Papa Francesco nell’ex Bronx di Slovacchia trasformato dalle suore di Madre Teresa

In pochissimi sanno della casa Betlemme. Eppure è una realtà viva e presente nella periferia della città. Ne parla ad ACI Stampa il parroco Juraj Vittek

Il centro Betlemme a Bratislava
Foto: AG / ACI Group
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Sono più invisibili dei loro poveri, perché loro non fanno quello che fanno per la gloria. Eppure la “opera di misericordia” che le Missionarie della Carità hanno eretto a Bratislava nel 1997 è una presenza viva in un quartiere, Petržalka, che una volta era chiamato “il Bronx di Slovacchia”, tanta era la presenza di droga e varie dipendenze. Ma che oggi, nel mezzo dei casermoni costruiti dai comunisti negli Anni Settanta, trova una speranza proprio in quel terreno con un edificio di due piani che era un ex asilo e un giardino che sembra un po’ una isola verde tra i palazzi di stile sovietico.

È qui che Papa Francesco sarà il 13 settembre. Non ci sono molti articoli o descrizioni del luogo, nemmeno in slovacco. Eppure, raccontano, Papa Francesco avrebbe voluto fortemente andare lì, scartando tutte le altre opzioni proposte dai vescovi. Non si sa bene perché, o se gliene abbiano parlato.

Quando arriverà, Papa Francesco sarà accolto da un suo disegno stilizzato, che dice – rivolgendosi idealmente al Papa in italiano e slovacco – “non dimentichiamo di pregare per lei”. 

Le suore non vogliono farsi vedere, e sarà una vera eccezione vederle davanti al Papa, e gli ospiti della struttura mantengono una certa discrezione. Il Papa però incontrerà tutti, passando dalle stanze spoglie e curate, con i mobili di legno e una foto di Madre Teresa un po’ ovunque, passando dalle scale dove c’è un crocifisso e la scritta “Ho sete” in slovacco, arrivando fino alla cappella, al piano superiore, anche questa molto spoglia, che è poi il centro della casa.

“La cappella si riempie il sabato pomeriggio, anche gli ospiti del Centro partecipano numerosi. Ed è bellissimo predicare qui: basta parlare del Vangelo, non c’è bisogno di preparare cose sofisticate, ma i poveri subito colgono il senso del Vangelo, lo vivono”, dice padre Vittek.

 “Non solo le suore vanno sotto i ponti, nei posti più malfamati e difficili, a recuperare i senzatetto che hanno bisogno di aiuto. Loro stesse vivono nella povertà più estrema, senza possedere niente. E i senzatetto sentono questa testimonianza come credibile”, dice ad ACI Stampa padre Juraj Vittek, che ora è parroco della Santa Famiglia, la parrocchia che ingloba anche il Centro Betlemme.

La parrocchia è grande e ampia, conta circa 55 mila persone, la metà degli abitanti del quartiere, che è il più grande quartiere dell’Europa Centrale. La presenza del Centro Betlemme è discreta come quella delle suore di Madre Teresa che ci lavorano. Racconta padre VitteK: “Ci sono dalle 6 alle 8 suore, a seconda dei periodi. Nessuna di loro è slovacca. Attualmente, ci sono due suore polacche, una dal Bangladesh, una dello Sri Lanka, una dall’India. Ma cambiano spesso: sono sei anni che sono parroco qui, e ho visto già tre madri superiore”.

Le suore fanno un voto di totale povertà. Non possono possedere niente, non possono accumulare niente. Vivono completamente di donazioni, e tutto quello che hanno deve essere speso di nuovo. È quasi un mistero come il posto riesca ad essere gestito. Non si può contare quante sono le persone che sono passate nella struttura. Appena uno dei poveri sta meglio, lascia il Centro Betlemme e la sua stanza ad altri. C’è chi resta una settimana, chi qualche mese. Nessuno resta per sempre, ma c’è chi anche torna ad aiutare.

Sebbene si parli di lungo degenti, le suore non hanno un medico nella struttura, nessuna di loro è una infermiera. Ma hanno dei collaboratori, volontari che prestano la loro opera. Ci sono dei medici che vengono chiamati in caso di emergenza, ci sono dei volontari del Terzo Ordine Secolare che sostengono le suore. Il lavoro non si ferma alla prima assistenza. Le suore di Madre Teresa aiutano anche quanti accolgono a reinserirsi in società, cercano loro un lavoro, fanno in modo che possano continuare a vivere una vita degna. E c’è chi comincia anche un percorso di iniziazione cristiana.

È il caso di Milan, che è stato prima ospite del Centro Betlemme, con problemi di dipendenza dall’alcool. Poi è uscito, ha cominciato a fare qualche lavoretto, ha vissuto per un po’ con il fratello, è di nuovo caduto, si è rialzato e ha anche cominciato un percorso di iniziazione cristiana accompagnato da padre Vittek: si è cresimato, e il parroco è stato suo padrino.

Il centro è anche punto di riferimento per i poveri della zona, che arrivano numerosi a ricevere cibo e aiuto. E anche la parrocchia sostiene il centro, facendo un lavoro di integrazione costante, in modo che tutti possano conoscere e vivere con i poveri. Anche i bambini, che aiutano nella distribuzione degli aiuti ai più poveri.

Ci sarà tutta questa realtà, ad accogliere Papa Francesco. Circa trecento persone, che lo accoglieranno con un canto, e lo attenderanno all’aperto per una Ave Maria di fronte la statua della Madonna, e poi per cantare di nuovo e salutarlo.

Tutto è stato rifatto e lavato per il Papa, anche i pavimenti, e c’è una sedia che forse è la stessa che ha usato Giovanni Paolo II in uno dei suoi viaggi in Slovacchia. Ma il lavoro non è finito. Il quartiere, dal Bronx della Slovacchia, si è pian piano riqualificato, e ora si punta ad avere una linea del tram che lo raggiunga e che lo colleghi ancora più velocemente al centro. È, forse, l’alba di un mondo nuovo per i poveri del Centro Betlemme.

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