.

Nella lettera, diffusa da Vatican News, Papa Francesco ha espresso la sua gioia per l’avvio dell’attività della nave ospedale, che “porterà la parola di Dio e offrirà accesso a una salute migliore alle popolazioni più bisognose, specialmente le popolazioni indigene e fluviali”.

Nella lettera, Papa Francesco sottolinea l’importanza simbolica dell’iniziativa varata alla vigilia del prossimo Sinodo sull’Amazzonia, perché vita buona per gli indigeni significa "vivere in armonia con se stessi, con la natura, con gli esseri umani e con l'Essere Supremo".

Papa Francesco ha ricordato che la Chiesa è chiamata ad essere “un ‘ospedale da campo’, accogliendo tutti, senza distinzioni o condizioni”, notato che ora la Chiesa è anche “un ospedale dell’acqua” e affermato che “come Gesù, che è apparso camminando sulle acque, ha calmato la tempesta e rafforzato la fede dei discepoli, questa barca porterà conforto spirituale e serenità alle preoccupazioni di uomini e donne bisognosi, abbandonati al loro destino”.

Dopo la Messa di inaugurazione celebrata nella mattina del 18 agosto, hanno avuto inizio subito cure e visite dei primi pazienti di Belem. L’imbarcazione ha un equipaggio di 10 persone e 20 volontari medici e paramedici, e visiterà circa 1000 località costiere in spedizioni di 10 giorni. La spedizione, che utilizza per un primo rilevamento due motoscafi ambulanza, fa riferimento agli ospedali di Juriti e Obidos, sempre gestiti dalla Fraternità di San Francesco di Assisi. In caso di inondazioni, la nave ambulanza fungerà da imbarcazione di soccorso.

La nave è stata costruita grazie ad una convenzione con lo Stato, che destinato al progetto i proventi di un indennizzo per danno morale collettivo a carico delle aziende Shell Chimica e Basf S.A. a seguito di un incidente ambientale che causò circa 60 vittime, nonché molti danni.

L’idea è nata dopo la visita di Papa Francesco a un ospedale della fraternità San Francesco di Assisi nella Provvidenza di Dio a Rio de Janeiro, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2013. Nel botta e risposta con i religiosi, il Papa chiese se questi fossero anche in Amazzonia. Fratel Franciso Belotti, fondatore della Fraternità, disse di not e il Papa rispose: “Allora devi andare”.

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