Papa Francesco: “L’ecumenismo ha bisogno di un nuovo slancio evangelizzatore”

Il Papa al Centro Ecumenico delle Chiese
Foto: Antonio Spadaro, pagina twitter
Previous Next
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Inizia il pomeriggio di Papa Francesco a Ginevra. Nella Visser’t Hooft Hall del Centro Ecumenico, cuore del dialogo ecumenico di Ginevra, il Papa incontra il Metropolita Gennadios of Sassima e Bishop Mary Ann Swenson, accompagnato dal Cardinale Koch. C’è tutto il direttivo del Comitato Centrale del World Council of Churches ad accogliere il Pontefice e a vivere insieme a lui questo momento di unità e condivisione.

Papa Francesco inizia il suo discorso ricordando l’anniversario della fondazione del WCC, settanta anni. “Biblicamente – dice il Papa - settant’anni evocano un periodo di tempo compiuto, segno di benedizione divina. Il numero non indica certo un termine quantitativo, ma apre un orizzonte qualitativo: non misura la giustizia, ma spalanca il metro di una carità smisurata, capace di perdonare senza limiti. È questa carità che, dopo secoli di contrasti, ci permette di stare insieme, come fratelli e sorelle riconciliati e grati a Dio nostro Padre”.

“Il numero settanta offre un secondo spunto evangelico – continua il Papa richiamando il numero dell’anniversario - Richiama quei discepoli che, durante il ministero pubblico, Gesù inviò in missione e che vengono celebrati nell’Oriente cristiano. Il numero di questi discepoli rimanda a quello delle nazioni conosciute, elencate agli inizi della Scrittura. Che cosa ci suggerisce questo? Che la missione è rivolta a tutti i popoli e che ogni discepolo, per essere tale, deve diventare apostolo, missionario. Il Consiglio Ecumenico delle Chiese è nato come strumento di quel movimento ecumenico suscitato da un forte appello alla missione: come possono i cristiani evangelizzare se sono divisi tra loro? Questo urgente interrogativo indirizza ancora il nostro cammino e traduce la preghiera del Signore ad essere uniti perché il mondo creda”.

Ma il Papa, nel suo discorso, oltre ai ringraziamenti, ha anche una preoccupazione. “Essa deriva dall’impressione che ecumenismo e missione non siano più così strettamente legati come in origine – commenta il Pontefice - Eppure il mandato missionario, che è più della diakonia e della promozione dello sviluppo umano, non può essere dimenticato né svuotato. Ne va della nostra identità. L’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini è connaturato al nostro essere cristiani. Certamente, il modo in cui esercitare la missione varia a seconda dei tempi e dei luoghi e, di fronte alla tentazione, purtroppo ricorrente, di imporsi seguendo logiche mondane, occorre ricordare che la Chiesa di Cristo cresce per attrazione”.

In cosa consiste quest’attrazione? “Non certo nelle nostre idee, strategie o programmi: a Gesù Cristo non si crede mediante una raccolta di consensi e il Popolo di Dio non è riducibile al rango di una organizzazione non governativa”, risponde il Papa.

Per il Papa “ciò di cui abbiamo veramente bisogno è un nuovo slancio evangelizzatore”. Francesco insiste sulla missione: “Sono convinto che, se aumenterà la spinta missionaria, aumenterà anche l’unità fra noi. Come alle origini l’annuncio segnò la primavera della Chiesa, così l’evangelizzazione segnerà la fioritura di una nuova primavera ecumenica”.

Papa Francesco nel suo discorso spiega poi il motto scelto per questo pellegrinaggio ecumenico: “Camminare – Pregare – Lavorare insieme”.

Camminare: “Sì, ma verso dove?” – domanda il Papa - Sulla base di quanto detto, suggerirei un duplice movimento: in entrata e in uscita. In entrata, per dirigerci costantemente al centro, per riconoscerci tralci innestati nell’unica vite che è Gesù. Non porteremo frutto senza aiutarci a vicenda a rimanere uniti a Lui. In uscita, verso le molteplici periferie esistenziali di oggi, per portare insieme la grazia risanante del Vangelo all’umanità sofferente”.

Pregare. “Anche nella preghiera - continua il Papa - come nel cammino, non possiamo avanzare da soli, perché la grazia di Dio, più che ritagliarsi a misura di individuo, si diffonde armoniosamente tra i credenti che si amano. Quando diciamo “Padre nostro” risuona dentro di noi la nostra figliolanza, ma anche il nostro essere fratelli. La preghiera è l’ossigeno dell’ecumenismo. Senza preghiera la comunione diventa asfittica e non avanza, perché impediamo al vento dello Spirito di spingerla in avanti”.

Lavorare insieme, è l’ultima parte del motto. “A questo proposito vorrei ribadire – conclude il Pontefice - che la Chiesa Cattolica riconosce la speciale importanza del lavoro che compie la Commissione Fede e Costituzione e desidera continuare a contribuirvi attraverso la partecipazione di teologi altamente qualificati. La ricerca di Fede e Costituzione per una visione comune della Chiesa e il suo lavoro sul discernimento delle questioni morali ed etiche toccano punti nevralgici della sfida ecumenica”.

L’ultimo pensiero del Papa è rivolto ai più poveri, che più di tutti “hanno bisogno di ecumenismo e unità”. “Non possiamo disinteressarci, e c’è da inquietarsi quando alcuni cristiani si mostrano indifferenti nei confronti di chi è disagiato – conclude il Papa - Ancora più triste è la convinzione di quanti ritengono i propri benefici puri segni di predilezione divina, anziché chiamata a servire responsabilmente la famiglia umana e a custodire il creato”.

Il Centro Ecumenico di Ginevra ogni anno accoglie circa tremila visitatori ed è dedicato sia al tema dell’armonia tra le chiese, che all’unità, alla pace e alla giustizia tra tutti i popoli della terra. A salutare il Papa con discorsi ufficiali, il Segretario Generale del World Council Olav Fykse Tveit, e della Moderatrice, Agnes Abuomof Churches.

Il dono del Pontefice offerto alla Cappella Ecumenica del Centro Ecumenico del Consiglio Mondiale delle Chiese è una scultura che rappresenta la “Crocifissione”. Realizzata nel 1990 in un unico pezzo in bronzo con l’antica tecnica della fusione a cera persa, l’autore di questa Crocifissione è il pavese Alberto Ghinzani. Seppure fin dal primo impatto questa piccola scultura conduca a pensare ad una classica rappresentazione in chiave contemporanea di un Gesù Cristo in Croce, le reali intenzioni del suo autore sono state ben diverse. Già, perché a ben guardare, quest’uomo dal volto affranto dal dolore non porta la barba e non è neppure coronato di spine. L’artista ha voluto infatti creare una disarmante rappresentazione di certe disumane condizioni di vita che si consumano non solo in molte periferie del mondo, ma spesso e volentieri anche sotto lo sguardo indifferente di chi vive nell’evoluto occidente.

Al termine, uscendo dall’Auditorium, il Papa saluta quattro membri della Federazione delle Chiese Evangeliche in Svizzera e nella Hall d’ingresso saluta individualmente gli otto Presidenti del WCC insieme a tre giovani del Comitato Centrale. Sta per iniziare l’ultima parte del pellegrinaggio ecumenico di Papa Francesco a Ginevra: la Santa Messa nel Palaexpo.

Ti potrebbe interessare