Papa Francesco, l’economia non deve penalizzare la relazione con i malati

L'udienza del Papa al Congresso mondiale di Ginecologia Oncologica

Alcuni membri della International Gynecologic Cancer Society
Foto: International Gynecologic Cancer Society
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“Non bisogna permettere che l’economia entri così prepotentemente nel mondo della sanità al punto da penalizzare aspetti essenziali come la relazione con i malati”. Papa Francesco lo ha detto ai  partecipanti al Congresso mondiale di Ginecologia Oncologica che he ricevuto questa mattina in Aula Paolo VI.

Il Papa definisce lodevoli  “le diverse associazioni senza fini di lucro che pongono al centro le pazienti, sostenendo le loro esigenze e legittime domande e dando voce anche a chi, per la fragilità della sua condizione personale, economica e sociale, non è in grado di farsi sentire”.

L’ occasione del Meeting annuale della International Gynecologic Cancer Society è una opportunità per incontrare il professor Roberto Angioli, che ha promosso questa iniziativa.

“Nel vostro prezioso servizio- ha detto il Papa- voi siete ben consapevoli dell’importanza di creare legami di solidarietà tra gli ammalati con gravi patologie, coinvolgendo i parenti e gli operatori sanitari, in una relazione di mutuo aiuto”. Perchè ovviamente dice il Papa, “la persona malata è sempre e molto di più del protocollo all’interno del quale la si inquadra da un punto di vista clinico. Ne è prova il fatto che quando l’ammalato vede riconosciuta la propria singolarità, la vostra esperienza può confermarlo, cresce ulteriormente la fiducia verso l’équipe medica e verso un orizzonte positivo”.

Anche piangere con fiducia aiuta ad affrontare la malattia terminale, dice il Papa.

C’è però una questione concreta da affrontare: “come sviluppare questa grande necessità all’interno dell’organizzazione ospedaliera, fortemente condizionata da esigenze di funzionalità? Consentitemi di esprimere tristezza e preoccupazione riguardo al rischio, piuttosto diffuso, di lasciare la dimensione umana della cura delle persone ammalate alla “buona volontà” del singolo medico, invece di considerarla, come è, parte integrante dell’attività di cura offerta dalle strutture sanitarie”.

Il Papa conclude quindi con un incoraggiamento a “diffondere nel mondo i preziosi risultati dei vostri studi e delle vostre ricerche, in favore delle donne di cui vi prendete cura. Esse, malgrado le loro difficoltà, tuttavia ci ricordano aspetti della vita che talvolta dimentichiamo, quali la precarietà della nostra esistenza, il bisogno l’uno dell’altro, l’insensatezza del vivere concentrati solo su di sé, la realtà della morte come parte della vita stessa. La condizione di malattia richiama quell’atteggiamento decisivo per l’essere umano che è l’affidarsi: affidarsi all’altro fratello e sorella, e all’Altro con la maiuscola che è il nostro Padre celeste”. E aggiunge: quanto guarisce una carezza al monento apportuno, voi lo sapete meglio di me. 

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